28. James

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- Ma amare come amare, oppure amare nel senso di...
-Amare come amare, - lo interruppe James - amare come non ho mai amato nessun altro, amare così tanto a tal punto di lasciare che i tuoi amici arrivino ad odiarti, tradirli, parlare male alle loro spalle, amare a tal punto di farsi sospendere per difendere la persona in questione. Amare a tal punto di rinunciare alla mia vita per costruirne una nuova con lui. Credimi, appena becco Norrison un po' troppo vicino al mio ragazzo giuro che gli spacco il naso! E non mi importa quello che dovrò passare poi. - James strinse tra le dita la maglietta dell'amico, ormai fradicia di lacrime e impregnata dell'odore del biondo.
Joseph restò calmo, ascoltando il minore con serietà, senza fare domande. Gli accarezzò la testa con fare protettivo, prendendolo con l'altro braccio per i fianchi.
- È stato lui. Lo so, me lo sento - singhiozzò James.
- Lui chi?
- Butch Norrison. È stato lui a far del male ad Ethan.
- E come lo sai, scusa? - gli chiese sospettoso, all'oscuro di tutto ciò che il quindicenne aveva passato per colpa del bullo.
- È sempre così. Ethan è vittima degli scherzi del mio "gruppo di amici" da sempre. In particolare dal marzo scorso. È diventato più violento, e si sfoga ormai quasi sempre con lui. Non so cosa è successo, ma la situazione è peggiorata di giorno in giorno, sempre di più.

Il biondo sciolse l'abbraccio, tirando su con il naso e asciugandosi una lacrima sulla guancia.
- Scusa... Di solito so controllarmi, ma...
L'amico scosse la testa, dandogli delle piccole pacche sulla spalla.
- Ne hai bisogno, James. - lo tranquillizzò. - Non ho mai visto nessuno con una situazione come la tua. Rilassati, sei troppo teso. Capisco che ci tieni a quel ragazzo, ma non puoi stargli addosso tutto il giorno, deve sapersi difendere da solo...
- No, non puoi capire. Sono due anni che viene preso di mira da Norrison, e nessuno ha mai fatto niente. Nessuno lo ha mai aiutato, nessuno ha mai voluto sapere cosa avesse fatto quando arrivava a scuola pieno di graffi, tagli e lividi. I professori lo sanno, ma non fanno più di tanto. Io mi sono innamorato di Ethan come di nessun altro, non lo lascio stare! Ha bisogno di me, ha bisogno di aiuto. Non posso rimanere indifferente davanti ad una situazione del genere.

Joseph si allontanò barcollando leggermente, stordito dal monologo dell'amico, il viso ancora rigato dalle lacrime.
Il moro annuì in segno di approvazione, invitando muto il biondo a procedere per la sua strada.
- Sai non ho più voglia di tornare a casa, vero? - chiese retorico, scrocchiandosi le nocche delle mani.
Joseph annuì, sorridendo senza emozioni, capendo ciò che intendeva il sedicenne.
- Posso accompagnarti? O vuoi stare solo con Ethan?
- No, vieni pure.

I due ragazzi si avviarono lungo una traversa del grande viale, fissando la strada davanti a sé e non rivolgendosi più la parola; James stringeva i pugni e si mordeva nervosamente il labbro, sbattendo le palpebre per ricacciare indietro le lacrime.

Arrivarono davanti ad una delle tante villette a schiera di una traversa di Notting Hill, fronteggiata da un grande parcheggio semi deserto.
- Laggiù - Joseph indicò una vecchia vettura rossa parcheggiata in fondo al piazzale - la vedi?
James annuì, non capendo cosa volesse fare.
Entrò nel giardino della villetta, saltellando con passo furtivo, strisciando lungo le siepi e gattonando fino ad arrivare alla struttura, come se volesse rompere la finestra ed entrare. Ma invece di penetrare all'interno dell'abitazione, infilò la mano in uno dei grandi vasi di terracotta a fianco all'entrata ed estrasse un mazzo di chiavi umide e sporche di terriccio fresco.
- Allora, andiamo? - incoraggiò l'amico, girandosi l'anello delle chiavi sull'indice come se niente fosse.
James alzò un sopracciglio, guardando le sue mani scettico.
- Cosa fai? Dove le hai prese quelle?
Joseph sorrise, scuotendo la testa e guardandolo dolcemente.
- Non avrai intenzione di andarci a piedi, vero?
- Hai la macchina? Davvero?
- No, è di mio nonno, ma posso guidarla. Non credo se ne accorgerà...
Aprì la portiera dell'autovettura, mettendosi al posti di guida e impugnando il volante.
- Allora, sali? Ti accompagno.
Il biondo annuì incerto, accasciandosi sul sedile di siniatra e allacciandosi la cintura. Appoggiò la testa al finestrino, guardando il paesaggio mutare mentre si avvicinavano ai confini del quartiere dove ormai viveva da anni.
Tirò fuori il suo cellulare, prendendo il numero di Ethan dalla rubrica. Aprì il contatto, digitando un messaggio veloce, cercando di non farsi vedere dall'amico, temendo che avrebbe potuto commentare in malo modo le sue azioni. E senza pensarci troppo, buttò giù il suo pensiero:

Ethan, io...Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora