«Allora, che succede?» Andrea guardò Carola, che lo scrutava con curiosità e sospetto. La sera prima, durante la cena, era stato misterioso. Non voleva rivelare lui a Marco il grande segreto dei genitori, ma voleva che il fratello lo venisse a sapere al più presto così, con il suo solito fare convincente, lo aveva convinto ad andare a Latina la mattina dopo. Carola, al contrario, era rimasta a Roma, e gli aveva preparato una colazione abbondante degna di un hotel a cinque stelle.
«Che succede?» ribatté Andrea, bevendo un po' di succo di mela ghiacciato.
«Non lo so. Hai praticamente costretto Marco a parlare con tuo padre». Carola era un avvocato penalista. Un ottimo avvocato penalista. E aveva messo su, con Nina, un centro antiviolenza in cui accoglievano ogni giorno decide di donne in difficoltà. Carola era cresciuta. Aveva smesso i panni della ragazzina liceale superficiale ed era diventata una donna strutturata e indipendente, attenta ai bisogni del prossimo e attiva, soprattutto, nella lotta al revenge porn. Della bimba viziata che Andrea ricordava tra i banchi di scuola, non era rimasto nulla.
«I miei stanno divorziando» disse alla fine. Lo avrebbe comunque saputo, non era certamente un segreto da custodire.
«Credo sia una liberazione per tuo padre» commentò schietta e disincantata. Non era affatto romantica, Carola. Era estremamente pragmatica, con i suoi tacchi a spillo ben saldi a terra. Forse per colpa – o grazie, Andrea non lo sapeva – di quell'incidente che a dodici anni le aveva portato via una gamba. Forse per quel video porno che a sedici aveva fatto il giro del mondo. Forse per l'esperienza surreale e grottesca vissuta con quei tiktoker tutta apparenza, che volevano trasformarla in un'attivista da social, priva di sostanza e funzionale solo alle views. Andrea non sapeva dirlo con certezza, ma Carola era diventata la persona che forse nemmeno aveva mai sognato di essere. «E tu come stai? Ho sentito che ti sposi» aggiunse dopo qualche minuto di familiare silenzio. Andrea ridacchiò e si strinse nelle spalle.
«Ci stiamo pensando, ma niente di deciso». Il citofono interruppe la conversazione e quando la cognata andò ad aprire la porta, una Nina logorroica già alle otto e trenta del mattino si fece spazio nell'ampio open space della casa, buttandosi su Andrea e stritolandolo fino quasi a togliergli il respiro.
«Devo saperlo da lei che sei in città» lo ammonì quando sciolse l'abbraccio. «Ti sembra carino?»
«Lo so, scusa. Ti avrei chiamata in giornata» provò a difendersi, guadagnandosi un'occhiataccia della sua amica del cuore, quella stessa amica a cui per prima aveva confessato a cuore aperto il suo essere. Prima di Nina, solo un'insegnante di piano forte molti anni prima aveva letto la vera essenza di Andrea. E Raffa. Ma Raffa, quando gli aveva parlato della sua identità di genere, era uno sconosciuto oltre un telefono.
«Quanto ti fermi?» chiese Nina, rubando dal tavolo qualche biscotto al burro.
«Una settimana». Nina lo fissò per qualche secondo, mentre Andrea vedeva chiaramente gli ingranaggi della sua testolina muoversi velocemente, poi guardò Carola, che annuì compiaciuta. Incrociò le braccia al petto, lo scrutò ancora qualche secondo e si mordicchiò il labbro. «Che hai? Inizi a farmi paura. Entrambe iniziate a farmi paura» sospirò.
«Ecco, vedi... sai del nostro centro antiviolenza, giusto?» Andrea annuì convinto.
«Sì, e allora?» Nina sorrise, soddisfatta.
«E allora... a noi servono fondi» chiosò. «Il centro è recente e l'Italia fa schifo. Vorremmo aiutare più donne di quelle che possiamo permetterci, ma non abbiamo i mezzi, al momento»
«Che mi stai chiedendo? Una donazione?»
«No» rispose, quasi offesa. «O meglio, se vuoi fare una donazione è ben accetta. Ma non ti stiamo chiedendo quello»
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Pezzi imperfetti // Prisma
FanfictionSono passati più di dieci anni dalla notte nella roulotte. Le vite di tutti sono andate avanti. Alcune hanno preso strade diametralmente opposte. C'è chi ha lottato insieme, vincendo. Chi quella stessa lotta l'ha persa. Chi è scappato e chi è rimast...
