Capitolo 38

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Lo psicologo mi sorrise enigmatico.
Afferrò il telecomando che permetteva di alzare lo schienale del letto e lo usò per farmi mettere completamente seduto.
Michael: "Ohi!" Esclamai mentre i muscoli della schiena si tendevano.
Dottor Swift: "Scusa, Michael, ma è necessario che tu sia seduto, altrimenti non potremo fare quello che dobbiamo" disse.
Michael: "E cosa dovremmo fare?" Chiesi.
Dottor Swift: "Voglio indagare sulla tua mente, Michael. Dopo il sogno che hai fatto mentre eri qui in ospedale, sono più che curioso di sapere se hai fatto progressi o se dobbiamo cambiare tipo di terapia" spiegò.
Deglutii, a disagio.
Michael: "Va bene..." dissi senza troppa convinzione.
L'ombra di un sorriso incurvò le labbra del dottor Swift.
L'uomo allungò una mano verso la sua valigetta e se la portò sulle gambe, aprendola.
Ne tirò fuori una cartellina rigida color ocra rossa e la posò sul comodino.
La aprì, estraendone alcuni fogli.
Se li posò in grembo e ne sollevò uno, mettendomelo davanti al viso.
Al centro di esso c'era una grande macchia grigio tortora.
Dottor Swift: "Cosa vedi, Michael?" Chiese.
Osservai con attenzione la macchia, strizzando gli occhi un paio di volte per riuscire a dare un'interpretazione a quel l'assurdo disegno.
Michael: "F-f-fumo" balbettai.
Il dottor Swift mi guardò perplesso, per poi annuire e prendere un'altra tavola.
Stavolta, la macchia era gialla e blu.
Dottor Swift: "E adesso cosa vedi?" Chiese.
Michael: "Io... credo... il volto di un uomo" risposi.
Dottor Swift: "Concentrati bene. Svuota la mente" suggerì.
Io annuii, tornando a guardare la macchia.
Michael: "Sta... urlando... è straziato..." dissi.
Iniziai a tremare.
Il dottor Swift nascose alla svelta la tavola, coprendola con un altro disegno.
Era una macchia gialla, rosa e verde pastello.
Dottor Swift: "E qui cosa vedi?" Chiese.
Michael: "Mmm... un ragazzo... anzi, due ragazzi sanguinanti... avvinghiati l'uno all'altro..." balbettai ancora.
Lo psicologo si portò una mano sotto il mento, grattandosi la gola.
Poi sospirò, ed io con lui.
Dottor Swift: "Bene, continuiamo" disse in tono pacato.
Ripetemmo l'operazione con altre sette tavole, l'una diversa dall'altra.
Eppure, il risultato era sempre lo stesso: morte, dolore, distruzione.
Alla fine, Swift ripose i disegni nella cartellina e rimise quest'ultima nella valigetta.
Frugò nella borsa, estraendone uno specchio quadrato.
Dottor Swift: "Adesso ascoltami bene, Michael" esordì "Ho analizzato i risultati dell'ultima seduta. Da questi è emerso che, a parer mio, tu soffri di un particolare disturbo della personalità" disse "Questo vuol dire che, molto spesso, ti capita di attraversare stati di pibolarità e di incertezza sull'identità di genere. Giusto?" Chiese.
Michael: "Si" risposi.
Lo psicologo annuì.
Dottor Swift: "Ora ti propongo un particolare esercizio, generalmente molto efficace in questi casi. Consiste nel guardarsi allo specchio, cercando di dare un'iterpretazione al proprio riflesso" spiegò "Sei pronto?" Chiese.
Michael: "V-va b-bene" balbettai.
Swift mi fece un sorriso di incoraggiamento.
Mi posò lo specchio tra le mani, per poi stringermi piano i polsi con fare rassicurante.
Allora sollevai lo specchio, portandolo all'altezza del mio viso.
Sbattei un paio di volte le ciglia, incredulo.
Il mio viso era cinereo, stanco.
Sotto gli occhi c'erano delle profonde occhiaie violacee, che contrastavano il colorito malaticcio della pelle.
Le mie labbra, un tempo carnose e morbide, erano screpolate e spaccate dal freddo.
Le guance erano incavate e sotto la pelle si indovinavano le ossa del teschio.
La gola, invece, era fasciata sa uno spesso bendaggio bianco.
Abbassai lo sguardo sul mio addome, interamente coperto di bene bianche.
Alcune di esse erano macchiate di rosso.
Rabbrividii.
Possibile che il mio viso ed il mio corpo fossero così orrendamente deformati dal dolore?
Possibile che nemmeno la mia immagine mi assomigliasse più?
Ed era possibile il mondo esterno mi avesse consumato fin a quel punto?
Mentre la mia mente era attraversata sa quei pensieri, sentii una lacrima solcarmi la guancia, lenta e solitaria.
Avvertii un insistente pizzicore agli occhi e mi morsi la lingua, tentando di non scoppiare in un pianto sconsolato davanti allo psicologo.
Quest'ultimo mi stava osservando con occhi attenti, senza mai staccare lo sguardo dal mio viso.
Quell'attenzione mi fece rabbrividire e fui costretto a lottare contro me stesso per non urlargli di guardare da un'altra parte.
Spostai nuovamente lo sguardo sullo specchio, cercando di concentrarmi sul mio riflesso, tentando di ritrovare in esso qualcosa che ricordasse vagamente il vero me.
Eppure, il mio volto non mutava.
Restava impassibile come un quadro cubista, orrendamente deformato come un'opera di Picasso.
Strinsi la presa sullo specchio, cercando di non lasciarmi andare allo sconforto.
Le mie mani iniziarono ad essere scosse da un forte tremore.
Sentii il cuore pulsarmi nelle tempie, mentre il sangue fluiva al mio cervello con asfissiante velocità.
Strinsi ancora di più lo specchio, che si ruppe sotto la presa ferrea delle mie dita, riducendosi in schegge affilate.
Allora mi lasciai andare in un pianto muto e disperato.
Il dottor Swift mi tolse di mano i frammenti di vetro e li gettò nel contenitore dei rifiuti con un sospiro.
Intanto, io mi accasciai sui cuscini bianchi, avvertendo scosse di dolore in tutto il corpo.
Gli aghi delle flebo affondarono ancora di più nelle mie vene, strappandomi un gridolino.
Mi portai le mani sul viso, cercando di asciugare le lacrime.
Poi, ad un tratto, sentii una mano posarsi sulla mia spalla.
Tolsi le mani dal viso e girai il capo quel tanto che bastava per scorgere il dottor Swift.
Mi stava guardando con aria comprensiva.
Tirai su col naso e inspirai.
Michael: "Mi... mi dispiace per il suo specchio..." sussurrai.
Lo psicologo rise piano.
Dottor Swift: "Non fa niente, Michael" disse.
Lo guardai stupito, annuendo subito dopo.
Swift tolse la mano dalla mia spalla e tornò a sedersi.
Nella piccola stanza cadde il silenzio.
Io e il dottore sospirammo all'unisono.
Dottor Swift: "Bhe? Come ti senti?" Chiese.
Tentennai.
Stavo bene? Oppure no?
Non lo sapevo.
La verità era che non sapevo un bel niente.
Dovevo mentire, dicendo di star bene? O dovevo dire la verità, ammettendo di non essere nemmeno più capace di identificare lo stato del mio corpo e della mia mente?
Michael: "Non lo so" risposi, optando per la sincerità.
Il dottor Swift strizzò gli occhi, intrecciando le mani e posandosele in grembo, come se stesse cullando un neonato.
Dottor Swift: "Come immaginavo..." rispose.
Aggrottai la fronte.
Michael: "Che vuol dire 'come immaginavo', dottor Swift?" Chiesi perplesso.
Dottor Swift: "Michael..." sussurrò "Ascoltami bene, figliolo. Per quanto io possa provare ad aiutarti non ci riuscirò a mai, a meno che tu non decida di collaborare" disse "Non riesco a capire che cos'hai, ed ammetto che in parte è colpa mia. Ma Michael, se non mi aiuti non saprò mai cosa fare davvero con te, mi capisci?" Chiese.
Michael: "Io... suppongo di si, signore" dissi rassegnato.
Un'altra lacrima mi rigò la guancia.
Dottor Swift: "Michael, non piangere. Io non volevo dire che..." iniziò.
Michael: "Stia zitto!" Sbottai "La prego... faccia silenzio" implorai ricomponendomi.
Dottor Swift: "No, Michael. Non posso star zitto" disse.
