Quella prima giornata di lavoro al casale era stata estenuante. Non tanto fisicamente: Andrea era più che abituato a passare giornate intere chiuso in atelier a creare, a modificare, a cucire. Quella era la sua passione; una passione nata quasi per caso, col tempo, a cui ormai non poteva rinunciare. No, non aveva mal di schiena, non gli pizzicavano gli occhi per la stanchezza. A provarlo, in quella giornata così lunga eppure così fugace, era stata la presenza fissa di Daniele al di là di un muro. Le tempie continuavano a pulsagli e a nulla era servita la pasticca di Moment Act presa appena rincasato. Avrebbe scritto all'azienda per pubblicità ingannevole!
La vibrazione del cellulare lo distrasse da quei pensieri caotici e rumorosi. Buttò un occhio sullo schermo e lesse il nome di Lorenzo. Non si sentivano da giorni e Andrea aveva quasi dimenticato il litigio dell'ultima chiamata. Sapeva che, prima o dopo, Lorenzo avrebbe ceduto e non si era preoccupato di richiamarlo. Perché aveva ragione lui, in quella discussione: Lorenzo era stato affrettato e prevenuto. Eppure, faticò un po' a rispondere. Sapeva di avere avuto ragione durante la discussione, tuttavia il tempo aveva dato ragione a Lorenzo. Perché in effetti, Andrea lo aveva tradito. Erano bastate poche ore, qualche drink togli pudore e il gioco era compiuto. Aveva passato ore tra le braccia di Daniele e ancora, dopo quasi due giorni, non riusciva a pentirsene.
«Sei vivo, mi fa piacere» esordì Lorenzo quando Andrea accettò la chiamata. Lo stilista sbuffò silenziosamente, ma accettò l'aggressività passiva del fidanzato. Forse, un po', la meritava.
«Sono stati giorni pieni» provò a giustificarsi senza nemmeno impegnarsi troppo.
Era vero, comunque. Erano stati giorni veloci, frenetici, tra i genitori, il nuovo progetto, gli amici di una vita e... Daniele. Daniele c'era, inevitabilmente.
Andrea si buttò a peso morto sul divano del fratello, tolse le scarpe lanciandole chissà dove e accese la televisione, annoiato dallo sproloquio di Lorenzo.
«Senti», lo interruppe. «Mi dispiace, ok? Avrei dovuto dirtelo subito, hai ragione. Ma ti preoccupi del nulla» mentì, e non percepì pentimento. Aveva avuto una defaillance, un momento di stordimento. Era tornato di colpo ad avere diciassette anni e ad essere l'adolescente innamorato del coatto di turno. Aveva rivisto quel passato che tanto lo aveva riempito e tanto lo aveva fatto stare male, e non era stato capace di dire di no. Aveva ceduto alla nostalgia e al ricordo di un tempo che, ne era certo, non sarebbe più tornato. Non aveva senso, adesso, parlarne con Lorenzo e rovinare ciò che stavano, faticosamente, costruendo.
L'altro, oltre la cornetta, sospirò esausto. Aspettò qualche secondo prima di rispondere e cedere, accettando le parole di Andrea. A Lorenzo non piaceva litigare, non gli era mai piaciuto. Lorenzo era pacato, altruista, gentile e accomodante. Tutto ciò che non era Andrea che, al contrario, amava il confronto, la discussione.
Questo lato di Lorenzo, ad Andrea non era mai piaciuto. Ai suoi occhi, lo faceva sembrare debole. Eppure, da anni, riusciva a farsi andare bene anche quella fastidiosa pacatezza, così lontana dal fuoco vivo che aveva in corpo Daniele.
Anche Daniele, inizialmente, era stato remissivo e accondiscendente. Nemmeno a Daniele, all'inizio, piaceva litigare. Con Andrea, era cresciuto anche da quel punto di vista. Era diventato più sicuro di sé, consapevole di poter parlare ed esprimere i propri sentimenti. Le discussioni con Daniele erano caotiche ed emotive, e finivano sempre con lunghe ore di sesso. Era così bello litigare con Daniele.
Andrea scosse nervosamente il capo, fingendo di aver ascoltato anche le ultime parole di Lorenzo.
«Quindi, risolto? Possiamo evitare di discuterne ancora?» disse Risorio, mentre qualcuno rincasava. Era sicuramente Marco, disse a se stesso guardando di sbieco l'orologio.
Lorenzo annuì a quell'ultima domanda, biascicando un ti amo a cui Andrea rispose a mezza bocca, prima di salutarlo definitivamente e chiudere la chiamata.
Sentì gli occhi del fratello addosso ma evitò di voltarsi, fingendo interesse per un servizio sulle foche monache.
«Che fai, nemmeno saluti più?» borbottò Marco. Andrea si strinse nelle spalle, muovendo appena la mano destra. Il gemello ridacchiò amaramente, prese una birra dal frigo e lo raggiunse sul divano, costringendolo a rannicchiarsi. «Da quando sei così stronzo?»
«Che c'è, Marco? Vuoi litigare?» sbuffò Andrea, spegnendo la tv. Finalmente si voltò verso il fratello.
Era così diverso da come lo ricordava. Lasciando Latina, anche lasciato anche un fratello insicuro, sempre mogio, chiuso in se stesso nonostante il cambiamento fosse già iniziato. Oggi aveva davanti un uomo adulto, sicuro e felice della vita che stava vivendo.
Aveva tagliato un po' i capelli, senza tuttavia perdere il riccio che li aveva sempre distinti. Negli anni con Carola, aveva cambiato stile, e le tute acetate avevano lasciato il posto a felpe all'ultima moda. Non era più rachitico come da ragazzini, ma ormai il suo fisico era muscoloso e tonico, dopo anni di nuoto e di palestra. Era più aperto al prossimo, più generoso, più onesto. Non era più il ragazzino viziato che Andrea aveva dovuto proteggere per diciotto anni.
«Perché l'hai fatto?»
La domanda di Marco non aveva bisogno di ulteriori specifiche, Andrea sapeva perfettamente a cosa il fratello si riferisse. Parlava di Daniele, della notte a casa del nonno di Nina, di quello che era successo tra loro.
«Perché sarebbero cazzi tuoi?» Marco ridacchiò, vedendo subito il fratello sulla difensiva.
«Sai, anche da ragazzino sei sempre stato un individualista, ma non pensavo fossi diventato anche uno stronzo egoista. Milano ha fatto un lavoro pessimo con te» sentenziò tranquillo. Andrea lo guardò di sbieco, incerto su come rispondere.
«Prego?»
«Sei andato a letto con Daniele nonostante quell'intervista. Conoscevi bene i suoi sentimenti, perché lo hai fatto? Per mortificarlo? Per demolirlo? Per farlo stare male? Perché cazzo hai scopato con Daniele se già sapevi come sarebbe finita?» Adesso era arrabbiato, deluso da un fratello che quasi non riconosceva.
«Da quando hai fondato il Daniele Tramet fanclub?» lo schernì Andrea. «Quando stavo con Daniele, lo odiavi. Per mesi ho dovuto tenere segreta quella relazione, e ora sei diventato il suo migliore amico? Sono tuo fratello, Marco»
«Non prendermi in giro, André. Sai bene quanto siamo amici io e Daniele. Sai come siamo diventati amici e sai da quanto tempo siamo amici. Dovrei stare dalla tua parte per il legame di sangue? Dove vivi, nel Medioevo?»
«Vorrei supporto, sì» sbraitò.
«Supporto? Per le stronzate che continui a fare a trent'anni? Scappi, prendi decisioni per te e per gli altri, ferisci le persone, e pretendi anche supporto?»
Andrea sentì gli occhi pizzicare e lottò contro se stesso pur di non lasciare andare nemmeno una lacrima. Davvero suo fratello lo vedeva così? Come una persona cattiva ed egoista?
«Non scappo» si limitò a dire.
«Ah no? Eppure è quello che hai sempre fatto. L'hai fatto dieci anni fa, per una stupida intervista e lo stai facendo anche adesso. E gli stai facendo del male, di nuovo»
«E il male che lui ha fatto a me?»
Marco ridacchiò di nuovo, incredulo davanti a quelle parole.
«Tu proprio non capisci! Ti attacchi ancora a una frase di un'intervista perché è più comodo fare così. Perché ammettere di avere paura rovinerebbe l'immagine da superuomo che ti sei faticosamente costruito in questi anni di finzione. La persona che si è insediata a Milano non sei tu. Io questa persona non la conosco. Sembri uno sconosciuto»
«Eppure sono io. Ma sai Marco, le persone cambiano, crescono, si evolvono. Non rimaniamo tutti ancorati alla storiella del liceo»
«Due notti fa stavi scopando col tuo grande amore del liceo. A chi vuoi raccontarla? Comunque, non mi interessa. Fai quello che devi fare e poi sparisci, evidentemente con gli amici di una vita non sai più starci» e senza aggiungere altro, sparì verso il bagno.
Andrea guardò la porta chiusa del bagno per qualche minuto, ripensando al fiume di parole che Marco gli aveva appena buttato addosso. La pensavano tutti come lui? O era il solo che lo voleva fuori dalla propria vita?
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Pezzi imperfetti // Prisma
Hayran KurguSono passati più di dieci anni dalla notte nella roulotte. Le vite di tutti sono andate avanti. Alcune hanno preso strade diametralmente opposte. C'è chi ha lottato insieme, vincendo. Chi quella stessa lotta l'ha persa. Chi è scappato e chi è rimast...
