Ethan passò circa due ore a trovare la scrittura, l' inquadratura e il foglio di carta adatto per scrivere quel dannatissimo bigliettino da lasciare a James. Era vero, stava diventando un' ossessione, ma Ethan esigeva che fosse tutto perfetto, doveva pretendere il meglio da sé stesso per James. Aveva davvero intenzione di provare a far andare bene le cose e, soprattutto, pretendeva di riuscirci.
Si addormentò verso le undici e mezza, tra i ricordi del giovane amato e abbracciato al cuscino, affondando la testa in esso e arrossendo leggermente per ciò che era successo.
Il giorno seguente, a scuola, Ethan era euforico: non vedeva l' ora di incontrare il biondino per poter finalmente chiarire e tornare ad essere amici... O, certo, qualcosa di più.
Ethan non seguiva le lezioni, guardava incessantemente fuori dalla finestra, sospirando o fermarndosi a fissare qualcuno dei ragzzi che, nel campo da basket, stavano tenendo una partita di pallacanestro, senza badare ai continui richiami del professore che, spazientito, lo spedì in presidenza.
Il castano abbassò la testa e uscì silenziosamente dall' aula, ma, nonostante fosse la prima volta che un professore lo riprendeva, non poteva non essere felice per quello che sarebbe successo.
Percorse i corridoi in massimo silenzio fino ad arrivare all' ufficio del preside, che, vedendolo entrare nel suo studiolo, si chiese cosa ci facesse un McCollough in presidenza, dati i notevoli risultati nelle discipline e l' ottima condotta di entrambi i fratelli.
Ethan bussò, facendo in modo da attirare l' attenzione del dirigente, che staccò gli occhi dallo schermo del suo portatile e, confuso, fece accomodare il ragazzo.
-Mh... McCollough? Cosa ci fai tu qui?- domandò aggrottando il sopracciglio.
-Sono mortificato. Ero distratto, nonostante i continui richiami dell' insegnante.-
-Capisco. Tu sei Ethan, giusto?- il quindicenne annuì, tenendo lo sguardo basso.
-Non ti preoccupare, abbiamo tutti delle giornate particolari, dei periodi un po' speciali, non dobbiamo essere troppo duri con noi stessi, così come noi docenti non dobbiamo farlo pesare troppo agli studenti. Stai tranquillo, Ethan, puoi tornare in classe...-
Il ragazzo sorrise, alzandosi dalla sedia e stringendo la mano al dirigente, che ricambiò il suo sorriso.
Il quindicenne stava per richiudersi la porta alle spalle quando venne richiamato dal preside.
-Posso sapere chi è la fortunata?-
Ethan si girò lentamente, tentando invano di non arrossire dall' imbarazzo.
-Non ti preoccupare della lezione, giustificherò io il tuo ritardo.
-Grazie, Signore.- lo ringraziò Ethan con un segno del capo.
-Credo faccia bene ai ragazzi confrontarsi con un adulto, così da avere un punto di riferimento su cui contare.-
-Come ha fatto a centrare subito l' argomento?-
-Esperienza, Ethan. Solo diciotto anni di carriera scolastica, di lavoro a contatto con gli studenti della tua età. I sintomi sono gli stessi: distrazioni continue, sospiri, sguardo distante, gote costantemente rosse... Ormai ci sono abituato.- spiegò il dirigente con un briciolo di vanità e gli occhi brillanti.
-Beh, non credo ci sia qualcuno in grado di aiutarmi...- rispose cupo il ragazzo, fissandosi le mani.
-Perché no? Cosa c' è di male a confidarsi con un adulto? Abbiamo tutti avuto esperienze simili alla tua età, abbiamo tutti avuto una cotta per una delle cheerleader o per la più carina della classe, tranquillo, non sei il primo.-
-Mi scusi, non credo potrebbe capirmi- insisté Ethan, ancora più imbarazzato.- Non è come crede... È... Diverso...- tentò di spiegare il castano, cercando di non diventare ancora più rosso di quel che già non fosse.
-Spiegati. Ho tutto il tempo che ti serve, voglio aiutarti.- ordinò il signor Kevins, fissando Ethan.
-Beh, vede, temo che lei abbia leggermente frainteso... Non è una lei...- farfugliò faticosamente.
-Oh, scusa, mi correggo, chi è il fortunato?- non sembrava dargli fastidio. Sembrava che all' espressione avesse aggiunto una punta di entusiasmo in più, come se con quel cambiamento avesse riconsiderato Ethan.
-Uno di quarto. Biondo, occhi smeraldo. Più alto di me e abbastanza magro. E dolce. Molto dolce. Fantastico.- Ethan si perse nei ricordi, immaginandosi tra le braccia di James, ad affondare le mani tra i suoi capelli, a sfiorare ancora quelle labbra carnose e desiderose di lui. Voleva ancora perdersi in quegli occhi verdi da brivido, sfiorare il naso del biondo con la punta del suo, voleva nascondersi sotto la giacca di James, tra le sue braccia, voleva ancora tornare dall' amico, dichiarare la sua passione e vivere finalmente tutti i momenti che aveva sognato.
-Lasciatelo dire, hai dei bei gusti, ragazzo. Se adesso potessi dirmi anche il nome...-
-Devo proprio?-
-Sì.- affermò deciso il dirogente, fissando negli occhi il minore.
-Okay, va bene. Ha presente James Armstrong?-
Il suo volto si aprì in un enorme sorriso.
-Certamente. Abbiamo fatto un discorsetto anche con lui, pochi mesi fa. È un ragazzo dal cuore d' oro. Tienitelo stretto, Ethan.-
-Ma fino a poco fa se ne andava in giro con Norrison e gli altri! Non può essere davvero così dolce come lei dice... Anche se devo ammettere che mi ha trattato bene, mi ha accolto e supportato.- Ethan ancora non era convinto sulla questione, ma decise di andare avanti, nonostante esigesse delle spiegazioni.
-È un ragazzo timido, riservato, ha commesso degli errori, ma si sentiva obbligato. Cerca di comprenderlo; in fondo ha anche tante qualità, no? Neanche lui approva la violenza di Norrison, ma, nonostante ciò, è costretto ad assistere a tutti gli scherzi di cattivo gusto che fanno i suoi "amici", per così dire, e, qualche volta, è costretto addirittura a subirli.-
Una scarica elettrica percorse la schiena di Ethan e un impulso protettivo lo portò ad alzarsi in piedi di scatto, sfuggendo al suo autocontrollo.
-Subire i loro scherzi? No, non possono. Non possono divertirsi con una persona come James. Non se lo merita.-
Il signor Kevins alzò leggermente le spalle- Possono, a quanto pare. Comunque la stessa cosa varrebbe per te, giusto? Non penso tu abbia fatto qualcosa si male per meritarti l' ira di Norrison.- commentò il docente, alzando gli occhi al soffitto.
-A dire il vero, una cosa c' è stata che lo ha infastidito. Anne Martins era la mia migliore amica fino ad un paio di mesi fa. E adesso l' attuale fidanzata di Butch. E non penso abbia preso bene la mia... ehm... omosessualità. Quando gliel' ho confessato era sconvolta. Non pensavo la prendesse così male, invece...-
-I veri amici non ti giudicano, ti accettano e ti apprezzano per quello che sei. Coraggio, troverai altre compagnie... Magari al college...-
-Lo spero. Comunque grazie, parlare con lei mi è stato di grande aiuto. - sorrise Ethan, cercando di chiudere lì la conversazione.
-Grazie a te. Amo questo aspetto del mio lavoro, amo confrontarmi con i ragazzi. Torna quando vuoi, Ethan.-
E, salutando il dirigente, il castano tornò verso la sua aula, fermandosi un attimo in bagno per sciacquarsi la faccia: era diventato bollente.
Notò altri due ragazzi all' interno del bagno, uno dei quali era appena uscito. L' altro, invece, si stava lavando le mani.
-Hanno solo acqua fredda, qui...- borbottò il ragazzo tra sé e sé, voltandosi.
Bastò un istante. Ethan riconobbe subito il giovare dalla folta chioma bionda e distolse lo sguardo, ritrovandosi a fissare il pavimento.
Si sentì posare due dita sotto a mento per poi sollevarlo un po' più del dovuto, arrivando a fissare James negli occhi, facendolo arrossire di colpo.
Ethan non si ribellò al volere del maggiore neanche quando prese ad accarezzargli la guancia, avvicinandosi leggermente.
-Fermo.- lo bloccò il minore prima che potesse andare avanti.- Ti devo prima parlare. Ma non qui, fuori scuola. Dove non ci vede nessuno.- il biondo si allontanò dispiaciuto, aspettandosi un altro tipo di reazione, ma si accontentò del tono calmo con cui gli aveva parlato.
-Va bene- concordò il ragazzo dagli occhi verdi.- ti aspetto. Fuori scuola, troviamoci sul retro. Poi parleremo con calma mentre ti accompagno a casa.-
Entrambi i ragazzi fecero un passo indietro, fissandosi.
-Scusa, James...- sussurrò Ethan, in modo da non farsi sentire dal compagno.
Il biondo rilassò le spalle, avvicinandosi al minore, piegandosi leggermente sulle ginocchia e prendendo in braccio Ethan, che, sconvolto, ma silenziosamente, lo abbracciò, cingendo le sue braccia intorno al collo del maggiore e le gambe intorno alla vita.
-Aiuto... Fammi scendere...- si lamentò il castano, cominciando a dimenarsi leggermente.
-Non ti lascio, Ethan. Non ti lascio.-
-Ti prego...- insistette il minore, seppur non ribellandosi, appoggiando la testa sulla spalla del maggiore.
James lo appoggiò sul mobiletto della cartigenica e lo fissò ancora, senza distogliere lo sguardo dall' oceano negli occhi del minore.
-Non resisto, Ethan. Io...- Ethan interruppe James, mettendogli una mano sulla bocca, sentendola morbida al contatto con la sua pelle.
-Per favore, fallo per me. Aspetta. Non è il massimo del romanticismo il bagno del liceo, giusto?-
-No, non proprio. Ma quindi a te non ha dato fastidio il... ehm... Bacio.- chiese James.
-Parleremo anche di questo, ma non adesso. A dopo, James-
-A dopo, Zuccherino.-
Le ore del pomeriggio trascorsero lentamente; erano quelle ore che separavano i due amanti dal rivedersi, che facevano pesare quella distanza, quelle ore che, passate così, diventavano insopportabili.
La campanella delle quattro suonò ed Ethan, come prestabilito, si ritrovò nel luogo dell' incontro.
-Ethan...-
-James...- il castano salutò l' amante con un cenno della mano, poi, si avviarono verso il loro quartiere.
-Quindi... Cominciamo.- iniziò Ethan.- vado io per primo, ne sento più il bisogno. Allora, intanto scusa. Mi sono comportato malissimo con te, non capisco come tu faccia a sopportarmi ancora... Non credo sia bellissimo sentirsi rivolgere certe frasi... Ma, seriamente, me ne pento. Ho passato un brutto periodo e, non so perché, ho sentito il bisogno di sfogarmi su di te. Non ti meritavi quel mio comportamento, mi stavi soltanto aiutando. Sono stato uno stupido a non capirlo prima.- James ascoltava tutto pazientemente, senza commentare e fissando il minore, che continuava a camminare guardando in avanti, non osando rivolgere uno sguardo al compagno.
-Tranquillo, Et, l' importante è che non mi odi.- lo rassicurò il biondo.
-Ma se te ne sei praticamente andato via piangendo...- commentò il minore, mordendosi il labbro inferiore.
-Già. Faceva male, ma non voglio fartelo pesare. Ormai è un vecchio ricordo. Fa' in modo di seppellirlo sotto esperienze positive.- si fermò di fronte ad Ethan, spostandogli una ciocca di capelli dagli occhi e prendendogli le mani.- Ricorda che io ti amo. Non mi interessa se ti conosco da poco, non importa se ti ho visto poche volte, me ne viene poco il tuo giudizio: io ti amo. E ti amerò finché un sordo non sentirà da un muto che un cieco ci sta spiando. E, anche fosse, ti porterei via dagli occhi di tutti e continuerò ad amarti, e la natura non potrà separarci.
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta...*-
Ethan prese il viso di James tra le mani e lo baciò, annullando la loro distanza in un bacio dolce, passionevole; allungò le braccia e intrecciò le dita dietro al collo del biondo, facendo in modo che quest' ultimo posasse le sue sui fianchi del minore.
Si guardarono negli occhi, soddisfatti.
-Dicevi?- chiese Ethan, sorridente.
-Siamo arrivati a casa mia.- disse James indicando il portone della sua villetta, rimasto senza fiato né parole.
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*Poesia di Stefano Benni, "E se non ti basta"
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Ethan, io...
Romance[COMPLETATA 14/09/2015-7/10/2016] On Wattys 2018 Longlist [In revisione] È difficile andare avanti da soli, dopo che chiunque, persino la tua migliore amica ti ha voltato le spalle. È difficile continuare a vivere, a camminare a testa alta, quando...
