Quel pomeriggio, verso le 5:30, andai ad allenarmi.
Era una giornata fredda, come d'altronde era normale che fosse un qualunque giorno di inizio dicembre.
Dopo aver pranzato, avevo riposato un po', per poi lavarmi la faccia e i denti, vestirmi ed uscire di casa.
In quel momento, stavo camminando per la larga strada di Covent Garden.
Ero appena uscito dalla metro e mi stavo dirigendo alla scuola di danza, procedendo a passo svelto e godendomi i raggi del sole invernale sul viso.
Quando arrivai di fronte al grande edificio, ebbi un fremito.
La sola vista di quel palazzo mi incuteva un sordo terrore, perché era lì che tutto era iniziato.
Avevo coronato il mio sogno di poter entrare a far parte di un corpo di ballo di alto livello.
Avevo conosciuto Andreas.
E sempre lì avevo scoperto di essere un vampiro, venendo a patti con la mia vera natura.
Sospirai, costringendomi a muovere qualche altro passo.
Varcai la soglia, entrando nella grande sala principale.
Percorsi lo stretto corridoio che portava alla sala allenamenti e da lì mi diressi allo spogliatoio.
Posai lo zainetto su una panca, aprii la cerniera e presi una calzamaglia grigia, una maglietta azzurra e delle mezze punte.
Entrai in uno dei bagni ed iniziai a spogliarmi.
Sfilai la giacca e la maglietta, piegandole.
Infilai la calzamaglia e le mezze punte, seguite dalla maglietta.
Presi i vestiti ed uscii dal bagno.
Li riposi con cura nello zaino e tornai nella sala allenamenti, deserta vista l'ora tarda.
Andai verso il complesso stereo ed inseriti un CD di Tchaikovsky.
Subito le prime note del "Valzer dei Fiori" riempirono la stanza, dando vita ad una melodia delicata e suadente, che quasi mi obbligò ad iniziare a danzare.
Mi diressi verso io centro della stanza, iniziando a battere il piede per terra per tenere il tempo.
Quindi mi lasciai andare in una sequenza di Glissades, seguiti da piroette in sesta.
Volteggiai su me stesso, senza peso né preoccupazioni.
Eseguii una Fuettè all'italiana, seguita da una Ballonnè ed uno Chassè.
Continuai a danzare, ripetendo la sequenza, preparandosi mentalmente per il gran finale, mentre la dolce musica mi cullava.
Anzi, mentre entrava dentro di me.
Quella melodia meravigliosa invase ogni singola fibra del mio essere, persuadendomi a continuare nonostante il dolore ai muscoli dovuto alla mancanza di allenamento.
Inarcai la schiena, formando un ponte con il corpo, mentre alzavo la gambe destra del formare un'asse con la colonna vertebrale.
Poi saltai, facendo un mezzo giro in aria e atterrando sulle punte.
Eseguii una serie di Pas De Bourrèe con i piedi in terza, mentre con le mani descrivevo dei cerchi immaginari nell'aria.
Saltai appoggiando il peso del corpo sulla gamba destra, facendo scontrare i talloni tra loro nell'attimo prima di toccare nuovamente il parquet lucido.
Poi, mentre la musica terminava, mi inchinai, sorridendo cime se avessi avuto davanti un vero pubblico, e non solo i miei riflessi sulla parete di specchi.
Presi fiato per un attimo, per poi ricominciare a danzare sulle note della "Marcia".
Eseguii degli Chassè, puntellandomi sul piede sinistro, mentre con il destro descrivevo ampi cerchi sul pavimento.
A questo seguirono una Ballottè e quattro Cabrioles.
Con un Pas De Poisson mi librai in aria, sorridendo, mentre il brividi di felicità mi pervadevano, bruciandomi dall'interno con fiamme benefiche.
Ruotai il busto, formando un angolo di centottanta gradi con la gamba destra ed il braccio sinistro.
Stavo per eseguire l'ultimo Jetè e la conseguente piroetta, quando un dolore lacerante mi attaversò il corpo.
Persi il ritmo e caddi a terra, tenendomi il viso con le mani.
Mi voltai verso lo specchio e notai che i canini si erano allungati, rivelandosi in tutta la loro straordinaria e terribile lunghezza.
E mi resi conto di avere fame, non di cibo, bensì di quel liquido rosso che scorre nelle vene di tutti i mortali.
Bramavo il sangue, volevo sentire il suo sapore ferroso e salato sulla lingua, desideravo lasciarmi estasiare dal suo profumo speziato, abbandonarmi al suo calore quando mi scorreva giù per la gola.
Sospirai, provando a ritrarre i canini, ignorando il desiderio di sangue.
Purtroppo, i lunghi denti restarono esattamente dov'erano.
Spaventano, me li tastai con i polpastrelli.
Nel farlo, mi tagliai sull'indice.
Il sangue mi bagnò le labbra, mentre il suo odore mi inebriava, trascinandomi con sè in una spirale di puro piacere.
E in quel momento, sentii un colpo di tosse.
Mi voltai di scatto, portando una mano davanti alla bocca per coprire i canini.
E sulla soglia vidi Andreas.
Stava ritto, il trench nero piegato sul braccio muscoloso.
Indossava un jeans nero ed una camicia azzurra con bottoni rossi.
Andreas: "Sei un ottimo ballerino, ma un pessimo vampiro" disse con un sorriso.
Michael: "Andreas... ti prego, aiutami" implorai.
Il biondo sorrise, probabilmente divertito dalla mia pronuncia impastata a causa dei denti troppo lunghi.
Poi si avvicinò a me con passo misurato, mentre il mi sollevavo dal pavimento appoggiandomi allo specchio.
Michael: "Come facevi a sapere che avrei avuto bisogno d'aiuto?" Chiesi prima che mi mettesse le mani sui fianchi.
Andreas: "Vedi Michael, quando due vampiri si scambiano il sangue, tra loro si crea un legame. Così, quando uno dei due ha bisogno di nutrirsi, l'altro lo avverte e può andare ad aiutarlo" rispose per poi posare un bacio sul mio zigomo.
Sorrisi.
Michael: "Ma come facevi a sapere che sarebbe successo proprio adesso? E come hai fatto a venire qui così in fretta?" Chiesi ancora, avvolgendo le braccia attorno al suo collo.
Andreas: "Lo sapevo perché i sintomi della fame si manifestano circa un'ora prima rispetto all'allungamento dei canini. E poi, io qui ci lavoro" rispose divertito.
Michael: "Oh..." mugolai.
Andreas: "Bene, ed ora pensiamo alle cose serie" disse con un sorriso malizioso.
Poi mi posò un bacio a stampo sulle labbra, stando attento a non tagliarsi con i miei denti affilati.
Poi si staccò da me, iniziando a sbottonare il polsino destro della camicia.
Arrotolò la manica fin sopra il gomito, scoprendo la pelle, bianca e solcata da vene azzurrine, del polso.
Mi posò la mano sulla guancia, avvicinando il polso alle mie labbra.
Ebbi un attimo di esitazione, poi posai la bocca sulla sua pelle.
Inesorabili, i canini perforarono piano la carne morbida e calda, affondando in una delle vene.
Chiusi gli occhi ed iniziai a succhiare il sangue dalla piccola ferita che i miei denti aveva fatto sul braccio del biondo.
Intanto, Andreas mi posò la mano libera sul fianco, sostenendomi mentre il liquido caldo mi inebriava i sensi, facendomi accedere ad un'altra dimensione.
Iniziai a leccare con la lingua la pelle aperta sotto la spinta dei canini, provocando un risolino da parte del biondo.
Poi, dopo pochi secondi, Andreas tolse la mano dal mio viso, allontanando il polso.
Andreas: "Penso che possa bastare" disse con un mezzo sorriso.
Mugolai, contrariato.
Avrei voluto bere ancora quel sangue caldo e speziato, fino a prosciugarne anche l'ultima goccia.
Michael: "Perchè fermi tutto sul più bello?" Chiesi in tono lamentoso, appoggiandomi vicino allo specchio.
Lui rise piano.
Andreas: "Perchè devi imparare ad aspettare, Michael" rispose.
Poi prese un fazzoletto bianco dalla tasca dei pantaloni, iniziando a tamponare i forellini sul polso, asciugando i rivoletti di sangue che colavano dalla pelle squarciata.
Ripose il pezzo di stoffa in tasca e riabbassò la manica della camicia, chiudendola.
Poi si avvicinò nuovamente a me, mettendo le mani ai lati della mia vita, intrappolandomi.
Posò le labbra sul mio collo, facendomi fremere.
Andreas: "Ora tocca a me" sussurrò.
Sentii che schiudeva le labbra, facendo fuoriuscire i canini già allungati.
Pian piano, li affondò nella pelle della mia gola, iniziando a bere dalla vena principale.
Ad ogni sua sorsata, io gemevo, in preda ad uno strano ed arcano piacere.
