~Piccola avvertenza! In questo capitolo capitolo ci saranno scene di autolesionismo e presenza di sangue. Decidete voi se leggere o meno, io vi ho avvisati~
Quella notte non dormii.
Rimasi sveglio nel mio letto, mentre calde lacrime bagnavano il cuscino che stringevo tra le braccia.
I tagli su una delle braccia avevano ripreso a sanguinare e bruciavano come se qualcuno vi avesse avvicinato un fiammifero.
Rannicchiai le gambe al petto, implorando chiunque fosse pronto ad ascoltarmi di far cessare quello strazio.
Purtroppo questo non avvenne, e continuai a provare un dolore simile a quello di un colpo di pistola appena sotto il cuore.
Doloroso, ma non mortale.
Sentivo che avevo iniziato a consumarmi lentamente, come divorato da un tarlo interiore.
Mi sentii scoppiare la testa, mentre la spiacevole eco del mio respiro affannoso ottenebrava i miei sensi, rendendomi ceco e sordo ai colori ed ai suoni del mondo.
Piansi ancora più forte, tentando inutilmente di scacciare le lacrime con rabbiosi gesti della mano.
Vocetta: "Michael, perché lo hai fatto?" Chiese ad un tratto la vocetta che da tanto non invadeva la mia mente.
"Non lo so... io... io... mi dispiace..." Pensai in risposta.
Vocetta: "Stai tranquillo, Michael. Io so perché lo hai fatto, dopotutto sono la tua coscienza. Il punto è: tu lo sai?" Disse ancora.
Scossi il capo, come se davvero credessi di star parlando con una persona reale, invece che con una creazione del mio fragile intelletto.
Affondai il viso nel cuscino, sperando ancora in una risposta da parte di quella voce, che però restò muta, come se fosse morta.
Urlai, ma le mie grida furono soffocate dalle piume del cuscino.
Sentii la mia testa pulsare, mentre i rantoli soffocati che uscivano dalla mia bocca diffondevano la propria energia fin nelle tempie.
Lentamente, mi girai a pancia all'aria, distendendo gambe e braccia fino a sembrare il modello anatomico di Da Vinci.
Il mio petto si alzava e abbassava a ritmo irregolare, gonfiato da profondi sospiri e colpi di tosse.
Pian piano, spostai lo sguardo sul braccio che Andreas aveva liberato dalle bende.
La pelle era purpurea in prossimità dei tagli e biancastra nei punti in cui risultava intatta.
Le vene pulsavano sotto la pelle martoriata mentre i muscoli tesi come corde d'arco erano duri come pietra.
L'avambraccio era gonfio e mi procurava forti fitte di dolore ad ogni respiro.
Una lacrima scese dal mio occhio destro, per poi accarezzarmi la pelle della tempia e morire al contatto con il cuscino, assorbita dalla federa.
Sospirai, mentre un'ennesima scossa di dolore mi attraversava il corpo.
Con movimenti lenti, sollevai il braccio ancora fasciato ed iniziai a svolgere le garze.
Quello che vidi quando il braccio fu completamente libero dalle fasciature mi lasciò senza fiato.
La pelle era pallida, in netto contrasto con i tagli da cui colava sangue rosso come velluto.
Ma la cosa più raccapricciante era il taglio in corrispondenza della vena principale.
Era profondo, orrendo.
In fondo ad esso scorgevo il flusso di sangue semi coagulato.
Quella scena mi fece venire la nausea, e dovetti affrettarmi ad mettermi seduto.
Mi alzai dal letto e mi diressi in bagno con andatura incerta, claudicante.
Ebbi appena il tempo di inginocchiarmi davanti al gabinetto che iniziai a vomitare bile e succhi gastrici, assieme a tutto quello che avevo nello stomaco.
Emanavano un odore terribile, che mi nauseò ancora di più.
Ero scosso da profondi conati, che mi impedivano di stare dritto, costringendomi ad una posizione a quattro zampe.
L'ultimo conato fu talmente forte da farmi tremare, mentre iniziavo a piangere di nuovo.
Pian piano, mi sollevai dal pavimento, appoggiandomi al muro.
Scaricai quella roba immonda e mi diressi al lavandino.
Mi appoggiai ad esso ed aprii il rubinetto, iniziando a sciacquarmi la bocca e la lingua dal sapore della bile.
Mi lavai la faccia con acqua gelida, per poi chiudere il rubinetto ed asciugarmi con un asciugamano di lino.
Osservai lo specchio, dal quale la mia immagine mi guardava a sua volta.
Aveva i capelli scarmigliati e pesanti occhiaie violacee a contrastare il pallore mortale del viso.
Gli occhi erano spenti e vuoti e le labbra atteggiate in una smorfia oscena.
Il suo corpo era scheletrico, un foglio di pelle appoggiato su ossa sottili.
Ma la parte più brutta erano le braccia, coperte da piaghe rosse e sanguinanti, da alcune delle quali fuoriusciva una secrezione giallastra.
Ma la parte peggiore era la consapevolezza che quella figura ero io.
Era il mio sguardo ad essere spento.
Era il mio viso ad essere una maschera di dolore.
Ed era sempre il mio corpo ad essere ridotto in quelle condizioni pietose.
Mi accasciai contro il muro, prendendomi il viso tra le mani ed iniziando nuovamente a singhiozzare.
Mi sentivo male, uno straccio, ed il vomito di certo non aveva migliorato la mia sensazione.
Assieme al pianto, al contrario, aveva contributo a farmi sentire vuoto, come una crisalide senza farfalla.
Lentamente, però, mi lasciai andare in un sonno leggero, costellato di brevi, e di sicuro non piacevoli, scorci della mia vita...
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Coming In A Dark World||Mikandy
FanfictionMichael è un ballerino alla "Royal Opera House". Ha 22 anni ed uno spiacevole passato, dal quale fugge attraverso la danza. Si allena strenuamente, dopo la scuola. Ma un giorno, mentre si esercita con gli altri, uno strano tipo si presenta nella s...
