Quella notte, dopo essere rientrate a casa e aver parlato un po', Marta rimase a lungo ad osservare la porta socchiusa della camera di sua figlia. La luce fievole della lampada da notte filtrava appena, tagliando il buio del corridoio con una scia dorata. Marta restò lì, immobile nel silenzio, felice per quella serata. La guardò dormire e per la prima volta dopo settimane, quel respiro non era incrinato dal sospetto o dalla paura di ciò che avrebbe potuto rovinare la loro quiete. Era un respiro lento, pulito, libero da ogni fantasma del passato.
Un senso di gratitudine immenso e inatteso le riempì il petto, quasi da farle male. Sua figlia era al sicuro, protetta non solo dalle pareti di quella casa, ma da una serenità ritrovata che Marta temeva di aver perduto per sempre.
Con i piedi nudi sul parquet fresco, Marta tornò verso il salotto. La casa, un tempo teatro di tensioni e parole taciute, ora le sembrava un nido accogliente. Si avvicinò al divano dove fino a poche ore prima l'ansia l'aveva stretta in una morsa prima di andare a cena da Fina. Sorrise da sola nel buio, scuotendo leggermente la testa per quanto fosse stata sciocca a dubitare. Poi, prendendo il telefono dal tavolino, sfiorò lo schermo. Il bagliore del display le illuminò il viso mentre digitava lentamente, pesando ogni parola con una dolcezza nuova:
"Julia dorme. E io sto guardando il cielo dalla finestra, ma continuo a pensare a te. Grazie per stasera."
La risposta di Fina arrivò un secondo dopo, come se stesse aspettando proprio quel messaggio con il cellulare stretto tra le mani, incapace di staccarsene.
"Grazie a voi. La casa sembra troppo vuota adesso. Vieni alla finestra."
A quelle parole, il cuore di Marta fece un salto improvviso. Senza neanche rimettersi le ciabatte, si avvicinò ai vetri della stanza da pranzo che davano verso la strada. Il freddo del pavimento non le dava alcun fastidio; sentiva solo un calore improvviso diffondersi sotto la pelle. Spostò delicatamente la tenda trasparente e guardò dall'altra parte del viale.
Al primo piano della villetta di fronte, la luce calda e soffusa dello studio di Fina era accesa, intagliando nel buio della notte la sagoma scura e inconfondibile di una figura appoggiata al vetro. Nello stesso identico istante in cui gli sguardi si cercarono e si trovarono attraverso la distanza, il telefono tra le dita di Marta cominciò a vibrare, rompendo il silenzio della stanza. Lo portò all'orecchio con lentezza, senza staccare un solo secondo gli occhi da quella sagoma luminosa.
«Sei lì» mormorò la voce di Fina. Era un sussurro caldo, vicino, che le scivolò nell'orecchio con una nitidezza quasi fisica, come se fosse davvero a un soffio da lei.
«Sono qui» rispose Marta piano, vedendo la silhouette dall'altra parte del viale alzare una mano per farle un piccolo cenno lento. Marta premette d'istinto il palmo aperto contro il vetro freddo «Ti vedo»
Dall'altro capo della linea ci fu una pausa, accompagnata da un respiro lungo, quasi un sospiro trattenuto troppo a lungo che finalmente trovava sfogo. «È assurdo» disse Fina, e la sua voce era incrinata da una nota di vulnerabilità così pura da far tremare le gambe a Marta «Siamo a nemmeno venti metri di distanza, c'è solo una strada ridicola a separarci... eppure avere qui questi venti metri in questo momento mi sembra terribile. Mi sembra che tu sia lontanissima»
Marta sorrise nel buio della sua casa, osservando la sagoma dell'altra donna che non accennava a muoversi dalla finestra, immobile nel suo attesa. «Lontanissima? Basta che tu apra la finestra e alzi appena la voce e mi senti anche senza bisogno del telefono»
«Non sto scherzando» continuò Fina, e il tono si fece improvvisamente più denso, scuro, intriso di un ricordo fresco e bruciante che fece vibrare l'aria tra di loro. «Continuo a guardare la mia camera, a fissare il letto ancora disfatto... mi sembra di sentire ancora il profumo della tua pelle impregnato sulle lenzuola. Ieri notte eri qui con me, tra le mie braccia, ed era tutto così perfetto. E adesso la casa mi sembra enormemente vuota. Io vorrei solo poter scendere le scale, attraversare la strada e stringerti di nuovo. Adesso. Senza questo viale di mezzo, senza le convenzioni, senza dover aspettare il domattina»
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La voce della crisalide
Storie d'AmoreRomanzo LGBT 《In aggiornamento》 Trama: Cosa succede quando i confini del proprio mondo protetto crollano improvvisamente? Serafina Valero, una professoressa dalla vita ordinaria e metodica, si trasferisce in una nuova casa. Non sa ancora che la s...
