Capitolo 35

337 27 3
                                        

Daniele quella mattina era stranamente allegro. Si era svegliato col sole che timidamente gli accarezzava il viso assonnato; aveva fatto una veloce doccia calda canticchiando; aveva fatto colazione con calma, poi si era vestito e, sempre canticchiando, aveva preso quel quaderno appena ritrovato e aveva guidato sorridente fino allo studio.

Era positivo. Sentiva che quello sarebbe stato il punto di svolta nel suo rapporto con Andrea. Finalmente avrebbero messo da parte ogni incomprensione e, da adulti, avrebbero provato la strada dell'amicizia. I ricordi legati a quel quaderno avrebbero ammorbidito Andrea come avevano ammorbidito lui, Daniele lo sapeva.

Entrò in studio e quella sua espressione gioiosa stupì Ilo e Vitto, che rimasero a fissarlo qualche secondo più del necessario, senza saper articolare bene una frase sensata.

«Oh, che ve siete 'ncantati?» li schernì bonariamente. I due scossero appena la testa, come per risvegliarsi da un sogno.

«No è che... sembri strano. Che te ridi?» borbottò Vittorio, coccolando un po' Tocco.

«Che devo piagne?»

«Boh, stai sempre a piagne» rincarò Ilo. Daniele gli rivolse uno sguardo truce.

«Io piango? Ma quando mai»

«Seh vabbè Danie'. C'hai sempre sti occhi da cucciolo indifeso. Secondo te perché piaci tanto? Perché te vorrebbero protegge' e cura' le ferite» disse Ilo ovvio. Daniele alzò le spalle, non troppo convinto. Decise comunque di far cadere il discorso e cominciare a lavorare.

La mattinata passò in fretta, tra qualche bozza di nuove canzoni, la scaletta per l'evento e battute sparse qua e là. Daniele di tanto in tanto buttava un occhio su quel quaderno, impaziente di mostrarlo ad Andrea.

Sapeva che sarebbe passato per il caffè, a un certo punto. Daniele aveva scritto a Veronica, invitando entrambi. Voleva sembrasse casuale, ma non poteva rischiare di non vederlo.

Pietro arrivò come ogni giorno col pranzo. Stava diventando un appuntamento fisso che a Daniele non dispiaceva troppo. Eppure in quel momento, non lo avrebbe voluto lì. Aveva bene in mente lo svolgimento di quella giornata, e forse la presenza del professore avrebbe rovinato i suoi piani.

Ignorò quella sensazione fastidiosa, e lo salutò con fare affettuoso. Pietro ricambiò contento, senza accorgersi delle perplessità di Daniele. Non se ne accorgeva mai, e qualche volta Daniele si domandava se fosse semplicemente ingenuo, se ancora lo conosceva poco o se la sua era davvero superficialità.

Il pranzo proseguì tranquillo, con Ilo e Vitto che tenevano banco tra battute e frecciatine velate che Pietro non poteva capire. Il quaderno era ben nascosto nello zaino di Daniele, e il ragazzo non riusciva a pensare ad altro.

Quando arrivarono Andrea e Veronica, il caffè era già pronto. La ragazza salutò tutti, prima di concentrarsi su Vittorio. Le cose tra loro sembravano andare bene e finalmente Daniele rivide un guizzo di contentezza negli occhi dell'amico. Vittorio sembrava aver superato Jun, e Daniele un po' lo invidiò. Perché lui era stato anni a struggersi dietro a un amore finito, non era mai riuscito ad andare avanti, era rimasto fermo in quel limbo di dolore e incertezza che quasi lo aveva soffocato.

«Dani, guarda cos'ho trovato qualche giorno fa a casa di papà»

Andrea attirò su di sé l'attenzione, richiamandolo con quel diminutivo che Daniele non sentiva da anni. Lo aveva sempre chiamato "Dani", dopo la notte in roulotte. Il cuore di Daniele perse qualche battito, mentre volgeva lo sguardo verso lo stilista che, da una busta logora, tirava fuori quella vecchia pianola.

«Quando l'altro giorno sono andato a Latina, l'ho trovata ancora sulla scrivania di Marco» aggiunse Andrea, porgendola a Daniele, rimasto immobile, incerto su ciò che provava in quel momento. Era un tuffo nel passato inaspettato.

«Cos'è?» chiese Pietro. Andrea si girò appena verso di lui, con un sorrisetto soddisfatto che poco piacque a Daniele che, tuttavia, non riuscì a prendere parola prima dello stilista.

«Il primo regalo che mi ha fatto Daniele» rispose tronfio. «Non eravamo niente ancora... gli avevo detto mezza volta che da piccolo suonavo il piano, e me l'ha regalata per farmi riprendere... un bel gesto d'amore, no?»

A Daniele, come qualche sera prima, cominciò a fumare il cervello. Che fine aveva fatto l'Andrea che amava? Chi era quella persona egoista, egocentrica e a tratti narcisista che aveva davanti? Quando era diventato così cattivo?

Decise che avrebbe tenuto per sé il quaderno, che forse quell'amicizia era solo un'utopia irrealizzabile. C'era troppo tra di loro, per farli funzionare in amicizia. Troppi non detti, troppe ferite, troppe questioni irrisolte.

Posò la tastiera sul divano, e nemmeno quel "daje de tacco" ormai sbiadito gli strappò un sorriso. Guardò Ilo, Vitto e Veronica, per l'ennesima volta spettatori silenziosi di quella faida, e, come poche sere prima, prese Andrea e lo trascinò fuori, lontano da occhi e orecchie indiscrete. Era furente.

«Che ho fatto adesso?» sbottò lo stilista appena raggiunto il giardino.

«Davvero non lo capisci? Recepisci qualcosa dei discorsi che ti fa la gente o sei troppo impegnato a idolatrare te stesso?»

«Sei ingiusto!»

«Ah, sarei io quello ingiusto? Da quando sei così egoista? Tu prendi decisioni. Scappi, torni, decidi di non volere niente ma poi fai il geloso. Con che diritto? Io sono in balia dei tuoi sbalzi d'umore da più di dieci anni e quando finalmente provo ad andare avanti, dopo che tu mi hai ribadito di non volere niente, inizi a fare i capricci. Ti sembra un comportamento maturo, Andrea?»

«La gelosia non si controlla»

«Tu non vuoi niente da me, perché dovresti essere geloso? Ti è passata, no? Forse dovresti farti due domande»

Andrea deglutì a fatica ma non riuscì a rispondere. Rimasero a fissarsi per secondi interminabili. Nessuno dei due riusciva a muoversi. Daniele aspettava un segno, una risposta, una dimostrazione chiara dei pensieri dell'altro. Vedere Andrea fermo, immobile in quell'incertezza, lo innervosì. Che voleva da lui? Che si aspettava?

Senza nemmeno pensarci, si avvicinò con impeto e lo travolse, con un bacio che sembrò far tornare a respirare entrambi. Un bacio travolgente, sentito, che partiva da dentro.

Andrea rimase spiazzato, ma subito si lasciò andare, affondando le mani nei morbidi capelli del cantante, e facendo spazio nella sua bocca alla lingua famelica di Daniele. I due corpi aderirono alla perfezione mentre i respiri erano sempre più incostanti.

Gli mancava il fiato, e ognuno sembrava respirare grazie all'altro. Daniele sentì Andrea lasciarsi andare completamente. Non voleva staccarsi, lo teneva come se fosse un tesoro prezioso. E fu in quel momento che, in uno sprazzo di lucidità, Daniele lo spinse indietro, staccandosi con difficoltà da quel bacio.

Voleva essere egoista, per una volta nella vita. Voleva sfidarlo.

«Che succede?» chiese Andrea confuso. Daniele incrociò le braccia al petto, guardandolo compiaciuto mentre lo stilista ridacchiò amaro, strofinandosi gli occhi e provando a regolarizzare il respiro. «Forse me le sono fatte, quelle famose domande. E forse mi sono anche dato le risposte» disse sicuro, tornando all'ultima frase prima del bacio.

Daniele alzò le spalle, fingendo indifferenza. Poteva fidarsi? Andrea non era chiaro, non lo era mai stato da quando era tornato a Roma. Avevano fatto l'amore, e poi gli aveva detto di non volere nulla. E glielo aveva ripetuto così tante volte, che Daniele se l'era inciso sul cuore senza anestesia. Quelle parole erano state una pugnalata difficile da superare. Quindi, perché credere, adesso, a parole che Andrea nemmeno stava pronunciando?

Daniele era stanco di quell'ambiguità.

«Come posso crederti? A che dovrei credere? Per l'ennesima volta, non stai dicendo nulla» sbottò il cantante. «È tardi, soprattutto per i non detti»

«Io ti amo, Daniele Tramet. E sì, forse è tardi. Ci ho messo così tanto a far uscire questa parole, che quasi mi stavano soffocando. Ma io ti amo. Più del primo giorno. E farò di tutto per tornare con te»

Andrea avrebbe voluto dire altro, ma l'arrivo di Pietro lo bloccò. Le scuse, per l'ennesima volta, non trovarono la strada per uscire. Di nuovo, Andrea aveva messo davanti i suoi sentimenti. Il volto spiazzato e leggermente compiaciuto di Daniele comunque gli alleggerì l'animo. La svolta sarebbe arrivata e, finalmente, era pronto a lottare. 

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora