Capitolo 8

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«Ma ancora così stai? Te movi?» Ilo tirò Daniele per un braccio, costringendolo ad alzarsi dal divano. Di lì a poco sarebbero dovuti partire verso la casa di campagna di Nina e, rispetto ai piani, erano già in ritardo.

«No, io non vengo» borbottò Daniele, abbassando lo sguardo e scuotendo il braccio per liberarsi dalla presa di Ilo. L'altro lo fissò, in un misto tra delusione e compassione. Non avevano ancora parlato di Andrea, da quando era tornato a Roma. O dell'evento benefico a cui tutti avrebbero partecipato. Ilo sapeva che Carola aveva già informato Daniele, togliendo a lui e a Vittorio un peso enorme.

«Che fate? Ancora nun sei pronto Danie', dai» si intromise Vittorio, arrivando dal bagno. Sembrava pronto per una serata di gala, e non per una nottata di sfascio in campagna.

«Do' vai? Sul red carpet?» scherzò Ilo, ridacchiando. Daniele, al contrario, rimase impassibile.

«Sicuro ce sta pure Jun, deve morì dentro» sentenziò Vittorio, ammirando la sua immagine nel grande specchio dell'ingresso. «Daje 'n' po' Dani, vestite» aggiunse.

«Ho detto che non vengo» rimase fermo l'altro, tornando a rannicchiarsi sul divano a braccia conserte. Gli amici lo guardarono amareggiati. Avrebbe fatto così per altri due mesi? Si sarebbe chiuso in casa da solo, nascosto come fosse un ladro?

«Già cominci a scappare? Come fai all'evento? Nun canti?» lo provocò Vittorio.

«Ah, io scappo? Perché non voglio venire a una merda di festa? All'evento ci sarò, perché sono professionale e perché voglio bene a Nina e Carola. La festa è superflua»

«Non è superflua. Nina ci tiene, e Carola vuole iniziare a parlare tutti insieme del lavoro da fare»

«Nina vuole, Carola vuole... ma quando arriva il Daniele vuole? Non ti sei nemmeno preoccupato di chiedermi se lasciargli lo stanzone al casale mi andava bene» sbottò, ringhiando contro Ilo che rimase inerme, davanti a tutto quel rancore. «Voi fate piani, prendete decisioni e manco il coraggio di avvertirmi avete» aggiunse.

Ilo abbassò il capo, guardando di sbieco Vittorio.

«Serviva una soluzione sul momento» provò a giustificarsi il manager. «Non lo vedrai nemmeno, passerà le giornate chiuso lì dentro»

«Non è questo il punto, frate'» si rabbonì Daniele, mentre gli occhi iniziavano a diventargli lucidi e un fastidioso groppo gli si formava in gola. Si prese la faccia con entrambe le mani, attutendo un urlo sui palmi. Ilo e Vittorio si guardarono mortificati, incapaci di aiutarlo. Che avrebbero potuto fare? Daniele aveva represso quella sofferenza per anni. Aveva finto che fosse passata, e la lontananza fisica di Andrea era stata una manna dal cielo. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ma ora, Andrea era lì, a una manciata di chilometri. Era lì, e si sarebbero visti. Era lì, e avrebbero dovuto condividere un progetto comune.

«Dani, parla co' noi. Dicci che c'hai» lo spronò Vittorio, accovacciandosi davanti all'amico e togliendogli le mani dal volto. Gli occhi di Daniele erano rossi, gonfi e stanchi. Sempre bellissimi, comunque.

«Non riesco ad andare avanti, rega'. Non ci riesco. So' pieno de rabbia, de risentimento, de rancore. Je vorrei spacca' la faccia, ve giuro. Ve ricordate quando parlavamo via chat? Quando pensavo fosse la tipa di Torino?» i due annuirono. Come dimenticare quei mesi? Daniele era nervoso, altalenante. Passava da momenti euforici, quando le conversazioni andavano bene, a momenti al limite della depressione quando "la tipa di Torino" non rispondeva. «Pure se le cose andavano male», riprese, «sapevo che c'era. Quando ho scoperto che era Andrea, e non un vecchio maniaco o chissà chi, mi sono sentito sollevato. Sì, era una cosa nuova, un po' terrificante, ma era lì. In carne e ossa. E lo so che ho sbagliato pur'io, negli anni. Dovevo esse' più coraggioso, forse. Ma lui è scappato senza dimme manco ciao. Senza manco famme parla'... so' passati dieci anni, rega'. Dieci cazzo di anni. E io c'ho pianto ogni notte»

Pezzi imperfetti // PrismaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora