Ethan si risvegliò nel solito letto, dal solito odore, dagli stessi colori del mare. Il solito ragazzo - il suo - era seduto accanto a lui sul materasso e gli accarezzava dolcemente il viso con le sue grandi mani fredde.
- Ben svegliato, Ethan. - lo salutò James con un sorriso.
Il castano si guardò intorno stranito, come se non capisse perché si trovasse a casa e non a scuola, dove aveva perso i sensi.
- Sei a casa mia, - intervenne James, come se lo avesse letto nel pensiero. - Lucy e Joseph ti hanno trovato a terra sotto i pini e mi hanno chiamato subito. È stata Maya a farti uscire da scuola; essendo maggiorenne può prendersi la responsabilità di un minore.
Ethan chiuse gli occhi e sospirò. Si voltò su un fianco e alzò lo sguardo sul biondo sopra di lui. Poi, picchiettandosi con l'indice destro il labbro inferiore, reclamò un bacio che non tardò ad arrivare, efficace nel suo scopo.
- Butch... - gemette il castano strizzando le palpebre. Non riusciva a pronunciare altro, era troppo scosso per parlare.
James aiutò il minore a mettersi a sedere, come da lui richiesto, annuendo preoccupato. Con sorpresa del biondo, Ethan non raccontò quel che era successo, bensì gli porse un'altra domanda, che lasciò il diciassettenne piuttosto sconvolto. - Cosa ti ha fatto? Non nascondermi nulla, James.
- Credevo che in questo momento stessimo parlando di te, non di me.
- Sei un idiota. Voglio sapere cose ti ha fatto. Parla, prima che ti tiri uno schiaffo. - Il maggiore abbassò lo sguardo sulle sue mani; non sopportava di vedere Ethan così, odiava farlo arrabbiare. Sapeva che, in fondo, era solo un suo modo di reagire per mascherare la sua preoccupazione.
- Se quel verme avesse provato anche solo a toccarti io... - Ethan strinse i denti e conficcò le unghie nei palmi chiari.
- Rilassati, Ethan. So come difendermi. Sono solo contrario alla violenza.
Il quindicenne scoppiò in lacrime dalla troppa tensione, stringendo tra le mani piccole la maglietta del maggiore e inzuppandola di pianto. Il biondo gli accarezzava la schiena mentre tentava invano di tranquillizzarlo; per riuscire nel suo intento impiegò una decina di minuti e un paio di baci sul collo che Ethan non poté respingere.
- Va meglio ora? - chiese James dopo un interminabile abbraccio che passarono nel più assoluto silenzio. Il castano annuì debolmente, incrociando le gambe e portandosele al petto. A quel punto il biondo gli posò una mano sulla spalla, mentre con l'altra gli sollevò il mento, fino a guardarlo negli occhi.
- Ascolta, Ethan: per quanto possa farti male, abbiamo bisogno tutti quanti di sapere cosa ti accade quando siete soli. Per la tua e per la mia sicurezza. Per quanto ne so potrebbe addirittura violentarti. Ultimamente lo vedo disposto a tutto, pur di farti stare male. Ho paura che possa arrivare a tanto. Io mi ritenevo abbastanza fortunato, ero riuscito ad entrare nelle sue grazie, fino a poco prima che venisse a conoscenza della nostra "amicizia". In questo periodo lo vedo piuttosto teso, e sinceramente non mi interessa più di tanto il motivo; non deve prendersela con te. E soprattutto, non può condannarmi perché quantomeno ti rivolgo la parola a scuola. Ma sai che ti dico? Basta. La prossima volta che prova anche solo a nominarti gli tiro un pugno sul quel faccino strafottente che si ritrova. Non mi importa cosa accadrà. Lui non ti deve più toccare. Non gli appartieni, non ha il diritto di farti tutto questo. Tu sei mio.
Una scintilla di rabbia pura trapassò gli occhi di smeraldo di James, come se al prossimo commento sulla loro relazione o sul suo ragazzo fosse stato capace di uccidere qualcuno, o quantomeno mandarlo all'ospedale. Ethan capiva perfettamente quest'istinto protettivo, ma dubitava riuscisse veramente a tenere testa a Butch, dopo anni e anni di pesi in palestra. Il biondo rispetto al castano era forte, certo, ma sapeva che già in passato avevano avuto delle discussioni o piccoli dibattiti, ed era raro che Butch non passasse alle mani. Non sapeva difendersi in altro modo. Da quanto gli era stato riferito, però, James non aveva mai vinto. Non stentava a crederci, Butch pesava almeno il doppio di lui. Non era molto più alto del suo ragazzo, ma decisamente più robusto. Aveva i bicipiti e la tartaruga scolpiti, i polpacci allenati e i quadricipiti ben delineati. James, al confronto, sembrava uno spiedino.
Ethan prese ad accarezzargli lentamente il viso, facendolo rilassare sotto il suo tocco delicato, rassicurante. Il minore passò ad accarezzargli il collo, mentre con movimenti lenti invitava silenziosamente James a sdraiarsi al posto suo.
Il maggiore chiuse gli occhi. Ethan contemplò a lungo quei boccoli dorati che gli contornavano il viso angelico, anche dopo una sfuriata come qulla di pochi minuti prima. Sfiorò con il pollice le sue labbra chiare e carnose, prima di sentirlo sorridere.
- Ti sei calmato adesso? - sussurrò Ethan all'orecchio del biondo, stendendosi su di lui del tutto.
Il maggiore annuì e si girò verso il viso del minore, baciandogli lo zigomo.
- Mi basta guardare i tuoi occhi per sentirmi in paradiso. - mormorò a sua volta e sorridendo appena.
- Va bene... Allora se ti guardo e magari ti sorrido pure mi dici che ti ha fatto Butch? Tanto lo sai che non potrei fare comunque niente. - James scosse la testa e ritornò serio, il suo bellissimo sorriso si trasformò quasi immediatamente in una smorfia di dispiacere. Fece schioccare la lingua e si preparò a parlare, pur non sapendo da dove iniziare.
Le sue labbra tremarono, quando iniziò a rievocare una verosimile sequenza dei fatti.
- Mi sento uni schifo. Davvero. E se adesso lo sto raccontando a te è solo perché mi sei irresistibile. Non so neanche cosa gli fosse preso quel giorno, era furibondo per la nostra amicizia. Lui... m-mi baciò. - Si lasciò scappare un singhiozzo, mentre sentiva la gola pizzicare e le lacrime diventare troppo pesanti per essere trattenute. Si sentì abracciare saldamente da Ethan, ma questo non bastò a farlo sentire meglio. - Stava per andare oltre, ma riuscii a bloccarlo, così me la cavai con un paio di pugni. Solo che non è giusto. - gli si incrinò la voce, al solo pensiero di ciò che Ethan aveva affrontato e doveva ancora affrontare, se avesse ritrovato Butch da solo con i suoi amici. - Non è giusto quel che ha fatto a me, non è giusto nei tuoi confronti, e soprattutto, non trovo giusto che tu debba subire tutto ciò ho ha fatto provare a me, solo più frequentemente e più a lungo. - James non ce la faceva a sostenere lo sguardo del suo ragazzo. Abbassò il capo e pianse.
Ethan lo guardava sconvolto, senza riuscire a proferire parola. Lo fisaava mentre piangeva, ma non aveva il coraggio di consolarlo. Non riusciva a fare nient'altro che fissarlo immobile. James aveva bisogno di lui, ma il quindicenne, per la prima volta, non era capace di aiutarlo. Era sempre stato il biondo quello forte tra i due, non aveva mai considerato l'opzione che anche lui potesse crollare. Si sentiva un egoista, o forse lo era. Davanti a quella scena, davanti al suo ragazzo, Ethan non era capace di prendere le redini, non era in grado di salvare la situazione. Gli sarebbe bastato un abbraccio, ma neanche quello era in grado di fare. Non riusciva a muoversi, solo a guardarlo. Come se non capisse davvero cosa avesse provato, come se non gliene importasse delle esperienze che James aveva voluto condividere con lui.
E come ormai ci si poteva aspettare, fu James a riprendere il controllo, a dominare in quella situazione, nonostante la sua estrema fragilità.
- Tutto bene, Ethan?
- No, James. Non puoi continuamente pensare agli altri, non puoi sempre pensare a me. Sono io che devo chiedere a te come stai. Sei tu quello che va aiutato, in questo momento. Non ti preoccupare più per me. Hai già subito troppo. Ti sei preso sulle spalle anche il mio dolore, a carico unicamente tuo. Lasciati andare. Da adesso penso io a te, mio principe. - Gli disse tutto quello che pensava, che in fondo provava. Ma sapeva che le parole non sarebbero bastate. Dove a agire, dimostrare tutto quell'amore che diceva di provare nei suoi confronti.
Sapeva che non era molto, ma l'abbracciò. Per tutte le volte che nessuno l'aveva fatto. Per tutte le volte che era stato lasciato solo, contando sul suo carattere forte. Per tutte le volte che nessuno si era accorto di quello che James nascondeva. Per tutte le volte che si era preso carico delle preoccupazioni di Ethan, senza lamentarsi né esitare, per tutte le volte che aveva fatto stare bene gli altri trascurando la sua felicità.
James Armstrong, il ragazzo dai capelli e dal cuore d'oro, quel ragazzo di una dolcezza e una disponibilità infinita, colui che avrebbe dato tutto, pur di non vedere Ethan piangere. Non era mai stato un cattivo ragazzo, nessuno l'aveva mai portato sulla cattiva strada. Usava Butch come copertura? Probabile, ma era possibile che ci fosse anche qualcos'altro dietro. Quel sentimento che non mancava mai in ogni azione del biondo, in ogni modo delicato, in ogni atteggiamento di James. Quel sentimento che, anche se invisibile, accompagnava il ragazzo in qualsiasi azione facesse. L'amore.
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Se ve lo steste chiedendo: sì, Ethan si è capito da solo nell'ultimo pezzo.
Ma se foste riusciti a capire il ragionamento contorto di quello scricciolo... Allora siete bravi.
Anyway, mancano al massimo cinque capitoli da qui alla fine della storia, e boh, piango.
Comunque...
Avete aspettative per la fine? Cosa pensate accadrà?
Rispondete nei commenti e... Niente, alla prossima,
Byee
~Gaia
P.s. la classifica. Sclero *^*
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Ethan, io...
Romantizm[COMPLETATA 14/09/2015-7/10/2016] On Wattys 2018 Longlist [In revisione] È difficile andare avanti da soli, dopo che chiunque, persino la tua migliore amica ti ha voltato le spalle. È difficile continuare a vivere, a camminare a testa alta, quando...
