Capitolo 17

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La burrasca della notte aveva lasciato il posto a un sole pallido che, nonostante fosse ancora pieno inverno, aveva reso Roma tiepida e piacevole. Ilo e Daniele passeggiavano per le vie della città senza una vera meta. Era mattina, Ilo aveva qualche giro da fare in centro, e Daniele aveva deciso di accompagnarlo, approfittando di quelle ore per svagarsi un po' e per vedere Nina.

«Quindi? Come siete rimasti?» chiese il manager, rallentando un po' il passo. Daniele lo guardò appena, ponderando la risposta.

«Amici, credo...» balbettò.

«Amici? Te e Andrea?» A Ilo sfuggì una risata involontaria che indispettì l'altro. Ma che aveva da indispettirsi, in fondo? Aveva ragione: non erano mai stati amici. C'era sempre stata una forza erotica che li attraeva l'uno all'altro, anche quando Daniele pensava di essere etero e Andrea era solo il suo spacciatore.

«Meglio amici che niente, no?» azzardò, come a cercare conferma negli occhi gentili e sempre allegri del migliore amico. Ilo fermò il passo e lo guardò negli occhi. Gli sorrise, quasi a volerlo risollevare un po'.

«Sì, meglio amici...» ammise, non credendoci molto. Daniele sentì di averne comunque bisogno. Voleva che anche chi aveva intorno lo spronasse per quella strada, o non avrebbe retto ai prossimi due mesi. «Sai che ti servirebbe, Danieli'?»

Ilo aveva la sua tipica faccia compiaciuta, l'espressione di quando la sapeva lunga. Cominciò ad annuire e quasi si complimentò con se stesso per la geniale trovata degli ultimi secondi. Daniele corrugò la fronte e ridusse gli occhi a due fessure, in attesa che l'amico parlasse.

«Er chiodo scaccia chiodo te serve» sentenziò allargando le braccia, come fosse un prete sull'altare. Daniele sbuffò una risata.

«No, frate', l'ho già visto che non serve». Daniele sembrò categorico e Ilo lo fissò comprensivo, quasi come fosse un bambino che fa i capricci per non andare a scuola. «Che è?» disse il cantante, incrociando le braccia al petto.

«Che è? Che è? È che te devi sveglia', Danie'. Te lo voi riprende Andrea o voi aspetta' altri diec'anni?»

«Non mi voglio riprendere proprio nessuno» affermò categorico. «Anzi, credo che gli ultimi giorni mi siano serviti a metterci una pietra sopra. Lui è andato avanti, ama un'altra persona, devo farmene una ragione e tornare a vivere pure io. Sul serio stavolta» esclamò, fingendo fierezza. Gli occhi di Ilo gli suggerirono che l'amico non credeva nemmeno a una sua parola, ma li ignorò, e cominciò a camminare verso il bar in cui avrebbero incontrato Nina.

Era certo delle sue posizioni. Aveva capito che, ormai, aspettare ancora Andrea era inutile e deleterio, che quell'attesa lo stava solo annientando. Lo aveva aspettato per dieci anni, nonostante qualche sporadica scappatella. Aveva sempre pensato ad Andrea, aveva sempre avuto Andrea dentro di sé. Era vivere, quello?

No, si disse. Per dieci anni era sopravvissuto, nella speranza vana e quasi fantascientifica di un ritorno. Ora Andrea era tornato, erano stati insieme, eppure sentiva di averlo davvero perso per sempre, adesso. Doveva farsene una ragione. Accettare che anche i grandi amori finiscono. Il loro era finito. E lui sarebbe andato avanti.

Non con lo stupido chiodo scaccia chiodo suggerito da Ilo. A lui quelle bambinate non erano mai piaciute, nonostante ci avesse provato varie volte. Con Carola, con Marika... aveva avuto i suoi chiodi e non avevano mai portato a nulla. No, non avrebbe fatto niente per ripicca. Avrebbe vissuto, per se stesso.

***

Nina era arrivata di corsa, come al solito. Col fiato corto, la fretta che la divorava. Si era strozzata un caffè e una brioche in pochi secondi, aveva fatto due chiacchiere di circostanza con Daniele, promettendogli che l'avrebbe chiamato in serata, e si era trascinata dietro Ilo, che doveva aiutarla a fare qualcosa per l'evento di beneficenza. Ilo era il manager di tutti, si occupava della logistica. Qualsiasi logistica.

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora