Capitolo 33

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«Capo, programmi per la serata?»

La domanda di Veronica risvegliò Andrea da un torpore immaginario. Era concentrato sugli abiti, si stava un po' perdendo in se stesso mentre le sue mani sapienti lavoravano da sole su quei modelli. Pensava e ripensava alle ultime parole di Daniele, a quello scontro poco urlato eppure tanto, troppo, efficace.

Non avevano più parlato, dopo la sera a casa di Marco e Carola. Si erano visti di rado negli ultimi giorni, si erano salutati appena da lontano. Andrea era sempre stato il primo ad abbassare gli occhi, ancora ferito dalla verità con cui Daniele aveva pronunciato quelle parole.

«Pensi che io sia un codardo?» chiese alla ragazza, ignorando volutamente la sua domanda. Veronica sgranò un po' gli occhi, perplessa e stupita.

«Vuoi saperlo da me?»

«Ci sei solo tu in questa stanza, no?»

La ragazza fece un respiro profondo, scompigliandosi appena i capelli e reggendo a fatica lo sguardo fisso e indagatore del capo. Nonostante il suo fare spigliato, Andrea era sempre riuscito a metterla in soggezione. Lo ammirava, voleva imparare tutto da lui, voleva essere come lui.

«No» disse, incerta. Andrea sorrise appena, alzando solo un po' l'angolo destro della bocca ma senza far arrivare quel sorriso agli occhi. Non le credeva. Non la vedeva sincera.

«Ok. Ora dimmi la vera risposta». Lei sospirò ancora e si avvicinò cautamente a lui, sedendosi di fronte alla sua postazione. Incrociò le mani come stesse pregando, deglutì due o tre volte, prese a battere il piede destro come una tarantolata.

«Sì... penso tu sia un codardo, a volte... e anche un po' egoista. A volte sembri fermo a diciassette anni»

«Che ne sai di com'ero a diciassette anni?»

Veronica ridacchiò imbarazzata e abbassò leggermente lo sguardo. «Sai... Vittorio mi ha raccontato qualcosa» ammise. «Ieri sera siamo usciti da soli... ci siamo baciati» confessò. Andrea sorrise contento.

«Vittorio è un bravo ragazzo, non ferirlo»

«Anche Daniele è un bravo ragazzo... e Lorenzo...» azzardò lei.

«Devo prendere una decisione, lo so» ammise lo stilista.

«Devi solo ammetterla. Credo che la tua decisione esista già, non devi prenderla. Devi avere il coraggio di essere onesto, con loro e con te stesso. Hai paura che Daniele non ti voglia più, ci sta... sarebbe lecito. Ma non puoi stare con Lorenzo se ami un altro»

Andrea annuì senza aggiungere altro. Aveva ragione lei. Tutti avevano ragione. Per dieci anni era riuscito a ignorare sentimenti che, ora capiva, non aveva mai davvero superato. Milano, la vita frenetica, il lavoro, Lorenzo erano state solo vie di fuga dalla realtà. E sì, era stato un bambino, un codardo, terrorizzato dalla felicità.

«Comunque stasera vado da mio fratello, cena in famiglia»

«Niente muccassassina con noi?»

«Non sono pronto a tornarci... non ancora» confessò. Lei lo guardò comprensiva, annuì appena e gli sfiorò dolcemente la guancia, lasciandogli una carezza di conforto di cui Andrea si beò. La ringraziò con lo sguardo e la fece andare via un po' prima. Veronica era emozionata per questa nuova conoscenza, la cotta per Vittorio era evidente e con lei, anche il cantante sembrava volare su una nuvola.

«Dovresti davvero lasciare Lorenzo» mormorò la ragazza sulla porta, con un piede già nel weekend.

Andrea annuì. Lo sapeva, voleva farlo, ma l'idea di passare ancora per un vigliacco codardo lo frenava. Chiudere una relazione per telefono, dopo giorni passati a ignorare l'altra parte, lo rendeva ancora il ragazzino fuggito da Latina per scappare dall'amore?

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora