– Ethan, sono a casa. – La voce di Ryan spezzò il flusso di pensieri di Ethan. Il fratello minore non aveva fatto altro che stare al computer per tutto il pomeriggio, poi, quando il rivale si era disconnesso, era crollato nuovamente nel suo mondo.
Era rimasto in quel modo per giorni. Con la scusa di stare male si era abbandonato al dolce far nulla, procrastinando persino gli inviti del suo avversario, Orlando.
Non riusciva a pensare alla sua Anne con una persona come Butch. Si chiese dove avesse sbagliato, ma era suo l'errore? Cosa aveva fatto per meritarsi tutto questo?
Ryan irruppe nella stanza silenziosa, avvolta da quell'atmosfera cupa, teatro di pensieri e riflessioni senza fine. Non trovò il fratello reattivo come al solito, eppure era sempre lui, il ragazzo dai mille segreti, ma circondato da un'aura di puro fallimento.
Ethan aveva la testa sotto il cuscino e le cuffiette nelle orecchie, ma era immobile, come se stesse dormendo.
– Ethan, che succede? – Ryan si avvicinò e si sedette sul materasso caldo, senza percepire alcun segno di vita da parte del fratello, fatta eccezione per il debole respiro sommesso e irregolare.
Percepì uno squarcio acuto che repentinamente saliva e si faceva largo nel suo petto fino al volto. Ebbe l'impulso di piangere, ma scrollò la testa e scosse il fratello.
- Ethan che succede? Lo sento che stai male, ma per favore, parlamene. Lo abbiamo sempre fatto e abbiamo sempre trovato il modo di stare meglio, insieme. – Sbuffò all'ennesimo silenzio di Ethan.
Una lacrima calda si lanciò con delusione sul viso liscio di Ryan, che ancora non credeva che il dolore dell'altro potesse essere così grande da non volersi nemmeno far consolare. Toccava con il cuore quello che succedeva ogni giorno, lo percepiva come se lo vivesse in prima persona e vedere il suo riflesso afflitto per gli accaduti lo straziava.
Solo allora Ethan si mosse. Si sdraiò lentamente sul fianco e coprì il volto del fratello con la mano, come se non volesse né vederlo né sentirlo parlare.
– Smettila, Ryan. Vederti piangere per me mi ricorda quanto il mio viso e la mia vita facciano schifo.
Altra sassata secca e mirata. L'ennesima di quel giorno.
Ryan abbassò lo sguardo e strinse i denti, mordendosi la lingua per non urlare. E in quegli attimi, come in punto di morte, gli trascorse davanti la sua vita: non c'era una singola scena che ricordasse senza suo fratello.
Non aveva idea di che cosa potesse fare, eppure era di Ethan che si parlava, sapeva sempre cosa lo aiutasse. Ma non quella volta. Con voce timida e fievole provò a chiedere cosa potesse fare per lui, ma non ricevette risposta, se non un tremante "lasciami stare" sussurrato contro le lenzuola chiare.
Ryan si alzò in piedi e per poco le sue ginocchia non cedettero. Lasciò la stanza avvilito e si richiuse la porta alle spalle, scoppiando in un pianto silenzioso e derisorio. Aveva fallito, come fratello e come amico. Ma non si sarebbe perdonato finché non sarebbe riuscito a farlo stare meglio, e quella per lui era una promessa.
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Ethan, io...
Romansa[COMPLETATA 14/09/2015-7/10/2016] On Wattys 2018 Longlist [In revisione] È difficile andare avanti da soli, dopo che chiunque, persino la tua migliore amica ti ha voltato le spalle. È difficile continuare a vivere, a camminare a testa alta, quando...