Posai le mani sulle sue spalle, spingendo il mio bacino contro il suo, facendo aumentare i brividi che attraversavano il mio corpo.
Affondai una mano nei suoi capelli, dischiudendo le labbra in un gemito vergognoso.
Poi, Andreas sollevò la testa, sfilando i canini dalla mia carne.
Prese nuovamente il fazzoletto e lo usò per tamponare il sangue dal mio collo, posandolo poi di nuovo in tasca.
Posò di nuovo le mani sui miei fianchi e fece aderire la fronte alla mia.
Andreas: "Perchè prima facevi quei movimenti col bacino?" Chiese, per poi iniziare a farne a sua volta.
Michael: "Ehm... Mmm..." dissi in preda ai gemiti.
Andreas smise di muoversi, facendomi mugolare di disappunto.
Amavo sentire il suo intimo scontrarsi col mio, amavo il suo corpo sopra di me.
Amavo lui.
Lasciai ricadere le braccia lungo i fianchi, buttando la testa verso dietro, scoprendo il collo.
Andreas mi baciò il pomo d'Adamo, facendomi rabbrividire.
Mi accarezzò la schiena con una mano, mentre con l'altra mi circondava i fianchi per non farmi cadere.
Mi fece rialzare il capo, posando un ultimo, casto, pudico, bacio sulle mie labbra, per poi togliere le mani dalla mia vita.
Si diresse verso la porta, sistemandosi il trench sul braccio.
Michael: "Aspetta" dissi.
Andreas: "Cosa c'è?" Chiese, fermandosi sulla soglia.
Con due passi fui dietro di lui e lo circondai alla vita con le braccia.
Posai la testa sulla sua schiena e inspirai.
Michael: "Balla con me, Andreas" Chiesi.
Andreas: "Michael, non so se..." iniziò.
Michael: "Ti prego" supplicai.
Lo strinsi di più a me, sperando che cambiasse idea.
Andreas: "Va bene" cedette.
Con un sorriso di trionfo stampato sulle labbra, mi staccai da lui, andando verso lo stereo.
Selezionai la "Danza Degli Zufoli", altra sequenza dello Schiaccianoci.
Mi diressi al centro della sala, mentre Andreas gettava il trench sulla sedia accanto alle casse.
Mi venne vicino e mi strinse da dietro, mentre la musica partiva.
Io iniziai a disegnare dei cerchi immaginari sul pavimento, usando la punta del piede destro come se fosse un pennello.
Andreas mi sciolse dal suo abbraccio, prendendomi la mano nella sua.
Iniziò a farmi volteggiare per la sala, tenendomi appena.
Nel mio cuore iniziò a sbocciare un sentimento che credevo di non essere più capace di provare: gioia.
Sentii che mi pervadeva, che si insinuava nel mio cuore fin quasi a farlo scoppiare.
Mi sentii leggero come un granello di sabbia, senza peso come il vento, forte come un uragano e calmo come uno specchio d'acqua.
Andreas mi posò una mano sul fianco, attirandomi a sè, mentre faceva combaciare il mio corpo col suo, intrecciandoli in una danza magica, bellissima.
Mi sollevò in aria tenendomi per i fianchi ed io feci una spaccata, prima che mi riposare a terra.
Mi fece piroettare per quattro o cinque volte, per poi attirarmi nuovamente a sè.
Stava per posare la fronte sulla mia, quando mi sottrassi al suo abbraccio.
Avrebbe dovuto faticare per prendermi.
Quella danza si trasformò allora in una sensuale caccia, mentre il biondo cercava di afferrarmi.
Non appena era abbastanza vicino, gli permettevo di sfiorarmi, per poi scappare via con un salto o una piroetta.
Eseguii una Fuettè prima che potesse prendermi, subito seguita da dei Glissades.
Con un Jetè 3 riuscii a scappare dal suo abbraccio ancora una volta, ma solo per ritrovarmelo davanti l'istante dopo.
Il biondo mi fece indietreggiare, finché non toccai lo specchio con la schiena.
Mi posò le mani sui fianchi e tentò di baciarmi, ma io fui più rapido.
Mi scostai verso destra, usando il suo petto come punto d'appoggio, e scappai dall'altro lato della sala con dei Pas De Chat ben distanziati.
Andreas scosse piano il capo, sorridendo, per poi iniziare di nuovo a venirmi dietro.
Sorrisi a mia volta, invitandolo a venire a me con un gesto della mano, pensato apposta per provocarlo.
Andreas venne di nuovo verso di me, prendendomi per i fianchi.
Iniziò di nuovo a farmi volteggiare, assecondando i movimenti del mio corpo con il suo, facendo si che diventassimo un'unica entità.
Sorrisi, appoggiando la testa nell'incavo del suo collo, respirando il suo dolce profumo.
Poi, però, Andreas mi posò una mano sulla cintola ed un'altra sotto le ginocchia.
Mi sollevò, facendomi librare in aria tra le sue braccia.
Ad un tratto, tuttavia, perse l'equilibrio, cadendo.
Finì con il sedere per terra, ed io gli sarei finito addosso se non avessi avuto i riflessi pronti.
Allungai le braccia di fronte a me, cadendo sulla sua pancia senza però schiacciarlo.
Sospirai.
Posai lo sguardo su di lui, osservando i suoi occhi azzurri che mi fissavano divertiti.
Allora, con una mossa felina, mi misi a cavalcioni su di lui.
Abbassai la testa sul suo collo, iniziando a dare leggere baci sulla belle candida.
Lui affondò le mani nei miei capelli, spostando il mio viso in modo che le nostre labbra combaciassero.
Mi baciò appassionatamente, facendo danzare le nostre lingue assieme.
Io iniziai a strusciarmi su di lui con estrema lentezza, mentre sentivo il desiderio crescere in me.
Andreas portò una mano sulla mia schiena, iniziando a percorrere con un dito la colonna vertebrale.
Gemetti sulla sua bocca, mordendogli il labbro inferiore con gli incisivi sporgenti.
Il biondo sorrise piano, per poi mettersi a sedere, facendomi scivolare giù dal suo addome.
Ci ritrovammo seduti uno di fronte all'altro, con il fiatone ed i capelli scarmigliati.
Portai le braccia dietro il suo collo, posando di nuovo le labbra sulle sue.
Andreas, però, mi staccò con delicatezza.
Michael: "Cosa... succede?" Chiesi col fiato corto.
Andreas: "Abbiamo giocato fin troppo, per oggi" disse sensuale.
Poi mi diede un bacio sullo zigomo, si alzò, prese il trench ed andò verso la porta.
Andreas: "Ciao Michael, ci vediamo presto" disse in tono a metà tra il dolce ed il malizioso.
Io gli feci un sorriso, che lui non ricambiò, perché già girato di spalle.
Lo guardai finché non scomparve in un corridoio secondario.
Allora mi rialzai, andando verso lo spogliatoio.
Una volta arrivato, mi sfilai la maglietta e la calzamaglia sudate e le buttai accanto allo zainetto.
Rimasto un boxer, presi uno dei teli bianchi che la Royal metteva a disposizione dei ballerini e mi diressi verso le docce.
Entrai in una di esse, mi sfilai il boxer ed aprii l'acqua bollente.
Lasciai che il liquido caldo mi scorresse dappertutto, accarezzando ogni singola curva di ogni singolo muscolo del mio fisico.
Mi bagnai anche i capelli, iniziando poi ad insaponarli con un sapone dall'aroma delicato.
Feci lo stesso anche con il resto del corpo, per poi sciacquarmi nuovamente.
Mi avvolsi nel telo bianco e uscii dalla doccia, portando con me il boxer sporco.
Lo infilai nello zaino, assieme alla tenuta sudata, e presi quello pulito.
Era nero con l'elastico rosso, molto semplice.
Mi tamponai con un altro telo, più piccolo, e poi infilai la biancheria, seguita da pantaloni, calzini e scarpe.
Andai verso lo specchio e presi uno degli asciugacapelli che si trovavano li vicino, iniziando a dare una forma ai miei riccioli ribelli.
Una volta che ebbi finito, tornai alla panca dove erano i miei vestiti, infilai camicia e giacca, mi misi lo zaino in spalla.
Uscii dalla spogliatoio e percorsi lo stretto corridoio che portava alla hall.
Attraversai la grande sala a passo svelto, ansioso di tornare a casa per poter riposare un po'.
Ad un tratto, però, una mano mi toccò la spalla, facendomi trasalire.
Mi voltai di scatto, e non fui affatto sorpreso di trovarmi davanti Dominik.
Michael: "Dominik. Cosa vuoi da me?" Chiesi in tono di sfida.
Dominik: "Oh, ballerina, voglio solo fartela pagare per la tua arroganza. Nessuno può picchiarmi e sperare di passarla liscia" disse con un sorriso da pazzo.
Michael: "Lasciami stare... ti prego" implorai.
Dominik: "No... oh, no" rispose.
Poi mi prese per il bavero della giacca, facendomi cadere lo zainetto per terra.
Il resto avvenne tutto in una frazione di secondo.
Mi ritrovai steso sul marciapiede, con quella furia sopra di me che mi tempestava di pugni.
Avrei voluto reagire, ma il peso dei ricordi mi piombò addosso, impedendomi di reagire.
Ricordai di quella volta in cui Dominik mi aveva picchiato prima che entrassi a far parte del corpo di ballo della Royal Opera House.
Ricordai di quella volta in cui mi aveva insultato davanti a tutta la scuola, chiamandomi "frocetto" o "ballerina".
A quel punto, calde lacrime di frustrazione iniziarono a sgorgare dai miei occhi, bagnando l'asfalto del marciapiede sotto di me.
Dominik, intanto, continuava a massacrarmi, sibilando imprecazioni, non un solo passante che potesse udirlo o vederlo.
Poi, ad un tratto, non sentii più il peso del suo corpo sul mio.
Qualcuno po aveva tirato via, dandogli un pugno sotto il mento.
E quel qualcuno aveva capelli biondo chiaro ed indossava un trench nero.
Andreas.
Andreas: "La prossima volta che lo tocchi, saranno guai seri!" Urlò io biondo, mentre il moro si dibatteva sotto la furia dei suoi colpi.
Andreas: "Non provare mai più a toccare Michael, capito?!" Chiese smettendo di picchiarlo.
Dominik sputò per terra un grumo di sangue, dentro il quale c'era un dente.
A quella vista, quasi vomitai.
Poi il mio persecutore alzò i tacchi e se ne andò.
Dominik: "Sappi che hai firmato la tua condanna a morte, biondino!" Urlò girandosi verso Andreas.
Poi ripresa a correre, scomparendo.
A quel punto, il biondo venne verso di me, inginocchiandosi sul marcipede.
Mi posò una mano sotto la nuca, attirandomi a sè.
Mi cullò dolcemente, sussurandomi parole dolci all'orecchio.
Mi accarezzò le guance, asciugando le lacrime che le rigavano con il dorso della mano.
Mi tenne stretto a sè, facendomi posare la testa sul suo cuore, facendomi ascoltare quella melodia rasserenante.
Poi, pian piano, mi aiutò a rialzarmi.
Raccolse il mio zainetto da terra e se lo mise in spalla, passandomi poi un braccio attorno alla vita.
Ci incamminammo di nuovo verso la metropolitana, scendemmo al sottolivello e aspettammo che arrivasse un treno.
Quando il veicolo arrivò, Andreas mi aiutò a salire nella carrozza, ormai vuota.
Mi fece sedere su una delle sedie di plastica grigia e blu e si sedette accanto a me, abbracciandomi forte.
Durante tutto il viaggio, le lacrime minacciano di sgorgare di nuovo dai miei occhi, ma vennero fuori solo dopo che avevo cambiato treno.
Posai la testa sulla spalla del biondo, iniziando a singhiozzare.
Andreas mi accarezzò il dorso della mano con la punta delle dita, per poi posare un casto bacio sulla mia bocca, e poi un altro, e un altro ancora.
Continuò a baciarmi per tutta la durata del tragitto, fino a quando non giungemmo a Queensway.
Una volta arrivati in superficie, Andreas mi accompagnò a casa.
Mi diede lo zainetto e posò un ultimo bacio sulle mie labbra, per poi andare via.
Allora bussai il campanello.
Mia madre venne ad aprire la porta e, dopo averla abbracciata, andai ad piano di sopra.
Mi spogliai, andai a lavare i denti e poi mi infilai nel letto, accoccolandomi tra le coperte.
E così mi addormentai.
~Spazioautrice~
Hey! Spero che questo capitolo vi sia piaciuto!
Mi raccomando, commentate in tanti!
Vi informo che ho pubblicato la prima oneshot del mio libro "Nothing Is Only Words ~ Mika ~", la trovate sul mio profilo.
Spero vi piacerà.
Baci.
Hearts_Get_Hurts ♡
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Coming In A Dark World||Mikandy
FanficMichael è un ballerino alla "Royal Opera House". Ha 22 anni ed uno spiacevole passato, dal quale fugge attraverso la danza. Si allena strenuamente, dopo la scuola. Ma un giorno, mentre si esercita con gli altri, uno strano tipo si presenta nella s...
