31. James

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James aveva aspettato fin troppo. Per tre giorni era stato ad attendere, senza alcuna risposta, un segno di vita da parte di Ethan, un aggiornamrnto sulle sue condizioni, o anche semplicemente un messaggio di buongiorno, ma niente. Ryan lo aggiornava quotidianamente sul fratello, rassicurandolo e pregandolo di non preoccuparsi troppo, ma non ne voleva sapere di sputare fuori il perché nessuno volesse lasciargli una spiegazione logica.
Intravide Ryan nei corridoi, correndogli incontro e fermandolo con una mano sulla spalla forte.
James gli prese il viso con fare delicato, ma negli occhi Ryan percepiva comunque una scintilla di freddezza, data dalla lontananza dal piccolo Ethan.
Lo trascinò dentro ai bagni, prendendolo per le spalle e bloccandolo al muro con entrambe le braccia.
- Ryan seriamente. - il tono di James era serio, freddo e distaccato. - Dov'è Ethan? Ho bisogno di saperlo ti prego. Non costringermi ad usare la forza.
Ryan sospirò, dandogli dei piccoli colpetti sulle mani per fargli allentare la presa.
- James sta' calmo. Ethan è tornato a casa stamattina. Non sta benissimo, ma se la cava. Dovrebbe tornare a scuola la settimana prossima.
- Credimi, non ci arrivo alla settimana prossima senza vederlo, soprattutto se so che sta male. Dovresti capirlo. Pensa se Diane fosse all'ospedale e suo fratello ti dicesse che non la puoi vedere. Anche tu staresti facendo ciò.
Ryan cercò di scostarsi, ma James lo ancorò ancora di più al muro, avvicinando il viso e guardandolo negli occhi.
- Oggi ti accompagno a casa. Non mi importa di Diane, non mi importa se vuoi restare solo. Oggi vedrò Ethan.
Il biondo si allontanò, lasciando il minore ancora contro il muro che lo guardava.
- Scusa... - mormorò, abbassando lo sguardo e stringendo i pugni. - Non è molto carino da parte mia trattarti così, ma non ce la faccio più. Ho un bisogno fisico di vedere Ethan. - aggkunse mordicchiandosi il labbro.

Ryan si avvicinò a lui lentamente, fino ad arrivare a guardarlo negli occhi, poco più in basso.
Gli passò il pollice sulle labbra e sullo zigomo, squadrandolo con i suoi occhi di cielo. James rimase immobile, senza capire dove il minore volesse arrivare.
- Mio fratello... - mormorò - ancora non ci credo. Sei così carino... Ricordo ancora il vostro primo bacio. Ethan tornò a casa in lacrime. Gli chiesi cosa fosse successo e lui ti descrisse per la prima volta. Non aveva mai parlato di te prima di allora. È stato strano saperlo innamorato di uno dei bulli che lo pestavano... - James deglutì, tenendo lo sguardo fisso sul castano. Strinse i pugni nelle maniche, il labbro che gli tremava e gli occhi già umidi.
- I-io non volevo... Non l'ho mai neanche toccato... - balbettò.
- Avresti dovuto, invece - lo interruppe Ryan. - nel senso che intendo io, ma...
James si scostò irritato. Non poteva pensare di fare niente ad Ethan.
- Intendo dire che avresti dovuto dichiararti molto tempo prima. Quando hai fatto finalmente ciò che entrambi aspettavate da tempo -e lo sapevate- , vi frequentavate già da molto? Beh, non ho idea di quanto tempo fosse, comunque parecchio. Già da un po' Ethan teneva comportamenti... Sospetti. - Il biondo lo strinse in un abbraccio, lasciandosi andare in un pianto lento e silenzioso, cullato dalle braccia del minore. Ryan gli accarezzò i riccioli dorati, cercando invano di tranquillizzarlo.
- È strano come un ragazzo come te possa essere frantumato da uno come Ethan. Dovresti essere forte per tutto quello che hai passato, e invece... Ti lasci distruggere da un quindicenne sottopeso.
- Già, e non mi importa di quello che mi fa passare. Per lui sopporto tutto.
- Ah, quanto sei sdolcinato... Capisco perché piaci a mio fratello. Ma devi imparare a comportarti come si deve. Non puoi sempre aspettare per un bacio o un abbraccio, okay? Fatti spiegare da qualcuno cosa deve fare un diciassettene quando si tratta di relazioni serie. Non devo fare anche a te tutto il discorsetto, vero? - James arrossì imbarazzato, scuotendo lentamente la testa, evitando il suo sguardo. Sapeva esattamente cosa intendeva dire: doveva prendere più spesso l'iniziativa, nonostante non sentisse il bisogno di cambiare qualcosa tra lui ed Ethan.

Ripensò solo in un secondo momento a quello che Ryan voleva dire: "E se avesse ragione?" rifletté. Poteva non essere solo questione di coppie, ma andava applicato anche alla vita reale. Raramente aveva preso un'iniziativa per conto suo, ma era il momento di iniziare a farlo.

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Pessimo capitolo, lo so. Sarà lungo... Boh, una pagina? È pochissimo, me ne rendo conto, ma non ho davvero né il tempo nella voglia di scrivere. Spero possiate perdonarmi, non è un bellissimo periodo per me. Ad ogni modo, quest'estate prometto di essere più attiva e di scrivere meglio.
Ci sentiamo la settimana prossima, buone verifiche a tutti ;-)
~Gaia

Ethan, io...Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora