Le lezioni terminarono, come ogni giorno, alle sedici, lasciando gli studenti liberi di tornare alle proprie abitazioni. James si sfiorò le labbra incredulo, ancora sorpreso e addolcito dal contatto che aveva avuto poche ore prima con il suo ragazzo. Scese le scale, chiuse l'armadietto e uscì dall'edificio, lo zaino in spalla e il sorriso stampato in volto.
S'incamminò da solo verso casa, ricordandosi di aver detto ad Ethan di non aspettarlo fuori scuola e andare con il fratello per paura che potesse ritrovare Butch per strada e potesse farsi ancora più male.
Sospirò, girandosi a cercare i due compagni di corso, ma in giro non c'era più nessuno. Decise di cambiare strada, e passare dalla parte opposta, allungando di poche centinaia di metri il percorso, ma godendosi un panorama leggermente diverso, data la monotonia con la quale aveva percorso lo stesso tragitto per i tre anni precedenti. Metteva un piede davanti all'altro, giocando ad evitare le fughe delle mattonelle chiare che rivestivano l'asfalto nuovo. Alzò lo sguardo davanti a sé, godendosi la vista di alcuni gruppi di ragazzi suoi coetanei che camminavano in insieme, attraversando tranquillamente la strada senza pensare a nient'altro che alle ore che avrebbero trascorso in compagnia, senza l'ansia delle interrogazioni, la fatica dei compiti o senza doversi concentrare sulle attività didattiche.
James sembrava essere l'unico ragazzo solo: perfino Jonathan Steward, da sempre ritenuto il ragazzo più irritante e presuntuoso dal sedicenne era in compagnia di un paio di amici.
"Ma perché gli altri sembrano sempre avere una vita migliore della mia? Dai, non essere egoista James... Molti ragazzi sono messi peggio, la tua posizione non è tanto male...
Ma dai, guardami. Hanno tutti degli amici, delle persone che sono felici di stare in lori compagnia... E io? Ho Ethan, va bene, ma non possiamo vederci fuori scuola insieme, non posso abbracciarlo o prendergli la mano, non posso tenere un comportamento un po' più normale quando sto con lui... Mi mancano degli amici. Lui non è un amico. Non è mai stato un amico. È sempre stata la persona che non vedevo l'ora di baciare. Non ho mai potuto considerare Ethan come un ragazzo con cui passare il tempo spensieratamente, l'ho sempre visto come... come il mio sogno. Ero così concentrato sui suoi occhi e sulle sue labbra che non riuscivo a rilassarmi."
E andava avanti così, in un immaginario dialogo con la sua vocina interiore, inconsapevole del mondo che lo circondava; si era perso nei suoi pensieri, in quelli del castano, in illusioni che mai sarebbero state realtà.
Una mano sulla spalla lo riportò alla realtà facendo perdere nel flusso dei suoi pensieri le visioni del piccolo Ethan.
James si voltò, notando alle sue spalle il suo compagno Joseph, che gli sorrideva allegramente.
- Ehi Jem, come va? - lo salutò, dandogli una piccola pacca sulla spalla.
Il biondo alzò le spalle, ricambiando leggermente il saluto con un timido sorriso.
- Tutto bene... Più o meno... Lucy dov'è?
- È dovuta scappare, il giovedì ha lezione di violino e non può tardare a chiacchierare.
- Oh, va bene... Allora salutala da parte mia...
- Va bene. Hai voglia di parlare un po' durante il tragitto? Ti ho visto da solo e... beh, ho pensato che ti annoiassi.
"Mi stavo facendo film mentali sul mio ragazzo prima che mi interrompessi, ma..." James non aggiunse nulla, annuì e basta, sospirando. Si sistemò lo zaino sulle spalle e spolverò la camicia con le mani, voltando leggermente il capo verso l'amico.
- Allora... Di cosa vuoi parlare? - domandò il biono leggermente imbarazzato.
- Non lo so, vorrei conoscerti.
Gli occhi corvini del ragazzo fissavano James carichi di aspettative, desiderosi di conoscere il giovane e di condividere con lui ogni sentimento.
- Sembri pensieroso... Va tutto bene? Famiglia, scuola, ragazza... Tutto a posto?
Il sedicenne alzò lo sguardo pensieroso.
- Io non ho una ragazza.
- Ah, scusa... Sei single?
- Non è per essere scortese, ma preferirei non parlarne.
- Va bene... Ma, se almeno questo lo posso sapere, questa storia c'entra qualcosa con il tuo stato d'animo?
James annuì annoiato, mettendo le mani in tasca e continuando a camminare. Restarono alcuni minuti in silenzio, percorrendo la strada uno accanto all'altro senza comunicare. Poi il moro si illuminò, girandosi di scatto verso l'amico e puntandogli contro l'indice sinistro.
- Quel tuo amico ne sa qualcosa? - James corrucciò la fronte, chiedendosi di chi stesse parlando, considerando che lui non aveva amici che potessero definirsi tali.
- Quello sulla panchina... Mi sembravi molto legato a lui, a giudicare dal modo in cui gli sei corso incontro e sei scoppiato a piangere vedendo le condizioni in cui era ridotto.
- Ah, quell'amico... Sì, direi di sì. Penso di non aver mai avuto un amico così. Ah, comunque si chiama Ethan.
Il ragazzo si illuminò sentendo il nome dello studente, ricordandosi di averlo già sentito, nonostante non riuscisse a capire dove.
- McCollough?
-Sì.
-Quello con il gemello?
-SÌ.
- È famoso. È caduto dalle scale... Lo sapevi, no?
James si bloccò, girandosi e tornando indietro. Joseph cominciò a rincorrerlo, nonostante James procedesse spedito, i polsi chiusi e le unghie strette nei palmi. L'amico lo guardó confuso, senza riuscire a vedere il suo volto, ormai rigato dalle lacrime.
- Non l'hai presa molto bene, a quanto vedo... - commentò il diciassettenne, posando una mano sulla spalla del minore per fermarlo. - Eravate molto amici? - chiese, cercando di essere il più chiaro possibile.
James si fermò, buttando le braccia al collo di Joseph e riprendendo a piangere sulla sua spalla.
-Amici? - sussurrò contro la sua maglietta - ma quali amici... Io lo amo.
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Ethan è all'ospedale in fin di vita.
Scherzooo
Non lo farei mai... (Beh, conoscendomi sì, ma lasciamo stare XD)
E... Niente, spero vi piaccia.
Questo capitolo lo dedico a Benedetta e Agata, così a caso.
Bene, ciao
~Gaia❤
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Ethan, io...
Romance[COMPLETATA 14/09/2015-7/10/2016] On Wattys 2018 Longlist [In revisione] È difficile andare avanti da soli, dopo che chiunque, persino la tua migliore amica ti ha voltato le spalle. È difficile continuare a vivere, a camminare a testa alta, quando...
