Capitolo 40

123 20 27
                                        

Tre mesi dopo

Non riesco a credere ai miei occhi.
Non ho mai visto niente di più perfetto.

La sua bocca rossa semichiusa le conferisce un'aria dolcissima, così come il piccolo naso all'insù e gli occhi vispi e pieni di vita.

La stringo tra le braccia, trattenendo a stento le lacrime che mi provoca la sola vista di quella piccola creatura così innocente e pura.

Guardo il suo viso: lei ancora non lo sa, ma ha un fratello che farebbe qualsiasi cosa per lei.
Non sa quanto mi rende felice, quanto mi fa stare bene.

Mia sorella è nata da pochi giorni, ma ha già stravolto la mia vita.
Se ripenso a quando mesi fa mia madre ha rischiato di perderla, la mia pelle si riempie di brividi e mi manca il respiro.
Come avrei fatto senza di lei?

«Sei proprio innamorato eh?».
Mi volto verso mia madre, appena entrata in cucina. È stanca, glielo si legge in faccia.

Non deve essere stato facile per lei ricominciare coi pannolini, biberon e nottate di urla e pianti. Sono trascorsi più di sedici anni dall'ultima volta che ha stretto un neonato tra le braccia, non è più abituata.

Io aiuto spesso mia madre e Lorenzo, ma le mie capacità e disponibilità sono piuttosto limitate.

«Sono innamorato perso. Guarda che bella che è! Hai mai visto un sorriso più carino?», rispondo con gli occhi fissi sulla piccola.
«Tra il suo e il tuo, diciamo che ho l'imbarazzo della scelta».

Ridacchio senza mai distogliere lo sguardo da lei.

«È che lei ha riempito un vuoto che non sapevo di avere, mamma. Quando la guardo mi sento così... giusto, capisci?», sussurro.

Con la coda dell'occhio la vedo annuire e, ne sono convinto, ha un sorriso smagliante e gli occhi lucidi per l'emozione.

«È per questo che hai scelto questo nome per lei?», domanda curiosa.
Non mi aveva ancora chiesto di spiegarle il perché di quel nome, fino a questo momento.
«Sì. Diana è il nome perfetto per lei».

Diana, la dea della caccia, ma anche della Luna. Nessun altro nome sarebbe stato perfetto per lei.

Quando ero bambino, avevo solo la luna.
Solo a lei potevo confidare i miei segreti e i miei sogni, solo lei mi teneva compagnia in quelle notti insonni.

Solo la luna riusciva a non farmi sentire sbagliato, nonostante se ne stesse nell'alto del cielo della notte in silenzio, senza mai rivolgersi a nessuno.

E adesso che sono cresciuto, non ho più bisogno di trovare conforto in lei.
Ho mia sorella in braccio e questo è tutto ciò che conta adesso.

Le accarezzo delicatamente i capelli, terrorizzato dall'idea di poterle fare male.
Sembra così fragile che ho paura che possa rompersi.

«Dai ora sbrigati, farai tardi al tuo ultimo primo giorno di scuola». La voce di mia madre mi strappa dai miei dolci pensieri, catapultandomi in una realtà spaventosa: oggi inizia la scuola.

L'estate è stata piuttosto tranquilla: io, Leo, Martino e Simone abbiamo giocato alla PlayStation, mangiato tantissima pizza e siamo stati insieme ogni giorno. Non abbiamo mai aperto un libro e ci siamo rilassati, ma adesso dobbiamo tornare alla vita di tutti i giorni e la mia voglia di vivere è pari a zero.

Primo dicembreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora