Capitolo 42

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Il pomeriggio con Mattia aveva scombussolato Daniele. In quelle ore passate insieme, il cantante aveva capito perfettamente le parole di Marco e Carola: in quel ragazzino c'era così tanto di lui, che a tratti quella somiglianza lo intimoriva. Mattia era arrabbiato con la vita. Aveva gli occhi spenti, tristi, a volte assenti. Era disilluso, nonostante la giovane età, e combatteva contro se stesso pur di fidarsi di quei due sconosciuti che avevano deciso di aiutarlo. Era grato a Marco e Carola, ne parlava con ammirazione, ma era terrorizzato di lasciarsi andare.

Daniele era stato Mattia per tanto tempo e, nelle ore passate con lui, aveva capito perché i due amici volevano che si conoscessero. Erano convinti che Daniele sarebbe stato per il ragazzino la spalla perfetta. Dopo quella giornata, Daniele aveva chiamato Marco, gli aveva raccontato quelle ore e gli aveva giurato che li avrebbe aiutati. Marco era apparso sollevato e grato, ma Daniele non voleva alcun grazie. Erano una famiglia, e in nessuna famiglia servono i grazie.

Aveva consigliato all'amico, comunque, di far passare tanto tempo insieme a Mattia e Andrea perché, aveva spiegato, se davvero il ragazzo era tanto simile a Daniele, la persona migliore per farlo sbocciare sarebbe stata Andrea.

«A che pensi?»

Daniele alzò gli occhi, schermandosi dal sole dell'ora di punta con una mano e spegnendo la sigaretta nell'enorme posacenere che Ilo aveva piazzato al centro del cortile del casale. Sorrise ad Andrea, che lo squadrò da capo a piedi, e alzò le spalle.

«A Mattia... ieri abbiamo passato un po' di tempo insieme» spiegò tranquillo. Andrea annuì, forse capendo le preoccupazioni dell'altro.

«E Pietro? Come sta?» Il tono di Andrea era allusivo, tanto che fece ridacchiare Daniele. I due si erano lasciati ormai da qualche giorno, e il prof era completamente sparito dai radar. Andrea era uno attento, se ne era certamente accorto, ma voleva sentirlo da Daniele.

«Tra me e Pietro è finita» disse conciso. «C'è poco da dire, volevo davvero provarci, ma senza amore non si va da nessuna parte» concluse. Daniele conosceva l'amore, e da una relazione voleva quello. Voleva le gambe tremanti, il fiato corto, la voglia di passare ore e giorni a baciare quella persona. Non si era mai accontentato, da quando aveva conosciuto Andrea, e non voleva iniziare ad accontentarsi adesso.

Il primo sole del mattino cominciò a farsi largo tra le tendine tirate della roulotte. Erano svegli e stanchi, stretti l'uno all'altro, nudi e sudati. Avevano fatto l'amore tutta la notte. Si erano baciati famelici, abbracciati dolcemente, cullati e coccolati. Si erano trovati, l'uno tra le braccia dell'altro. Si erano arresi a un sentimento che per settimane avevano faticosamente tenuto nascosto. E, arrendendosi, avevano deciso di fregarsene: degli spacciatori, della droga, di quella roulotte lurida, di Ilo e Vitto oltre la porta, di Marco, dei genitori di Andrea, di Marika. C'erano solo loro due, e quello soltanto contava.

«Hai paura?» sussurrò Andrea, accoccolandosi meglio con il capo nell'incavo del collo dell'altro.

«Di cosa?» chiese Daniele di rimando, senza smettere di accarezzarlo. Andrea alzò il capo, facendo scontrare quegli occhi che per tanto tempo si erano studiati.

«Del futuro. Di Ilo, di Vitto... di come la prenderanno...» Daniele sorrise appena a quella domanda.

«No» disse sicuro. «Non sono mai stato così sereno e in pace in tutta la mia vita. Se la prenderanno male, saranno problemi loro»

«Sai, ad Halloween...»

«Ad Halloween ero impaurito, non me l'aspettavo... ma non volevo nasconderti nemmeno lì»

«Mi sono sentito una merda»

«Mi dispiace» sussurrò, rattristandosi appena. «Non sono bravo in queste cose»

«Queste cose, cosa?»

«Le relazioni... i sentimenti... non ho mai sentito il bisogno di parlare, o di vivere una relazione fuori da un letto»

«E ora lo senti?»

«Sì... perché ti amo. E un letto non può contenerlo tutto questo amore»

Andrea rimase senza fiato. Anche lui sentiva un legame forte con Daniele. Nemmeno lui aveva mai provato per altri quello che provava per Daniele, ma certamente non si aspettava una dichiarazione così netta e improvvisa.

«Anche io ti amo» sussurrò.

«Ottimo, al contrario sarebbe stato un problema» ridacchiò Daniele prima di sovrastarlo completamente e cominciare a baciarlo famelico.

«Ti sei incantato?» La voce di Andrea e una sua mano che gli sventolava davanti al viso, riportarono Daniele al presente. I ricordi di quella storia lo accompagnavano quotidianamente e, ripensando al loro primo ti amo faticò a trattenere una lacrima di amarezza.

«Scusa, mi ero perso. Dicevi?»

«Che sono felice. Pietro non mi piaceva per niente» scherzò. Daniele, tuttavia, non partecipò a quel divertimento. Spense l'ennesima sigaretta e si alzò dal gradino, arrivando faccia a faccia con Andrea. Una leggera brezza quasi primaverile li avvolse.

«Voglio stare un po' da solo, Andre'» disse di botto, e subito l'espressione felice dello stilista cambiò.

«Che significa? Io ti amo, tu mi ami, perché?»

«Perché ne ho bisogno, adesso»

«Vuoi farmela pagare per Milano? Per questi dieci anni?»

«Non sono un vendicativo, lo sai. E sì, ti amo. Ti amo così tanto che questo amore mi ha quasi annientato. Ti amo più della prima volta. All'inizio era infatuazione, innamoramento. Oggi è amore vero, è qualcosa che ho inciso addosso, sulla pelle, nel cuore, in ogni organo»

«E allora? Dov'è il problema?»

«Pensavo di avercela con te per come te ne sei andato, per gli anni passati in silenzio. E ce l'ho avuta con te per questo, per anni. Ma, appunto, sono passati dieci anni, che hanno lenito quella ferita. Eravamo due ragazzini terrorizzati dal futuro, ci sta qualche errore. Non ce l'ho più con quel ragazzino che è scappato dieci anni fa. Ma ce l'ho con te. Con questo Andrea adulto e risolto. Con l'Andrea che è venuto a letto con me quella sera a casa di Nina per poi abbandonarmi di nuovo»

«Non possiamo superarla?»

«Sì, ma devi darmi tempo. Come io ne ho dato a te»

«Dieci anni?»

«Magari venti» rispose stringendosi nelle spalle, senza mai distogliere lo sguardo dai suoi occhi spauriti. Daniele sapeva che non ci avrebbe messo dieci anni, ma voleva comunque metterlo alla prova. Voleva qualche dimostrazione, voleva sentirsi desiderato e indispensabile.

Gli accarezzò dolcemente una guancia, gli lasciò un bacio fin troppo vicino all'angolo della bocca e lo salutò sparendo nello studio e lasciandolo al sole, a rimuginare sul futuro. 

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora