21. Ethan

4.3K 263 149
                                        

I due ragazzi viaggiarono per circa venti minuti, restando perlopiù in silenzio e guardando fisso davanti a loro i finestrini chiusi.
James cercava la mano di Ethan accanto alla sua, ma con scarsi risultati, perché ogni volta quest' ultimo la spostava, arrossendo di botto e distogliendo lo sguardo dal suo punto fisso.

-Dove siamo?- chiese Ethan una volta scesi dalla metro, non avendo visto il nome della stazione.
Il biondo continuò a camminare con disinvoltura, ignorando la domanda del minore e procedendo dritto senza distogliere neanche lo sguardo.
-James... Mi dici dove stai andando? Altrimenti me ne ritorno a casa.- Ethan si fermò offeso, mettendo il broncio ed incrociando le braccia.

"Non posso baciarlo qui davanti a tutti, no? Poi la gente se ne accorgerebbe... Ma andiamo, è troppo carino..." pensò James, voltandosi a fissare Ethan, divertito.

-E come faresti, scusa? Siamo a tre miglia e mezzo da Bayswater, è impossibile che torni a casa a piedi o con i mezzi, considerando che non hai né i soldi né il biglietto.- rispose il biondo, sorridendo soddisfatto.
Il volto di Ethan, per un attimo, venne invaso da un'ondata di terrore.
-Vuoi rapirmi?- chiese spaventato.
-Mi piacerebbe- gli intimò James, avvicinandosi ancora di più al collo del minore- ma solo perché vorrei averti con me ovunque.-
-Sei un maniaco. Riportami a casa!- si lamentò Ethan, scostandosi dal sedicenne.
-Ehi, calma Zuccherino, non ho intenzione di farti del male, figurati, voglio solo portarti a fare un giro... E magari offrirti un gelato, ti va?-
Il quindicenne rimase immobile, fissando il biondo, che adesso aveva un sorriso caldo e amichevole in volto.
-Va bene...- rispose non convinto, avviandosi verso l'uscita della stazione.

I due compagni salirono gli scalini e arrivarono finalmente davanti ad un piazzale noto.
Ethan sbarrò gli occhi dallo stupore: si trovava a Westminster. Percorse alcuni passi in avanti, strabiliato; non era mai passato a Westminster un pomeriggio per passare il tempo.
Riconobbe immendiatamente il Buckingham Palace alla sua sinistra, osservando l'orologio del Big Ben che segnava le cinque e mezza del pomeriggio, voltandosi poi verso James e saltandogli addosso, abbracciandolo.
-Certo, non sarà la Tour Eiffel, ma è decisamente meglio di casa mia per... Ehm...- James si bloccò di colpo. Era il momento adatto quello?
Preferì aspettare e passeggiare un po' prima di proporre ufficialmente ad Ethan ciò che entrambi aspettavano da tempo.
-Cosa, James?- Ethan guardava speranzoso il biondo, gli occhi che gli brillavano dall'emozione.
-Beh, è un bel posto per passare il pomeriggio, no?-
-Certo, ma cosa c'entra la Tour Eiffel, adesso?- chiese intelligentemente il castano, facendo entrare il sedicenne nel panico.
-Non posso ancora risponderti, ma lo scoprirai presto...-
-Speriamo...- borbottò tra i denti, sorridendo entusiasta.

Trascorsero il pomeriggio ad esplorare quel quartiere così particolare, raffinato, elegante, camminando lentamente e leccando il cono gelato, ammirando le acque cristalline di Trafalgar Square.

Erano ormai le sette e mezza e il sole all'orizzonte illuminava il cielo nuvoloso di una bagliore roseo ed arancione.
James afferrò la mano di Ethan, intrecciando le sue dita con quelle del minore, senza che si scansasse dal tocco dolce e fresco del biondo.

"Che carino... È così dolce, delicato... Solitamente i ragazzi sono più diretti, più sicuri, ma James è così... Impacciato. Mi piace. Amo questa sua caratteristica. Nonostante abbia tutte le carte in regola per diventare il classico bad boy per cui tutti stravedono, resta dolce, socievole, educato. Vorrei poter seguire il mio istinto in questi momenti, ma mi trattengo dal prenderlo e baciarlo davanti a tutti, vorrei abbracciarlo, posare la testa sulla sua spalla e restare in quel modo per sempre, ma non posso.
Siamo circondati da uomini che non fanno altro che etichettare la gente, ognuno con un problema diverso: quello non cammina, quell'altro è orientale, un terzo non è etero... Basta. Chi sono loro per giudicare? Probabilmente ha più problemi la gente che discrimina che coloro che vengono discriminati. Perché sono così insicuri da convincere gli altri che ci sia qualcuno inferiore a loro, per non sentirsi i più deboli? Che bisogno ne hanno? Io non li capisco proprio...
E poi, perché far sentire uno schifo queste persone? Non è la gioia e l' armonia, quella che si augura a Natale? La pace, la fratellanza... Come posso essere felice se c' è qualcuno che si oppone alla mia felicità? La mia felicità si chiama James Armstrong: perché non dovrei averla? Chi sono loro per togliermela?"

Ethan, io...Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora