Capitolo 41

269 22 2
                                        

Daniele arrivò fuori scuola di Mattia all'una spaccata, come gli era stato detto innumerevoli volte sia da Carola che da Marco. Non pensava sarebbero stati genitori apprensivi, non aveva mai riconosciuto in loro quella qualità. O difetto, per alcuni. Tuttavia, da quando Mattia era arrivato a stravolgere quella consolidata vita di coppia con il suo broncio e le battutine taglienti, i due erano diventati due genitori modello, come se lo fossero stati da sempre. Come se non avessero cominciato con un tredicenne in piena crisi. Erano scrupolosi, attenti, premurosi e comprensivi. Erano tutto ciò che anche Daniele, per anni, aveva sognato.

Strombazzò un paio di volte, attirandosi addosso gli occhi di un'orda informe di ragazzini delle medie. Qualche preadolescente più attenta lo riconobbe, salutandolo intimidita. Lui, tronfio, inforcò gli occhiali da sole e scese dall'auto, poggiandosi sul cofano e incrociando le braccia al petto, in attesa del nipote acquisito. Lo vide da lontano, preso in una conversazione apparentemente importante e imbarazzata con una ragazzina bionda, molto più bassa di lui. Si guardavano con occhi sognanti e timidi, e Daniele rise di cuore.

Le urla circostanti distrassero un po' Mattia che, finalmente, lo vide. Si raggelò appena, salutò l'amica e corse verso l'auto del cantante in imbarazzo, salendo in fretta e invitandolo a fare lo stesso.

«Ti hanno riconosciuto, non potevi rimanere in macchina?» borbottò, allacciando la cintura di sicurezza.

«Perché? Ti vergogni? Sai quante ragazzine verranno a parlarti domani?» ribatté subito Daniele, col fare di chi la sapeva lunga. Mattia sbuffò, alzando appena il volume della radio e ignorandolo.

«Carola?» cambiò discorso.

«Aveva da fare e mi ha chiesto di venirti a prendere. Problemi?»

«Non so se mi piaci» ammise Mattia.

«Perché no? Nemmeno mi conosci» borbottò Daniele, quasi risentito. Mattia si strinse nelle spalle, sistemandosi meglio sul sedile e perdendosi con lo sguardo oltre il finestrino, tra le strade trafficate dell'ora di punta romana.

«Andrea mi piace» continuò il ragazzo, ignorando la domanda di Daniele. Tramet strinse il volante un po' di più, cercando di sorvolare su quella frase spontanea, che sembrava rispondere in modo eloquente. O era semplicemente paranoico? Mattia non gli diede modo di chiedere altro, perché continuò: «Andrea è simpatico, divertente, sempre allegro»

«Andrea sempre allegro?» chiese stupito, quasi urlando. Mattia lo guardò di sbieco, annuendo sicuro.

«Tu hai questa faccia un po' così»

«Così come?»

«Sembri sempre incazzato» ammise. Daniele annuì, sospirando appena. Lo era stato, incazzato, per più di metà della sua vita.

«Anche tu sembri sempre incazzato»

«Magari lo sono» rispose seccato il ragazzino. «Carola e Marco dicono che siamo simili, non capisco perché»

Daniele si strinse nelle spalle. Lo avevano detto anche a lui, molte volte. E Carola aveva spinto tanto per farli stare un po' insieme, convinta che Daniele avrebbe trovato il modo migliore per aiutare l'adolescente. Rise, tra l'amaro e il divertito, perché, da poche frasi di Mattia, aveva capito che la persona che più di chiunque lo stava aiutando era proprio Andrea. Come era successo a lui anni prima.

«Ho rotto con Pietro» borbottò Daniele.

«Finalmente»

«Finalmente?»

«Sì. Non era giusto per te»

«Che ne sai?»

«Vi ho visti insieme. E poi tu sei cotto di Andrea, che volevi trovare in un altro?»

«Non sai niente delle relazioni»

Mattia alzò le spalle con fare annoiato. «Magari è vero» disse pacato, «ma voi vi amate, e Carola ha detto che quando è morto tuo padre hai voluto solo Andrea»

«Carola parla troppo»

«Sono bravo ad origliare. Carola e Marco parlano davvero tantissimo, di qualsiasi cosa, sono così noiosi a volte. Si raccontano ogni minimo dettaglio di ogni giornata, parlano di cosa provano, si confrontano su tutto»

«Non ti piace?»

«Sì, mi piace. Nella mia famiglia non è mai esistita questa cosa. A casa mia si urla soltanto. Loro invece non alzano mai la voce»

«Marco una volta mi ha rotto il naso» confessò Daniele ridendo.

«Ho sentito qualcosa in merito...»

«Sì, beh... aveva ragione» ammise Daniele. «Comunque, la mia storia con Andrea è complicata. E lui ha un fidanzato»

«Ama te però... credo sia importante, no?»

«Credo di sì...» confermò Daniele, svoltando verso un ristorantino nascosto da un fitto boschetto.

***

La penombra lo avvolgeva, mentre Andrea fissava inquieto il suo smartphone accesso e il suono monotono dell'attesa lo agitava. Aveva deciso: voleva lasciare Lorenzo. Continuare quella recita non avrebbe giovato a nessuno, e a trent'anni era arrivato il momento dell'onestà. Andrea amava Daniele, aveva sempre amato Daniele, anche quando si costringeva a dire il contrario.

Negli ultimi dieci anni non era cambiato niente, non era finito niente, e la corazza tanto spessa e resistente non lo aveva protetto. Daniele era la persona della sua vita, quello con cui condividere tutto. E finalmente era pronto a farlo.

«Andre', ciao». La voce affannata di Lorenzo interruppe i suoi pensieri.

«Ehi» si limitò a dire. All'improvviso, tutta l'agitazione passò e si sentì un po' egoista. Stava per chiudere una storia importante. Per Lorenzo, almeno, era una storia importante. Lo aveva preso in giro, inconsapevolmente per anni. Ma, provò a giustificarsi, aveva preso in giro anche se stesso.

«Come mai mi chiami a quest'ora? Non sei a lavoro?» Era pomeriggio.

«No, oggi ho lasciato campo libero a Veronica. Senti... pensavo di venire un paio di giorni a Milano» la buttò lì.

«Quando?» chiese l'altro sospettoso.

«Domani? Tra due giorni?»

«Perché? Tra poco c'è l'evento di Carola e Nina, sarai pieno di lavoro. E poi sto per scendere io a Roma per la sfilata. Non hai avuto fretta per più di un mese, e ora vuoi venire a Milano? Che succede?»

«Dobbiamo parlare» ammise Andrea. Capiva la reazione di Lorenzo. Era stato freddo, distaccato, da quando era arrivato a Roma. Spesso non aveva nemmeno voluto parlargli al telefono.

«È finita, vero?»

«Vorrei parlare a voce». Voleva essere finalmente adulto. Voleva chiudere una relazione guardando negli occhi l'altra persona. Non era più il ragazzino che scappava. Non era più quell'infantile adolescente che troncava ogni rapporto senza nemmeno una parola.

«Non serve. Sapevo sarebbe andata così. Farò preparare tutte le tue cose e te le farò mandare a Roma. Tanto a Milano non ci tornerai più, giusto?»

«Possiamo parlarne di persona?»

«Perché? Cosa cambierebbe? Vuoi prendermi in giro ancora? No, grazie. Buona vita, Andrea» e chiuse la chiamata senza farlo rispondere. Andrea sentì un po' d'amaro in bocca e capì, per la prima volta, come per anni aveva fatto sentire Daniele. Si strofinò il viso, accorgendosi di qualche lacrima sfuggita al suo controllo. Piangeva, e non per Lorenzo. Si sentiva in colpa, e non per Lorenzo. 

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora