La mano di Marta toccò la spalla di Fina, e la ragazza sussultò come se fosse stata ustionata.
In un gesto automatico, dettato da un terrore ancestrale, Fina capovolse il telefono sul materasso, nascondendo lo schermo. Il cuore le martellava contro le costole con una violenza tale da annebbiarle la vista. La presenza di Lilith non era mai una minaccia astratta: era una lama invisibile già puntata alla gola. E questa volta, Fina sapeva esattamente verso chi fosse orientata quella lama.
«Fina, mi stai spaventando. Chi era?» la voce di Marta era ferma, ma venata da un'ansia crescente. Si sporse, cercando lo sguardo della compagna.
«Nessuno... un messaggio sbagliato» mentì Fina, la voce spaventosamente piatta, priva di tono. Si alzò dal letto d'impulso, lasciando che il freddo della stanza le avvolgesse la pelle nuda. Aveva bisogno di muoversi, di allontanarsi da Marta per non contaminarla con la propria ombra. «Vado... vado un attimo in bagno.»
Afferrò il telefono e si chiuse la porta alle spalle, girando la chiave con un doppio scatto secco.
Infilò la schiena contro il legno duro e lasciò scivolare la testa all'indietro. Le ci vollero diversi secondi solo per riappropriarsi del proprio respiro, spezzato da lievi iperventilazioni.
Lilith.
Solo vedere il suo nome la mandava al manicomio.
Con le dita ancora tremanti, Fina compose un numero che conosceva a memoria. Il telefono squillò tre volte prima che la voce profonda e protettiva di Digna rispondesse dall'altro capo.
«Fina? Tesoro, va tutto bene?»
A quella domanda, il muro di contenimento di Fina crollò. «Digna... lei è qui. Mi ha mandato un messaggio. Sa dove sono.» La voce le uscì rotta, un sussurro disperato che tradiva la bambina terrorizzata che Lilith aveva torturato per anni.
Dall'altra parte della linea ci fu un momento di silenzio carico di gravità. Digna conosceva la follia isterica di Lilith, la sua ossessione perversa e la capacità di calpestare chiunque pur di far soffrire Fina.
«Ascoltami bene, Fina,» disse Digna con fermezza chirurgica. «Devi tornare immediatamente a Barcellona. Oggi stesso. Qui siamo in tanti, potremo muoverci con più tranquillità»
«No» rispose Fina d'istinto, scuotendo la testa nel vuoto del bagno.
«Fina, non è una discussione. Quella donna è pericolosa, è imprevedibile-»
«Non posso, Digna!» la interrompette Fina, ritrovando improvvisamente la voce, dura e priva di crepe. «Se vengo a Barcellona, lascio Marta e Julia da sole. Se mi ha scritto sa che c'è qualcosa tra di noi. Se scappo, lei se la prenderà con loro per punirmi. Adesso non posso lasciarle»
«Se rimani lì metti a rischio anche loro!» insistette Digna.
«No. Se rimango qui posso vederla arrivare. Posso fare da scudo» Fina serrò il pugno libero finché le nocche non diventarono bianche
«Non torno a Barcellona, Digna. La mia vita adesso è qui. Non sono andata via per un capriccio ma per ricominciare, lo sto facendo. Non scapperò più»
Digna sospirò, capendo che non c'era modo di smuoverla. «Allora promettimi che non sarai sola. Parla con Marta. Raccontale tutto.»
«Non posso spaventarla...»
«Fina, Marta ha il diritto di sapere da cosa si deve difendere. Promettimelo»
«Ci provo. Devo andare ora» sussurrò Fina prima di riagganciare.
Si lavò il viso con l'acqua fredda, guardando la propria immagine riflessa nello specchio. Gli occhi scuri, solitamente caldi, erano attraversati da una determinazione feroce. Il terrore c'era ancora, radicato nel fondo dell'anima, ma l'amore per Marta e Julia stava costruendo un'armatura sopra quella paura.
Riaprì la porta ed uscì. Marta era ancora lì, in piedi di fianco al letto, già vestita con una maglia morbida, le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla porta del bagno.
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La voce della crisalide
RomanceRomanzo LGBT 《In aggiornamento》 Trama: Cosa succede quando i confini del proprio mondo protetto crollano improvvisamente? Serafina Valero, una professoressa dalla vita ordinaria e metodica, si trasferisce in una nuova casa. Non sa ancora che la s...