Incrociò le braccia al petto e mi scoccò un'occhiata carica di sottintesi.
Michael: "La prego..." provai a dire.
Ma l'uomo mi interruppe con un gesto della mano.
Dottor Swift: "Non posso stare zitto perché sono stufo di avere a che fare con un bambino come te!" Esclamò.
Quelle parole mi ferirono.
Michael: "E quindi ora sarei un bambino?!" Chiesi stizzito.
Swift annuì.
Dottor Swift: "Si, Michael. Sei un bambino. Un piccolo, stupido, inutile bambino" disse.
Michael: "Non è vero!" Dissi con un filo di voce.
Dottor Swift: "Oh, invece si che è vero" disse "Ti rifiuti di collaborare e non ascolti i miei consigli. Mi tratti come se fossi un saltimbanco, invece che un uomo acculturato e con anni di studio sulle spalle!" Disse.
Michael: "Quando? Quando l'avrei trattata così, dottore?" Chiesi.
Dottor Swift: "Lo stai facendo anche adesso. Mi contraddici e rispondi in modo inappropriato" sentenziò.
Michael: "Non le sto rispondendo in modo inappropriato!" Dissi "Lei mi sta punzecchiando ed io sto solo cercando di difendere la mia posizione" Spiegai.
Fui scosso da un potente attacco di tosse che mi costrinse a smettere di parlare.
Il dottor Swift non mosse un dito.
Quando la tosse fu passata ripresi a respirare regolarmente.
Dottor Swift: "Posizione? Quale posizione? Quella di uno stolto, per caso?" Chiese.
Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Poteva darmi dello stupido. Poteva darmi dell'inutile bambino viziato. Ma non poteva darmi dello stolto, non dopo tutto quello che avevo passato.
Michael: "Adesso ascolti bene" dissi con filo di voce "Io non so... chi lei... creda di essere... ma non ha il diritto..." Tossii "Non ha il diritto di darmi dello stolto. Ho una vita difficile, che giorno per giorno sembra andare sempre peggio. Tutti mi evitando, mi offendono per il mio orientamento sessuale e per la mia passione per la danza. Sono dislessico e benché sia maggiorenne vado ancora a scuola. Credevo di aver trovato l'amore della mia vita, ma ho scoperto che anche lui mi usava" buttai fuori quelle parole come se fossero veleno "Sono 22 anni che vivo nella consapevolezza di essere un peso per la mia famiglia e per chi mi sta intorno, e mi creda quando dico che senza di me le cose andrebbero meglio per tutti. Sono 22 anni che sono emarginato e preso di mira. E sono sempre 22 anni che non trovo pace, che vivo in balia di una realtà a me ostile. Quindi, se ora lei crede di avere l'autorità per dirmi che sono uno stolto, deve sapere che non è vero. Sarò anche un piccolo ed inutile bambino, ma di certo non sono stupido" dissi piano "Se fossi uno stolto, come dice lei, adesso non mi troverei qui. Se fossi uno stolto non avrei pensato di... togliermi la vita. Se fossi stupido me ne sarei fottuto del mondo attorno a me e avrei continuato per la mia strada, senza pensare a come stavano gli altri. Invece ho agito come avrebbe fatto una persona dotata di un minimo di intelletto. Ho provato a cancellare la mia vita per rendere migliore quella degli altri. Ho cercato di lenire le pene degli altri..." una lacrima mi solcò la guancia "Ma sono ancora qui, e non sopporto che mi si etichetti per quello che non sono!" Esclamai con un ultimo sforzo.
Respiravo a fatica, il mio petto si alzava e abbassava a ritmo irregolare.
Nuove scariche di dolore mi percorrevano senza darmi tregua, feroci come cani bastonati.
Mentre tentavo di riprendere fiato udii lo psicologo ridere.
Dottor Swift: "Perfetto, Michael, perfetto!" Disse.
Michael: "Cosa? Non capisco" Ansimai.
Dottor Swift: "Siamo riusciti a portare a termine il test!" Urlò.
Michael: "Quale test?" Chiesi.
Swift si ricompose.
Dottor Swift: "Vedi Michael, molto spesso le persone mostrano la loro vera essenza solo se provocate, se messe sotto pressione. Per questo ti ho punzecchiato, per vedere fino a che punto ti saresti aperto in uno stato ti rabbia e dolore" disse "Ed ha funzionato. Mi hai detto più cose in questi cinque minuti di quante me ne abbia dette in entrambe le sedute che abbiamo fatto precedentemente" disse.
Lo guardai perplesso.
Michael: "Non le ho detto nulla, dottor Swift" dissi.
Lui scosse la testa.
Dottor Swift: "Invece si, figliolo" disse "E mi hai dato anche quello che mi serviva per trarre una conclusione" annunciò.
Michael: "Una conclusione?" Chiesi.
Dottor Swift: "Bhe, in realtà è più un mio pensiero, non legato particolarmente al mondo della psicologia" disse.
Michael: "Dica pure, la ascolto" dissi.
L'uomo annuì.
Dottor Swift: "Bene, Michael" esordì "Se devo essere sincero, credo che tu sia un ragazzo con molte potenzialità. Potenzialità che, purtroppo, non sfrutti a dovere " affermò "A questo, però, c'è una spiegazione. Tu soffri di un disturbo della personalità, Michael. So che detto così potrebbe sembrare chissà che cosa, e purtroppo posso assicurarti che non è una cosa da prendere alla leggera. È un problema che molto spesso è indice di pazzia, ma non allarmarti. Nel tuo caso penso si tratti semplicemente di un accumulo di stress, rabbia e una buona dose di delusione. A questo, poi, si accoda anche la scarsa sicurezza che hai in te stesso" spiegò.
Deglutii.
Michael: "E cosa potrei... fare per... rimediare?" Domandai.
Dottor Swift: "Niente" rispose secco "Non puoi fare nulla. Non esiste un modo per imparare a controllare la propria personalità, però ci sono modi per imparare a coesistere con essa" disse "Ad esempio, l'esercizio con lo specchio che abbiamo fatto prima serve ad aumentare la percezione di sé. Aiuta a focalizzare l'attenzione della mente su una sola delle facce che compongono la nostra psiche" spiegò.
Annuii, perplesso.
Michael: "Capisco" risposi.
Swift annuì, elargendomi un mezzo sorriso.
Dottor Swift: "Bene, è ora che vada" disse "Dirò al dottor Morrison di somministrarti una dose di tranquillante, oltre che di sonnifero, così potrai calmare sia la tua mente che il tuo corpo"
Michael: "Va bene" sussurrai.
Lo psicologo si alzò dalla sedia, prendendo la valigetta.
Si diresse verso la porta e girò la maniglia.
Michael: "Dottor Swift?" Chiesi "Grazie"
Dottor Swift: "È un piacere, Michael" disse.
Poi uscì dalla stanza lasciandomi solo.
Nei minuti che seguirono ripensai a quello che era successo nell'ultima ora.
Ripensai alle immagini che avevo visto tra le macchie di colore e a come queste mi avessero scosso.
Ripensai al mio viso riflesso nello specchio e alla reazione che avevo avuto vedendolo così diverso.
Mi sembrò di avvertire di nuovo la sensazione del vetro che si infrangeva sotto i polpastrelli.
Rabbrividii.
E infine mi tornò alla mente il ricordo di quanto era accaduto pochi attimi prima.
Ricordai come il dottor Swift mi aveva punzecchiato dandomi dello stolto e di come mi fossi difeso, affrontando la sua autorità.
Sospirai.
"Adesso è tutto finito" Pensai.
Ma in cuor mio sapevo che non era così.
Nulla sarebbe mai potuto finire, a meno che non fossi intervenuto per porvi fine.
Mentre ero perso in quei pensieri, udii il cigolio della porta che si apriva.
Dentro la camera entrò il dottor Morrison.
Dottor Morrison: "Buona sera, giovanotto" disse "Pronto per farti una bella dormita?" Chiese.
Annuii piano.
Il medico si avvicinò al mio letto e tolse gli aghi delle flebo, ormai finite, dal mio braccio, lasciando però quello della trasfusione.
Estrasse una siringa piena di liquido trasparente dalla tasca del camice.
Dottor Morrison: "Stai fermo" raccomandò.
Fece affondare l'ago sottile nella pelle della mia spalla, iniettandomi il sonnifero.
Dottor Morrison: "Buona notte, Michael" lo sentii dire, prima si abbandonarmi ad un sonno profondo.

"Aprii gli occhi.
La camera d'ospedale era illuminata dalla fioca luce dell'alba e regnava un silenzio tombale.
Le flebo e la trasfusione erano spariti e potevo muovere le braccia.
Feci vagare lo sguardo sulle pareti verdi, sussultavo quando scorsi un ombra.
Michael: "Chi va là?" Sussurrai.
???: "Non mi riconosci?" Chiese l'ombra.
E come se la riconoscevo.
Quella voce, quel timbro, quella sicurezza, non potevano che appartenere ad una sola persona: Andreas Dermanis, il ragazzo biondo che mi aveva rapito il cuore.
Michael: "Cosa vuoi, Andreas?" Chiesi.
Andreas: "Voglio te" disse uscendo dall'ombra.
Venne a sedersi accanto a me, sul bordo del letto.
Mi posò una mano sul viso e mi accarezzò la guancia con fare dolce, affettuoso.
Andreas: "Perchè mi hai cacciato, l'altra sera?" Chiese.
Michael: "Perchè tu... tu... sei stato... sei stato molto saccente. Mi hai fatto soffrire, con quelle continue domande sul perché del mio autolesionismo..." sussurrai.
Il biondo annuì.
Andreas: "Mi dispiace" sussurrò.
Michael: "Okay" risposi.
Il biondo infilò una mano tra i miei capelli, tirandoli leggermente verso su.
Andreas: "Fammi spazio..." disse.
Poi si stese accanto a me, stringendomi forte e continuando ad accarezzarmi i capelli.
Sospirai.
Andreas: "Mi sei mancato" disse.
Michael: "Anche tu sei mancato a me" dissi io.
Andreas rise piano, ma non tolse la mano dai miei riccioli.
Strinse la presa su di essi, facendomi alzare la testa.
Mi guardò negli occhi, facendo sfiorare i nostri nasi.
E fu allora che mi accorsi che c'era qualcosa che non andava.
Le bellissime iridi azzurre di Andreas erano sparite, e al loro posto si indovinavano due pozzi scuri e profondi.
Sussultai.
Andreas: "Cosa succede?" Chiese soffiando sulla mia bocca.
Michael: "N-nulla" balbettai.
Il biondo annuì, per poi elargirmi un sorriso.
Al posto della sua dentatura bianca e perfetta c'erano solo due zanne da vampiro completamente marce, putrefatte e consumate.
Feci di tutto per non pensarci, cercando di convincermi che quelle visioni erano solo uno scherzo della mia mente stressata.
Posai una mano sulla guancia di Andreas, accarezzando languidamente la pelle.
Ma questa, invece di essere vellutata come al solito, era screpolata e squamata, e si staccava dall'osso sotto il tocco delle mie dita.
Fu allora che gridai.
Non ricordo nemmeno come successe, ma ad un certo punto sentii un suono orribile provenire dalla mia gola.
Provai ad alzarmi dal letto, ma quella creatura mi trattenne con presa ferrea.
Andreas: "Cosa hai, Michael? Non ti piacciono i mostri?" Chiese divertito "Eppure, anche tu sei uno di noi" disse.
Si lasciò andare in una risata folle, costellata qua e da colpì di tosse molto profondi.
Michael: "Non è vero! Io non sono un mostro!" Urlai "Ed ora lasciami andare!" Ordinai.
Andreas: "Non essere così frettoloso, piccolo" disse lui "Non abbiamo ancora finito"
Detto questo si mise a sedere, puntellandosi su un gomito.
Si abbassò su di me e affondò le zanne nella vena pulsante dentro il mio collo.
Urlai...
Ma poco dopo iniziai a cadere, andando sempre più a fondo nel mare nero dell'oblio..."

~Spazioautrice~
Hey.
Per chi se lo stesse domandando, sotto effetto di sonniferi non si può sognare, ma essendo Michael un vampiro (almeno secondo le mia immaginazione) per lui è possibile.
Spero questo capitolo vi sia piaciuto, vi auguro una buona Vigilia.
Baci.
Hearts_Get_Hurts
Ps. Ho notato che gli ultimi capitoli hanno poche stelle rispetto al solito.
Non che me ne importi, dato che scrivo per me, però vorrei sapere se è dovuto al fatto che la storia vi sembra noiosa :(



Coming In A Dark World||MikandyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora