Quando il telefono gli vibrò in tasca per l'ennesima volta, Andrea capì di non poter più ignorare quelle chiamate insistenti, così lo estrasse controvoglia e sbuffò, leggendo il nome sul display. Lorenzo. Di nuovo. Come le ultime quattro volte.
Si guardò un po' intorno, prendendosi del tempo prima di rispondere. Era da solo al casale. Veronica era uscita in tutta fretta per andare a prendere qualche stoffa in uno dei magazzini più forniti di Roma; i ragazzi erano in studio, dall'altra parte del prato; Andrea li aveva intravisti qualche ora prima ma, a parte un saluto fugace, non si era nemmeno fermato a parlare con loro, troppo presi dall'imminente uscita del disco e dalla preparazione dello spettacolo.
Era quasi ora di pranzo e, pochi minuti prima, aveva visto arrivare Pietro con due buste piene, probabilmente, di cibo. Mentre fissava lo schermo, si accorse che Ilo gli aveva anche mandato un messaggio per invitarlo a mangiare con loro. Decise che ci avrebbe pensato dopo e, finalmente, rispose al fidanzato.
«André, tutto bene?» esordì lui, con un tono misto tra il preoccupato e l'arrabbiato.
«Sì... pieno di lavoro, ma bene» si affrettò a rispondere. Quel giorno, il sole non sembrava volersi far vedere. Non pioveva, non c'era vento, era solo tutto estremamente tetro, compreso l'umore di Andrea.
«Che succede? Sei sfuggente» si lamentò Lorenzo.
«Niente. Non succede niente, sono davvero solo stanco» si affrettò a rispondere, mordendosi appena il labbro inferiore come a voler provare un dolore più intenso di quello che gli stavano provocando le sue stesse bugie. Andrea non era un bugiardo. O, meglio, non pensava di esserlo, eppure, se si fermava a riflettere sulla sua vita, di bugie ne trovava a dozzine.
Bugie dette per paura, soprattutto in adolescenza, quando si fingeva etero, quando stava con Micol e di nascosto chattava con Daniele, quando diceva a Daniele di essere una ragazza torinese, o quando prometteva a Marco e ai suoi di aver smesso di spacciare.
Bugie dette per vergogna, quando ripeteva a Lorenzo di amarlo, con così tanta convinzione che, per anni, ci aveva creduto lui stesso.
Bugie dette per orgoglio, quando era fuggito da Latina e a tutti aveva detto di aver superato la storia con Daniele. Quella era una bugia a cui lui stesso aveva creduto, e che ora gli stava presentando un conto salatissimo.
«Sei distante, non mi chiami, non rispondi quasi mai»
«Ti ho risposto» ribatté piccato.
«Alla quinta chiamata, Andre. Allora?»
«Allora niente, sono pieno di cose da fare»
«E di vecchi amici da vedere» concluse il milanese, con tono quasi rancoroso.
«Sì, anche. Sto capendo delle cose» ammise.
«Cose che influiranno sul nostro rapporto?» chiese Lorenzo, e ad Andrea sembrò terrorizzato e col fiato corto. Lo stilista poggiò il telefono sul piano di lavoro, attivando il vivavoce. Si stropicciò un po' gli occhi. Era davvero stanco, la notte dormiva male, troppo preso da troppi pensieri.
Vide Marco sulla soglia della porta e capì che era lì da un po'.
«Senti, è arrivato mio fratello. Ti dispiace se ne riparliamo?»
«Sì. Andrea. Mi dispiace. Dimmelo subito se vuoi lasciarmi»
«Non voglio lasciarti» si affrettò a rispondere.
«E cosa vuoi?»
«I miei spazi» ammise. Lorenzo sospirò sofferente eppure ad Andrea non sembrava di chiedere molto. Sentì l'imprenditore respirare a fatica, come se stesse provando a controllare una crisi di nervi. Dopo minuti che ad Andrea sembrarono eterni, Lorenzo riprese parola.
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Pezzi imperfetti // Prisma
Fiksi PenggemarSono passati più di dieci anni dalla notte nella roulotte. Le vite di tutti sono andate avanti. Alcune hanno preso strade diametralmente opposte. C'è chi ha lottato insieme, vincendo. Chi quella stessa lotta l'ha persa. Chi è scappato e chi è rimast...
