Raffaella Carrà in sottofondo riportò Andrea a quell'iconica festa di Halloween organizzata tra i corridoi del suo liceo, quando lui e il suo gruppetto avevano messo in piedi un'accuratissima replica del Rocky Horror Picture Show. Si erano impegnati così tanto a costruire bare finte, ragni, scheletri, ad allestire la scuola e a trovare i costumi per quell'evento. Lui aveva scelto Frank-N-Furter e, per la prima volta, si era fatto vedere per ciò che era da tutti, lasciando a bocca aperta l'intero istituto. Anche Daniele, quella volta, era rimasto spiazzato, avvolto dal suo mantello nero da vampiro. Avevano litigato, dopo quella sera, mentre Vittorio iniziava a toccare con mano la verità sulla misteriosa ragazza di Torino, sulla sessualità di Daniele, sull'identità di genere di Andrea.
Come dodici anni prima, anche quella sera Daniele continuava a guardare Andrea con una malcelata ammirazione che Andrea continuava a confondere con rancore e risentimento.
«Mi odia» sussurrò a Nina, vedendola vicina al tavolo degli alcolici.
«Ma che dici? Ti sta mangiando con gli occhi» ribatté lei sicura.
«Smettila Ni', è una cosa finita» disse secco Andrea allontanandosi dall'amica che, a trent'anni, aveva finalmente imparato a bere. Forse.
Si avvicinò a Veronica, la sua assistente venticinquenne. Una ragazza minuta, con un bel taglio rosso fuoco alla Rihanna, pelle color cioccolato e un caratterino capace di mettere a tacere chiunque, Andrea compreso. Si era presentata nel suo studio un anno prima, con uno stile personale e ricercato che lo stilista aveva adocchiato subito. Non lo aveva pregato, durante il colloquio. Gli aveva mostrato le sue referenze, gli aveva parlato di come, fin da bambina, la moda l'avesse aiutata a trovare spazio nel mondo e gli aveva detto che non sceglierla per quel lavoro sarebbe stato un errore che, tra dieci anni, non si sarebbe perdonato. Andrea l'aveva assunta subito, e da un anno Veronica era la sua tuttofare. Le stava insegnando ogni segreto di quel mestiere, come era stato fatto con lui. La ragazza era piena di potenziale, dotata di un talento invidiabile e di un estro unico.
«Ti stai divertendo?» le chiese porgendole un bicchiere di rhum e cola. Lei annuì, senza mai staccare gli occhi da Vittorio. Andrea, accorgendosi di quell'interesse, la trascinò verso l'amico per le presentazioni. Vittorio le strinse la mano eppure non la guardò, troppo preso a incenerire Jun a ogni passo.
«Lui è un musicista» disse Andrea rivolto all'amica e collega. «I Davi, li conosci?»
«Ma certo! Vi seguo da anni» disse entusiasta. Vittorio abbozzò un sorriso e provò a concentrarsi sulla conversazione.
«Stiamo lavorando al disco nuovo, magari un giorno vieni in studio»
«Sì, da come ho capito ci passerò i prossimi due mesi nel vostro studio» sibilò, visibilmente infastidita da quel ragazzo che nemmeno la guardava in faccia.
«Ti ha assunto Ilo per qualcosa?» Veronica spalancò la bocca incredula, mentre Andrea ridacchiò sotto i baffi.
«È la mia assistente, Vitto. Veronica, ricordi? Vi ho appena presentati» spiegò Andrea, attirando finalmente l'attenzione dell'amico che guardò la ragazza mortificato. Provò a scusarsi e a intavolare una conversazione, nonostante la chiusura fisica di lei che rimase impalata con il cocktail in mano e le braccia incrociate. Andrea ne approfittò per allontanarsi, lasciandoli ai loro discorsi. Uscì in giardino, reclamando un po' di silenzio, raggiunse una vecchia panchina in ferro messa un po' a caso al centro del prato, e si accese una sigaretta. Da anni, ormai, aveva cominciato a fumare davvero, non una ogni tanto come da adolescente. Non era un fumatore incallito, comunque. Non aveva il tempo materiale per esserlo.
«Allora, come sta tua madre?» La voce di Daniele, calda e a tratti tremante, lo paralizzò. Non la sentiva da dieci anni, se non attraverso video sparsi tra social e tv. Sentirla dal vivo, comunque, era un misto tra atroce sofferenza e sollievo. Quella voce riusciva a scaldargli l'anima ogni volta. Respirò a fondo, prima di voltarsi indietro e guardarlo negli occhi. Era bello, più di quanto ricordasse. Aveva abbandonato del tutto le fattezze trapper. Il suo iconico taglio di capelli fatto col righello, ormai era stato sostituito da un finto spettinato, con qualche schiaritura qua e là che gli illuminava il viso perfetto. Le tute acetate, le felpe e le t-shirt enormi non c'erano più e al loro posto jeans e camicie avvolgevano la sua figura, sempre esile ma sempre tonica.
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Pezzi imperfetti // Prisma
FanfictionSono passati più di dieci anni dalla notte nella roulotte. Le vite di tutti sono andate avanti. Alcune hanno preso strade diametralmente opposte. C'è chi ha lottato insieme, vincendo. Chi quella stessa lotta l'ha persa. Chi è scappato e chi è rimast...
