Capitolo 16

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Dopo aver preso le misure a Daniele e agli altri, Andrea si era rintanato nel suo studio per due giorni, e non aveva visto più nessuno, a parte Veronica. Avevano esaminato i vecchi capi portati da Milano dalla ragazza, avevano immaginato lo stile della sfilata, avevano cominciato a buttare giù qualche bozza. Veronica era andata spesso oltre il giardino del casolare, per un caffè o per fare due chiacchiere con gli altri, Andrea era sempre rimasto chiuso nel suo mondo.

Nina lo aveva avvertito che a breve avrebbe mandato le ragazze del centro, così che avrebbe potuto vederle e immaginarle in passerella. Lo stilista non si era preoccupato troppo, adattare gli abiti alle ragazze sarebbe stato l'ultimo passo, prima avrebbe dovuto farli rivivere, in qualche modo.

Aveva passato gli ultimi giorni a guardare fuori dal finestrone opaco della stanza, incrociando più di qualche volta gli occhi spenti di Daniele. Si era sentito in colpa, ma aveva scacciato quel lieve sentimento come si fa con una mosca fastidiosa. Aveva la sua vita, e non poteva permettersi alcun ripensamento.

«Vai a casa, se vuoi» sussurrò a Veronica, abbacchiata alla sua postazione, gli occhi ridotti a due fessure dopo ore e ore passate a disegnare.

Veronica lo guardò, immaginando i suoi pensieri. Andrea non parlava molto, non lo aveva mai fatto. Per tutta la vita, aveva aspettato qualcuno che capisse i suoi pensieri. Era stata Nina, la prima. Poi il padre, poi Daniele. E con tutti loro, si era sempre sentito nudo, scoperto. Poi aveva lasciato Latina, e si era chiuso ancor di più in se stesso, non permettendo mai nemmeno a Lorenzo di conoscerlo fino in fondo. Lorenzo lo aveva salvato, sì, ma aveva salvato solo la parte di Andrea che il ragazzo voleva salvare.

A Milano, Andrea era diventato un'altra persona. Aveva accentuato la sua risolutezza, a tratti spocchiosa, e aveva lasciato a Latina qualsiasi fragilità. Era diventato freddo, superficiale, narcisista. Una persona che non apprezzava del tutto, ma di cui aveva bisogno per sopravvivere.

«E tu rimani qua?» chiese Veronica. Lui annuì pacato e confortante e lei, senza farselo ripetere, prese borsa e cappotto, lo salutò frettolosa e uscì, coprendosi dalla pioggia. Salì in auto e lui la vide sfrecciare sotto l'acqua, verso l'appartamentino che la ragazza aveva prenotato per i prossimi due mesi. Le aveva proposto di mollarlo, di stare da lui, ora che aveva affittato quell'attico a due passi da casa del fratello, ma lei era stata irremovibile. "Paga la casa di moda", gli aveva detto, "perché non approfittarne?".

Andrea, al contrario, aveva deciso di non approfittarne. Perché la casa di moda gli aveva trovato un bilocale sul fiume, in pieno centro, e a lui l'odore del Tevere nauseava come poche altre cose al mondo. E poi, voleva stare vicino al fratello, nonostante la distanza emotiva degli ultimi tempi.

«Sei rimasto solo?»

La voce di Daniele lo travolse e lo sorprese. Alzò appena lo sguardo. La luce era fioca, lo stanzone era illuminato soltanto dalla piccola lampada della sua postazione, che generava suggestivi giochi di ombre. Nella semioscurità, Andrea notò gli occhi lucidi dell'ex. Daniele era fermo sulla porta, lasciata un po' aperta da Veronica. Sembrava intimorito, quasi non volesse invadere uno spazio che, in quel momento, non era suo.

«Entra» sussurrò Andrea, provando a rilassarsi. Era sempre difficile quando c'era Daniele nei paraggi. Lo era stato durante l'adolescenza, e lo era oggi, nonostante gli anni di lontananza. Il cantante sorrise appena, di quel sorrisetto sghembo e impacciato che Andrea aveva tanto amato, e si fece spazio nell'oscurità, con tremante incertezza. Non si erano lasciati bene, l'ultima volta, e ogni parola di Andrea ancora pesava su Daniele come un macigno.

«Abbiamo lavorato a un nuovo pezzo, vuoi sentirlo?» balbettò appena, titubante. Lo stilista sorrise e annuì e negli occhi dell'altro sembrò accendersi un lampo di genuina felicità. Prese una sedia, si avvicinò alla postazione di Andrea e fece partire una nota audio. C'era solo la sua voce, a farsi spazio cruda e dolorante nello stanzone silenzioso.

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora