Capitolo 32

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Il silenzio in casa era avvolgente e imbarazzato. Marco e Carola erano seduti vicini, mano nella mano, gli occhi fissi su un Mattia spaesato e sospettoso, che continuava a guardarsi intorno, ancora con il cappotto ben chiuso fino alla bocca. Gli assistenti sociali li avevano appena lasciati soli.

I due decisero di rispettare i suoi tempi; volevano si ambientasse, volevano farlo sentire a casa, pur capendo il momento di difficoltà che stava vivendo quel ragazzino ancora troppo piccolo per capire davvero gli ultimi eventi.

«Vuoi fare merenda?» azzardò Carola, con sguardo impacciato e amorevole. Marco le sorrise comprensivo, racchiudendo in quell'espressione tirata tutto il suo supporto.

Ne avevano parlato il giorno prima, quando era arrivata la chiamata di Nina per informarli che Mattia sarebbe arrivato da loro il giorno dopo. Carola, da sempre sicura di sé, aveva vissuto un momento di panico e di sconforto. I dubbi l'avevano attanagliata. E se avesse sbagliato, con quel ragazzino? E se non fossero stati capaci?

Marco già conosceva Mattia, in qualche modo erano in confidenza e il ragazzo lo vedeva come una figura di riferimento, almeno nel nuoto. Ma lei era un'estranea che prepotentemente si era infilata in un vissuto già difficile.

Era scoppiata a piangere, dopo la chiamata di Nina. Tutto era diventato reale e l'euforia dei giorni precedenti aveva lasciato il posto al timore, all'incertezza e all'inadeguatezza.

Marco l'aveva presa tra le braccia, rassicurandola come solo lui riusciva a fare. L'aveva fatta calmare, ricordandole tutti gli anni passati insieme, tutte le sfide superate. Non era uno di troppe parole, Marco Risorio, eppure quella sera, stretti su un divano che li conosceva bene, era riuscito a infonderle una sicurezza che forse nemmeno lui aveva. E così insieme, come sempre da più di dieci anni, erano arrivati al presente, a Mattia in casa loro, a quell'accoglienza incerta.

«No grazie» borbottò Mattia senza guardarla. Fissava il pavimento, poi i muri, i mobili, tutte le chincaglierie accumulate negli anni, ma mai loro.

«Ok...» abbozzò Carola. Si alzò e provò ad avvicinarsi al ragazzo. Ne studiò il profilo, cupo e apparentemente disinteressato. «Comunque», riprese, «in frigo c'è tutto. Poi magari mi dici cosa preferisci mangiare e domani faccio altra spesa»

«Perché?»

Mattia finalmente la guardò, per porgerle quella domanda. Si scrutarono a vicenda, sotto gli occhi vigili di Marco.

«Beh... devi mangiare, no?»

«No... perché sono qua? Io stavo bene a casa mia, perché vi siete messi in mezzo?»

Quella frase le fece male, nonostante avesse passato settimane a prepararsi. La durezza nelle parole di Mattia le arrivò dritta allo stomaco, come un pugno ben assestato che le tolse il respiro. Marco se ne accorse e, silenziosamente, come era suo tipico, la raggiunse, stringendole la mano.

«Hai tredici anni, volevano farti lasciare la scuola» intervenne lui.

«E a te che importa? Non sei mio padre» ringhiò il ragazzo a muso duro. «Io ce l'ho una famiglia, che volete voi?»

«Niente... vogliamo aiutarti. Solo aiutarti. E aiutare anche la tua famiglia» sussurrò Carola.

«Perché?»

Sentì le lacrime pizzicarle gli occhi, mentre un groppo fastidioso le mozzò il respiro. Nina aveva provato a prepararla, le aveva raccontato tante sue esperienze. Ragazzini che vivevano nel disagio più totale eppure ci avevano messo mesi ad accettare l'affido. Bambini e adolescenti che aveva visto scappare di notte, per tornare in bettole senza acqua e riscaldamento, da genitori che mai li avevano davvero voluti. Carola lo sapeva, non sarebbe stato facile. Ai giovani servono abitudini, e anche i contesti peggiori diventano abitudinari se ci nasci dentro. Mattia aveva una vita che aveva imparato ad accettare, e ora loro si erano presi un diritto che forse non avevano.

«Non vogliamo sostituire la tua famiglia»

«Eppure sono costretto a vivere qua, avete chiamato gli assistenti sociali»

«Abbiamo parlato con tua madre, ha accettato il nostro aiuto» disse Marco, pacato.

«Sarebbe cambiato qualcosa se non avesse accettato?»

Carola respirò a fondo, si asciugò le prime lacrime pronte a spuntare e provò a ritornare la Carola di sempre, quella forte e decisa, quella che da anni combatteva per donne con meno forza di lei. La Carola che a dodici anni aveva superato la perdita di una gamba, e che a diciassette aveva combattuto e vinto contro il revenge porn.

«No, non sarebbe cambiato nulla» ammise. «Perché se a tredici anni vogliono toglierti da scuola per mandarti a lavorare, qualcosa che non va c'è»

«E a te che importa? Nemmeno mi conosci»

«Marco ti conosce e tiene a te. Io tengo a Marco»

«Quindi? È un regalo al tuo fidanzato? Stai facendo beneficenza nella tua bella casa romana, tra un servizio fotografico e una festa?»

«Cosa pensi io faccia nella vita? La modella?»

«Quelle belle come te non fanno tutte le modelle?»

Marco ridacchiò per l'ingenuità di quella domanda. «Lo pensavo anche io a sedici anni» ammise, facendo sorridere anche Carola. «Se avesse fatto la modella, vivremmo in una casa più grande, comunque» aggiunse.

«Sono un avvocato» riprese lei. «Lavoro con le donne»

«Perché? Odi gli uomini?» Lei rise di gusto.

«No, non odio gli uomini. Ma le mie clienti sono soprattutto vittime di violenza domestica, di revenge porn... sai, la percentuale tra le donne è alta»

«Non difendi gli assassini?»

«No, non difendo gli assassini»

Mattia la scrutò, come se volesse valutare bene la veridicità di quella risposta. Passarono cinque minuti in silenzio, a guardarsi di sbieco. Poi lui disse semplicemente "ok" e si tolse il giubbotto, ponendolo accuratamente nel piccolo armadietto all'ingresso. Tornò verso la cucina, raggiunse una sedia e ci sprofondò sopra.

«Forse quella merenda la accetto» aggiunse, e sembrò sciogliersi appena. Carola annuì grata e cominciò a preparargli un po' di pane e Nutella.

«Non vogliamo stravolgerti la vita, davvero» sussurrò, porgendogli il piatto e un bicchiere di succo di frutta. «Vogliamo solo aiutarti»

«Ok» si limitò a dire lui, ma sul suo volto sembrò apparire un sorriso accennato e timido che la coppia prese come un piccolo, lento passo verso giorni migliori.  

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora