Ethan aveva iniziato quella settimana, uno degli ultimi lunedì che lo separavano all'inizio delle vacanze estive, con una banalissima e scontatissima caduta di faccia sul marciapiede scuro fuori dal cancello della scuola. Aveva preso lo scuolabus quella mattina, ancora dolorante per la caduta del sabato prima, e non riuscendo a reggere il suo stesso peso sui quadricipiti, aveva mancato l'ultimo scalino dell'autobus ed era caduto a terra, senza che nessuno si degnasse di rivolgergli una sola parola per accettarsi che stesse bene. Stava per urlare, ma si trattenne. Non per il graffio sullo zigomo che si era procurato, ma per il menefreghismo che i suoi compagni ancora coltivavano dopo due anni compiuti di scuola.
Si incamminò verso la sua aula, teneva in mano solo il libro di geografia, ma sapeva che anche quello gli sarebbe servito a ben poco. Avevano finito i programmi già da un pezzo, ormai neanche portare i libri aveva più un senso, ma Ethan non se ne curava e portava quel peso superfluo tutti i giorni.
Le lezioni trascorsero tranquille, a differenza della ricreazione e della pausa pranzo.
Il quindicenne, quel giorno, aveva preso solo una bottiglia d'acqua e una mela da mangiare in giardino, sotto i pini del campo da basket.
In quel momento, seduto all'ombra del più esterno del piccolo bosco di aghifoglie, ogni suo pensiero, ogni sua preoccupazione era venuta a galla e a poco a poco era scomparsa, aveva lasciato il corpo esile del giovane studente.
Ethan non si stava minimamente preoccupando di Butch, in quel momento era l'ultimo dei suoi pensieri. Non pensava neanche a James, nonostante potesse essere una fonte da cui attingere felicità.
Il castano si lasciò cadere con la testa all'indietro, prendendo ad ammirare il cielo macchiato da piccole e soffici nubi chiare, mentre la sua mente veniva pervarsa dal pensiero di una coppa maxi di gelato alla stracciatella con glassa al cioccolato e zuccherini colorati. Non sapeva neanche lui perché in quel momento stesse sognando un gelato, ma la visione lo appagava, così decise di lasciare spazio ai suoi sogni e rilassarsi.
Fu un errore, però.
Aveva abbassato la guardia fin troppo, non aveva tenuto conto del pericolo che aleggiava costantemente negli ambienti da lui frequentati.
E come non si sarebbe mai aspettato, anche se in fondi avrebbe dovuto preoccuparsene, fu Butch ad interrompere il suo momento di pace interiore.
- McCollough. - lo richiamò sprezzante il bulletto, sputando a terra accanto a lui.
Ethan serrò gli occhi e tentò di fuggire rotolando di lato, ma la mossa, già premeditata dal maggiore, venne ostacolata con facilità.
- L-lasciami in pace, Norrison. - balbettò il castano terrorizzato.
- Andiamo, non avrai mica paura di me? Che rammollito... Ah, non esistono più i ragazzi di una volta... - sospirò acido e disgustato alla sola visione del quindicenne.
Lo tirò su a forza, ancorandolo al troco a lui retrostante con violenza prima di infilargli le mani nella tasca sul davanti della felpa grigia e prelevare telefono e portafoglio. Non trovò più di cinque sterline, ma si accontentò ugualmente.
Ethan lo fissava sconvolto, non riuscendo a fare nulla, se non continuare a guardare il giovane davanti a sé, inerme.
- Che hai da guardare? Stammi lontano, tu e quelli come te. Mi fate schifo... - Butch gli piantò un ginocchio tra le gambe, ancorato al tronco del pino per non farlo scappare, e lo afferrò per il colletto della felpa con la mano sinistra, ma quando con la destra stava per sferrare un pugno sullo zigomo, qualcosa sul collo del ragazzo sotto di lui attirò la sua attenzione. Gli allargò il cappuccio e, preso il mento con le mani, gli sfiorò il segno ancora rosso sulla pelle candida e delicata.
- Siete in due... Lo sapevo. Non sei solo. Ce ne sono altri come te. Che... Che schifo. Chi è lui? Sta in questa scuola. Sta' certo che non sono stupido, e non mi piace che mi si nascondano le cose... - Ethan deglutì, pregando che qualcuno li vedesse ed intervenisse, ma quello era un punto strategico che il quindicenne aveva scelto appositamente per non farsi trovare, era quasi impossibile che qualcuno di esterno li notasse.
- Cosa devo fare per farmi perdonare da te, qualunque cosa io abbia fatto? Ti prego, dimmelo. Non ho più voglia di discutere con te.
Butch gli rispose con un ghigno diabolico, come se apprezzasse e si prendesse gioco dell'ingenuità del minore.
- Hai bisogno di un disegnino? Mi fai schifo, non posso perdonarti. Potresti contagiarmi, per questo non mi avvicino. Già ho avuto a che fare con il tuo amico, Armstrong... Non è stato per niente piacevole. Come fate voi a ficcare la vostra lurida lingua nella bocca di un altro uomo non lo so. Ma non vi fate ribrezzo da soli? Bleah.
Ethan spalancò la bocca e alzò lo sguardo sul bullo, stupefatto. Non poteva neanche immaginare il suo James tra le grinfie avvelenate di Butch, mentre tentava invano di difendersi.
- C-cosa gli hai fatto? Sta bene, vero? - domandò terrorizzato, sperandi che gli rispondesse con l'unica cosa che in quel momento voleva sentirsi dire.
- Io a lui niente, gli stavo solo facendo un favore. Sono io che dovrei lamentarmi, non lui. - Ethan strizzò le palpebre; non voleva piangere, non davanti a Butch. Non voleva dargli la soddisfazione.
- Va bene, allora facciamo così. Sfogati. Per stavolta te lo concedo. Poi però lasciami in pace, e soprattutto lascia stare James. Lui non c'entra in questa storia.
Butch lo prese per il collo e gli bloccò la testa al tronco, senza permettergli di parlare ancora. Gli piantò un gomito sotto lo sterno, bloccando i gemiti di dolore del minore con una mano.
Il maggiore lo tirò poi per i capelli verso il basso, scovando sotto la felpa spessa il nervo sulla spalla e schiacciandoglielo fino a fargli provare un dolore talmente intenso da lasciarlo senza sensi.
Ethan non percepì il tempo che passò, ma ne era grato. Meno avrebbe provato dolore, meglio sarebbe stato. O almeno sperava. Non poteva sapere che, al risveglio, il male più grande sarebbe stato scoprire quel che Butch aveva fatto a James.
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Sera miei cari
Ho un paio di cose da dirvi:
Primo: saliamo in classifica, aw. Vi amo tutti❤
Secondo: ho notato che se scorrete un po', troverete questa storia tra quelle di tendenza in storie d'amore, e boh, vi amo ancora di più.
Terzo: 8k visualizzazioni. E indovinate un po'? VI AMOO
Questo capitolo lo dedico a tutti coloro che hanno affrontato una qualsiasi situazione di bullismo da soli, schiacciati dall'indifferenza di chi li circondava. Siate forti, ragazzi. Nessuno ha il diritto di sovrastarvi, siete fantastici. Continuate a lottare.
Okay, mi andava di scriverlo.
Adesso, non che voglia farmi gli affari vostri, ma... Vi siete mai trovati con le spalle al muro? Vi siete mai trovati davanti ad una situazione di bullismo senza che siate intervenuti?
Tranquilli, non vi giudico, siete liberi di parlare. Siamo qui per condividere le nostre esperienze, nessuno è contro di voi, ci sosteniamo a vicenda.
Bene, se avete voglia rispondete, altrimenti pace.
Notte notte,
~Gaia
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Ethan, io...
Romance[COMPLETATA 14/09/2015-7/10/2016] On Wattys 2018 Longlist [In revisione] È difficile andare avanti da soli, dopo che chiunque, persino la tua migliore amica ti ha voltato le spalle. È difficile continuare a vivere, a camminare a testa alta, quando...
