Capitolo 42

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Leonardo si mostra perfettamente a suo agio.
Sorride e saluta tutti gli invitati con un abbraccio, una pacca sulla schiena o un cenno della testa.

Si gode tutte le attenzioni delle numerose persone che sono qui per lui, persone che gli vogliono bene e lo stimano.

Sono contento per lui, malgrado mi senta inferiore.

La mamma di Leonardo mi tocca la spalla, mi chiede se posso aiutarla a sistemare i regali e io acconsento immediatamente.

«Stai bene, Vale?», si preoccupa per me.
È sempre stata gentile con me, mi ha trattato come un figlio e io le sarò sempre riconoscente per questo.

«Sì, sto bene. Leonardo non sembra per niente agitato».

Maria sospira, aggiustandosi i ricci che le ricadono sul viso.
«Non lo dà a vedere, ma a casa era molto preoccupato».

Non me lo sarei mai aspettato.
Leo non è un ragazzo insicuro, non lo è mai stato. È sempre stato quello espansivo in grado di mettere a proprio agio le persone timide e introverse come me.
Forse, è proprio per questo che siamo sempre stati ottimi amici: tira fuori quella versione di me che apprezzo di più.

«Non ne ha motivo, comunque. Lo adoriamo tutti», le spiego in modo pacato.
«Lo so. È per questo che ha paura di perdere tutto da un momento all'altro».

Maria mi sorride, si avvicina verso di me e mi accarezza una guancia con fare materno.
Poi si allontana ed esce dalla stanza per raggiungere suo marito che, nel frattempo, sta parlando coi camerieri.

Mi guardo intorno: sono in una sala mezza vuota. Ci sono dei tavoli spogli, delle sedie di legno malridotte e pochi quadri che decorano l'ambiente triste. A migliorare la situazione ci pensano solo i pacchi e le buste colorate per Leo.

Sospiro, questo posto è deprimente, per cui me ne allontano i prima possibile.

Raggiungo gli altri che, nel frattempo, hanno sollevato Leonardo e lo trasportano per tutta la sala, facendolo urlare dalla paura.
Rido guardando la scena, ma la risata muore sulle labbra dopo pochi secondi.

Sulla soglia dell'entrata, la vedo.
Alice ride con Martino, portandosi una mano tra i capelli perfettamente lisci.

È dolce, come al solito. Qualsiasi cosa faccia, ai miei occhi risulta sempre la persona più dolce del mondo.

Lei non si rende subito conto della mia presenza, così me ne resto in disparte ad osservarla.
Sono così contento che abbia deciso di accettare l'invito, almeno potrò avere la mia occasione, sperando di riuscire a cambiare la situazione.

Quando Martino si allontana, lei si sistema una ciocca di capelli dietro l'orecchio e si passa la mano sulla gonna del suo vestito nero.
Poi, mantenendo il suo solito sorriso, si dirige verso il festeggiato.
Lo abbraccia, lo saluta e gli lascia un regalo.

Ingoio il fastidio che nasce quando vedo le mani di Leo stringerle la vita, perché è una sensazione del tutto ingiustificata che nasce da una situazione priva di malizia.

Si staccano dopo poco e, a questo punto, gira la testa e fa vagare lo sguardo sugli invitati.
Lo so, sta cercando me, ne sono sicuro.

Non ho nemmeno il tempo di rimproverarmi per la mia sfacciataggine: ha posato il suo sguardo su di me e ha smesso di guardarsi intorno.
Sapevo di essere la persona che cercava, ma non volevo essere presuntuoso.

Non si avvicina verso di me, né mi sorride. Ma resta a guardarmi per qualche attimo, esitando.
Mi chiedo che cosa le stia passando per la testa in questo momento. Magari anche lei muore dalla voglia di baciarmi.

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