Capitolo 26

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Mi rivestii velocemente, infilando la camicia e, sopra di essa, la giacca.
Andreas, intanto, aveva aperto una delle ante del grande mobile presente nella stanza, tirando fuori una valigetta rosso scuro, contenente non si sapeva quali strumenti.
Il biondo fece un cenno in direzione di Mrs Randall, che annuì di rimando.
Mrs Randall: "Andiamo" disse spalancando la porta di legno.
Andreas la seguì immediatamente, seguito da me che gli stavo dietro, come se temessi che se si fosse allontanato troppo sarebbe successo qualcosa di brutto.
Un senso di paura si era fatto strada nel mio cuore nel momento in cui Mrs Randall aveva pronunciato quelle parole, impedendomi di essere lucido.
Un senso di primordiale terrore mi attanagliava lo stomaco, facendo si che mi sembrasse di poter vomitare da un momento all'altro, tanta era la pressione di quel momento.
Deglutii, allungando la mano verso quella di Andreas.
Strinsi le sue dita in una flebile morsa, lasciando che le avvolgesse attorno alla mia mano.
Andreas: "Non avere paura. Ci sono io con te, andrà tutto bene" disse con fare rassicurante.
Michael: "Cosa... cosa vogliono farmi?" Chiesi con voce tremante.
Andreas tentennò, come se fosse a conoscenza di un segreto che non avrebbe dovuto rivelare.
Andreas: "Michael... è complicato da spiegare ed io non sono la persona adatta a svolgere questo compito delicato. Mrs Randall, Mrs Harvey e Mr Shaw ti diranno tutto quello che c'è da sapere" disse con tono rassicurante, continuando a camminare.
Rafforzai la presa sulla sua mano.
Michael: "Andreas, guardami per favore" dissi fermandomi di colpo.
Il biondo portò lo sguardo su di me.
Michael: "Promettimi che qualunque cosa succederà non mi lascerai da solo" implorai.
Andreas: "Michael... Io non so se potrò mantenere questa promessa..." disse abbassando gli occhi.
Gli presi il mento tra due dita e gli feci sollevare la testa.
Michael: "Prometti lo stesso. Ti prego" chiesi ancora.
Andreas: "Va bene. Te lo prometto" cedette lui.
Grato al biondo per avermi fornito uno scoglio cui aggrapparmi, posai le mani sulle sue spalle, stringendo con forza.
Avvicinai il volto al suo e lo baciai, quasi che disperazione, mista ad un senso di impotenza di fronte alla vita.
Andreas mi cinse la vita con le braccia, tenendomi stretto al suo corpo.
Grato di quel contatto, approfondii il bacio, passando le mani tra i capelli dell'uomo che amavo.
Andreas mi spinse verso il muro, premendo il suo corpo sul mio, facendomi rifugiare tra le sue braccia, continuando a baciarmi.
Mrs Randall: "Non vorrei interrompere i vostri momenti intimi, ma dobbiamo andare"
A quelle parole sobbalzai. Non mi ero reso conto che Mrs Randall ci stesse guardando.
Avvampai violentemente.
Andreas si staccò da me, sistemandosi i capelli con nonchalance, cercando di nascondere l'imbarazzo.
Mrs Randall: "Andiamo" disse secca.
Andreas intrecciò le sue dita alle mie e, tenendomi per mano, mi condusse nella grande hall del teatro.
Da lì, uscimmo all'aria aperta.
Appena fuori dal teatro, una ventata d'aria fredda mi investì in pieno, facendomi trasalire.
I capelli mi si rizzarono sulla nuca, non sapevo se per il freddo o per la paura.
Mi strinsi nelle spalle, cercando di attenuare la sensazione di gelo misto a terrore che mi attanagliava lo stomaco.
Strinsi la presa sulle dita di Andreas, quasi a volermi fare forza.
Gettai una rapida occhiata alla strada poco illuminata.
E fu allora che la vidi.
Una grande macchina nera dai vetri oscurati, simile ad una limousine, era accostata al marciapiede, come in attesa che salissimo.
Deglutii.
Michael: "Dobbiamo... salire lì dentro?" Chiesi.
Mrs Randall: "Si. Muoviamoci, abbiamo poco tempo" disse lei.
Senza pensarci due volte, l'insegnante di danza aprì la portiera dell'auto, facendoci cenno di salire.
Andreas mi trascinò verso la macchina, aiutandomi ad entrare nell'abitacolo, seguendomi subito dopo insieme a Mrs Randall, la quale chiuse lo sportello.
Sbattei un paio di volte le palpebre per far abituare gli occhi alla penombra dell'abitacolo.
L'arredamento era costituito da morbidi sedili di pelle nera ed un tavolino rotondo.
L'abitacolo era diviso dalla parte anteriore da un vetro insonorizzato ed oscurato.
La macchina partì.
Mrs Randall: "Hanna, Fredrik, Ingrid. Lo abbiamo trovato" disse la donna.
Mrs Harvey: "Bene, eccellente" rispose lei.
La osservai.
Portava i lunghi capelli neri legati in una crocchia disordinata e la sua pelle era pallida, quasi traslucida.
Indossava una camicia rosa pallido ed una gonna a vita alta nera, mentre ai piedi calzava delle ballerine di vernice rosse.
Mr Shaw: "Sei sicura, Tilda?" Chiese l'altro insegnante, incrociando le braccia muscolose al petto.
Guardai anche lui.
I capelli ricci erano di castano ramato dai riflessi biondi e gli incorniciavano il viso dai tratti latino-americani.
Indossava una giacca verde scuro con pantaloni abbinati ed una camicia bianca sbottonata per metà.
Attorno al suo collo brillava una pesante catena dorata.
Mrs Randall: "Si, Friedrik. È lui. Ha il marchio" ripose lei, impassibile.
A quelle parole il sangue mi si freddò nelle vene, diventando come ghiaccio nel mio corpo.
Andreas: "Mrs Randall, Mrs Harvey, Mr Shaw, Ingrid. Forse sarebbe il caso di spiegare a Michael di cosa si tratta" disse lui, stringendomi la mano.
Ingrid: "Concordo" disse la ragazza.
Si era cambiata d'abito e adesso indossava un pantalone alla marinara blu scuro ed una camicetta bianca che le fasciava il busto.
Mr Shaw: "Tilda, vuoi procedere tu?" Chiese.
Mrs Randall annuì.
Prese un respiro profondo ed iniziò a parlare.
Mrs Randall: "Michael, per capire quali che sta per accadere è necessario che ti racconti una storia" disse "Nel 1854, nacque un bambino di nome Jonathan. La sua famiglia era una dinastia di vampiri molto potente, con vari agganci nel Summo Consilio" prese una pausa "Sfortunatamente, Jonathan non mostrava alcun segno che testimoniasse la sua natura di vampiro. I suoi genitori temettero che il loro primogenito non avesse ereditato alcun potere, decidendo così di portarlo dalla Magna Striga, la maga-vampiro più potente di tutte. Ad ogni modo, la donna disse ai genitori di Jonathan che il bambino aveva un dono particolare e che all'età dei 21 anni avrebbe subito la Summa Permutatio e sarebbe diventato un vampiro potentissimo. Parlò anche di un marchio, che avrebbe donato forza incommensurabile al vampiro che lo portava" prese un respiro "Fu così che gli anni passarono. Jonathan cresceva sano e forte, senza però sospettare di non aver ancora scoperto la sua vera natura. Poi, il 23 aprile 1875, ciò che la maga aveva predetto accadde. Jonathan si sveglio nel cuore della notte con un lancinante dolore ai denti, scosso dagli spasmi. I genitori chiamarono la Summa Striga, che eseguì rituale per fare in modo che Jonathan entrasse a fare parte del mondo a lui sconosciuto. Jonathan scopri avere poteri enormi, capaci di distruggere qualunque cosa. La Summa Striga lo mise in guardia dall'uso di questi ultimi, ma il giovane non le diede ascolto. Così, la notte del 30 luglio 1883, Jonathan morì. Uso troppo in fretta i suoi poteri in una rissa e ne restò consumato. Da quel giorno, non è nato nessun vampiro con il marchio. O così si credeva. Tu sei il pronipote di Jonathan, Michael. Anche tu stai per subire la Summa Permutatio e noi siamo qui per impediti di fare come il tuo predecessore" terminò.
Frastornato dalla quantità di informazioni ricevute, mi lasciai andare sul sedile della macchina, respirando piano.
Michael: "E così... adesso io dovrei subire questa... Summa Permutatio e... ottenere dei... poteri?" Chiesi con il respiro rotto.
Mr Shaw e Mrs Randall annuirono gravi.
Mr Shaw: "Come avrai capito, adesso dovrai sottoporti ad rituale. Non posso dirti di più, ma quando arriveremo capirai tutto" promise l'uomo.
Io annuii senza troppa convinzione.
Girai lo sguardo verso Andreas, che aveva ascoltato tutta la storia restando muto come se fosse fatto di diamante.
Incurante delle altre persone persone presenti nella macchina, presi la sua mano nella mia, posando la testa sulla sua spalla.
Andreas mi passò un braccio attorno alla vita, stringendomi a sè.
Mi posò un bacio sulla testa e mi accarezzò con le punte delle dita, cercando di rassicurarmi.
Io sorrisi debolmente, cercando di mantenere un'espressione neutrale.
Poi l'auto si fermò.
Mrs Randall: "Scusate se vi interrompo, ma siamo arrivati. È ora" disse lei, aprendo la portiera.
Uscì fuori dal veicolo, seguita dagli altri.
I quattro iniziarono ad allontanarsi.
Quando fummo rimasti solamente io ed Andreas, mi lasciai andare in un pianto disperato.
Le lacrime iniziarono a rigarmi le guance, bruciando come acido.
Alcune arrivarono alle mie labbra, entrandomi in bocca e facendomi sentire il sapore amaro della tristezza e della frustrazione.
Affondai il viso nella spalla di Andreas, che mi strinse a sè, tenendomi forte.
Mi accarezzò la schiena e con la mano libera mi asciugò le lacrime.
Michael: "Andreas... devo... per forza..." non riuscii a finire la frase perché fui scosso da violenti singhiozzi.
Andreas: "Michael, è necessario. Mentre parliamo potresti morire, te ne rendi conto? Se i tuoi poteri non verranno incanalati nella giusta direzione potresti non essere in grado di sopportarne la forza" disse lui, continuando ad accarezzarmi la testa con fare protettivo.
Sollevai la testa dalla sua spalla, facendolo girare verso di me.
Michael: "Ti prego, baciami" implorai.
Il biondo avvicinò il volto al mio e posò le sue labbra sulle mie.
Mi mise una mano dietro la nuca, spingendomi verso di sé.
La sua lingua iniziò a cercare la mia, creando una danza dal sapore salato delle lacrime.
Posai le mani sulle spalle e le strinsi forte, temendo che quel magico contatto potesse terminare.
Lui mi cinse la vita con il braccio libero, accarezzandomi la schiena con mani leggere, dal tocco rassicurante.
Gli morsi piano il labbro, iniziando a piangere di nuovo.
Le mie lacrime iniziarono a bagnare anche il suo viso, dando l'impressione che anche lui stesse piangendo.
Ad un tratto, Andreas si staccò da me.
Mi prese il viso tra le mani e appoggiò la fronte sulla mia, guardandomi negli occhi.
Il suo petto si alzava e abbassava a ritmo irregolare.
Mi passo i pollici sugli zigomi, asciugando le ultime lacrime.
Andreas: "Ti prometto che non ti farò accadere nulla" disse ansimando.
Michael: "Grazie" dissi io.
Andreas: "Ti amo" disse.
Michael: "Anche io" risposi.
Lui mi accarezzò l'ultima volta la guancia, poi scese dall'auto.
Mi tese la mano e mi aiutò ad alzarmi dal sedile.
Appena fui fuori, mi guardai intorno.
Riconobbi all'istante quel posto.
Sgranai gli occhi: eravamo di fronte alla cattedrale di St. Paul.
L'alto edificio di mattoni bianchi svettava alto su di noi, illuminato dai primi raggi della luna nascente.
Michael: "Andreas... devo telefonare i miei per avvertirli che torno tardi" dissi.
Andreas: "Ci ho già pensato io, ho fatto un incantesimo a tua madre. Le ho fatto credere che dormirai da me stanotte" disse il biondo.
A quelle parole annuii distrattamente, posando nuovamente lo sguardo sulla cattedrale.
Andreas: "Andiamo" disse stringendo la presa sulla mia mano.
Iniziò a camminare portandomi con sè.
Io lo seguii senza protestare, rassegnato.
Quando arrivammo di fronte al grande ingresso, Andreas spinse la porta.
Il legno gemette, poi i battenti si spalancarono, consentendomi di vedere l'interno della chiesa.
Il Crocifisso era stato coperto da una telo scuro, come se rappresentasse una minaccia.
Circa un centinaio di piccole candele brillavano ai piedi del grande altare di marmo bianco e nero, illuminandone le venature, facendolo apparire simile ad una tomba.
Davanti ad esso, Mrs Randall, Mr Shaw e Mrs Harvey ci guardavano, in attesa che io facessi o dicessi qualcosa.
Con i loro occhi puntati addosso, mi sentii a disagio più di quanto già non fossi prima.
Andreas mi strinse il polso con fare rassicurante, senza però sortire alcun effetto.
Andreas: "Devi andare verso l'altare" sussurrò.
Mi lasciò la mano e mi diede una spintarella, facendomi avanzare di pochi millimetri.
Io mi girai verso il biondo, chiedendo cosa avrei dovuto fare con lo sguardo.
Andreas mi fece cenno di avanzare.
Allora presi un respiro profondo e,ancora scosso da singhiozzi, iniziai ad avanzare.
Mentre camminavo, mi sembrava che il tempo e li spazio si stessero dilatando all'inverosimile.
Mi sembrò che anche l'aria avesse cessato di muoversi, condensandosi fino a sembrare una massa d'acqua che mi opprimeva il petto, impedendomi di respirare.
Esasperato e spaventato, continuai ad avanzare.
Mi sembrò che i miei piedi fossero sul punto di affondare tra le crepe delle mattonelle che componevano il complicato mosaico che ricopriva il pavimento della chiesa.
Mi feci coraggio e continuai a camminare, il cuore angosciato che mi batteva convulsamente nel petto.
Quando fui a meno di un metro di distanza dall'altare, sentii che le ginocchia mi tremavano assieme al resto del corpo.
Mi costrinsi a muovere gli ultimi tre passi che mi separavano dal l'altare, arrivando ad essere faccia a faccia con i tre insegnati.
Presi un profondo respiro.
Mrs Randall: "Michael Penniman, siamo qui riuniti stasera per effettuare il rito della Summa Permutatio, che ti permetterà di diventare un vampiro completo. Volgiamo cominciare?" Chiese.
Michael: "S-si..." sussurrai incerto.
Deglutii.
Mr Shaw: "Perfetto. Magna Striga, ci faccia l'onore di palesarsi" implorò.
Sentii i cardini del pesante portone cigolare e mi volta i soprassalto.
Esattamente al centro dei due battenti, si stagliava la minuta figura di Ingrid, seguita da un'altra donna più alta.
Ingrid si era nuovamente cambiata d'abito e adesso indossava una tunica di lana nera che le arrivava fino ai piedi.
L'altra donna invece indossava una veste di velluto rosso sangue ed cappuccio era calato sul suo volto, come per celarne i lineamenti.
La Magna Striga iniziò a percorrere la navata centrale con passo svelto e sicuro.
Quando fu a pochi metri da noi, vidi i tre insegnati inchinarsi.
Li imitai, posando un ginocchio a terra e usando l'altra gamba per reggermi in equilibrio.
Ad un tratto sentii una mano sfiorarmi i capelli.
Sollevai piano il capo, allarmato.
Sentii gli occhi della sacerdotessa puntati su di me mentre mi studiavano con curiosità e diffidenza.
Magna Striga: "Michael Penniman, alzati. Diamo iniziò al rituale" disse la donna.
La sua voce aveva un che metallico, simile allo sferragliare delle ruote di un treno sulle rotaie.
Feci come ordinava e mi alzai in piedi.
Magna Striga: "Benissimo" disse "Spogliati"
Sgranai gli occhi.
Michael: "S-signora... devo s-sp-spogliarmi?" Chiesi incredulo.
Questa annuì impercettibilmente.
Rassegnato, iniziai a sbottonarmi la giacca.
Ingrid fu subito accanto a me e prese l'indumento dalle mie mani, posandolo su una delle panche.
Io iniziai a sbottonarmi la camicia con mani tremanti, le dita molli per la paura.
Tolsi anche quella.
Stavo per iniziare a slacciare le scarpe, ma la sacerdotessa mi fermò.
Magna Striga: "Va bene così" disse "Ora girati di spalle e inginocchiati" ordinò.
Ubbidii all'istante, come un burattino.
Posai il ginocchio sinistro sul duro pavimento e mi sostenni al piede destro per non cadere con il viso sulla pietra.
Ad un tratto avvertii una strana sensazione di calore in mezzo alle scapole.
Le dita della sacerdotessa percorrevano lentamente il contorno di... qualcosa. La stessa cosa che aveva fatto Mrs Randall alla Royal.
Trattenni il fiato, temendo che un unico movimento potesse costare la vita.
Avevo la gola riarsa e mi sembrava che la lingua fosse troppo grande per la mia bocca.
Ad un tratto, una stilettata di dolore mi percorse.
A stento repressi l'impulso di urlare e mi morsi la lingua.
Poi accadde qualcosa che mi sconvolse.
Fissa nella mia mente, vidi un'immagine, dapprima sfocata, poi sempre più nitida.
Rappresentava un semicerchio tagliato a metà da una linea obliqua, dalla quale si dipartivano altre tre piccole strisce.
Magna Striga: "Ingrid, il pennino" disse.
La ragazza si precipitò ad abbodirle, porgendole un piccolo cilindro nero con all'estremità un rubino.
La strega lo premette sulla mia pelle, in corrispondenza del disegno.
Avvertii una strana sensazione di bagnato tra le scapole.
Impiegai qualche istante a capire di cosa si trattasse, ma un'immagine piuttosto chiara affiorò nella mia mente.
Sangue.
Sangue scuro e lucido.
Sangue aromatico e ferroso.
Sangue caldo dall'odore pungente.
Poi, dopo pochi secondi, il dolore cessò.
Il marchio era stato tracciato, lo avvertivo distintamente.
Gemetti.
Poi, qualcosa di bagnato e freddo mi accarezzò la pelle slabbrata, donando una piacevole sensazione di benessere al mio fisico stremato.
Alzai leggermente lo sguardo e vidi che Ingrid stava lavando via il sangue dalla ferita.
Poi la ragazza ritrasse la mano.
Magna Striga: "Michael Penniman, alzati" disse.
Obbedii.
Magna Striga: "Fategli indossare la veste bianca" ordinò.
Ingrid si precipitò a prendere una camicia di lino bianca e mi aiutò ad indossarla.
Non appena toccò la mia pelle, il tessuto si tinse di rosso, accostandosi alla ferita bruciante.
Trattenni il fiato ed iniziai a contare mentalmente da uno a dieci, sperando così di lenire il dolore tra le scapole.
Magna Striga: "Perfetto" disse la sacerdotessa "Passiamo alla prossima fase del rituale. Ingrid, il Codex" ordinò.
Ingrid sollevò un grosso libro dalla copertina rosso scuro e lo porse alla donna, la quale lo prese dalle sue mani e lo sollevò in aria.
Poi lo appoggiò sul piano dell'altare e lo aprì ad un pagina già segnata.
Ingrid mi pose un cerchio di ferro sulla testa, come se fosse una corona.
Iniziò a cantilenare in una lingua sconosciuta e presto gli altri si unirono a lei.
Il cerchio iniziò a farsi più stretto sulle mie tempie.
Sentii che la testa stava per scoppiarmi e che le ginocchia stavano per cedere.
Urlai.
Scivolai a caddi rovinosamente a terra, implorando che quello strazio cessasse.
Ma essi continuarono imperturbabili, ignorando le mie grida.
La Magna Striga sollevò un pugnale e si ferì il polso con la lama affilata.
Il sangue sgorgò in un calice che Ingrid teneva sotto il pugno chiuso della strega.
La sacerdotessa prese la coppa dalle sue mani e venne verso di me, continuando a cantilenare.
Mi accostò il calice alle labbra e mi costrinse a bere.
Il sangue, amaro e ferroso, mi bagnò la gola.
Il sapore mi nauseò, tanto che temetti che avrei vomitato.
Mi costrinsi a mandare giù tutto il contenuto della coppa.
La donna la diede ad Ingrid e poi si chinò su di me.
Prese il pugnale con cui si era incisa il polso e me lo conficcò nel petto.
Un dolore lacarante mi percorse, accecandomi.
Ma non urlai.
Era come se una sorta di strana pace fosse scesa su di me.
Con le palpebre improvvisamente pesanti, mi lasciai andare.
Tutto intorno a me si fece sfocato ed i miei sensi smisero di essere in allerta.
Svenni...

~Spazioautrice~
Adesso vorrete uccidermi, lo so ahaha.
Sorry!
Comunque... che ne dite? Vi piace?
Fatemi sapere nei commenti!
PS: Nota bene:
Summo Consilio: dal latino "Sommo Consiglio". Organo governativo più importante del mondo vampiro.
Magna Striga: dal latino "Grande Strega". Donna-vampiro dotata di poteri magici.
Summa Permutatio: dal latino "Somma Trasformazione". Passaggio dalla fase di umano alla fase di vampiro. ( legge Permutazio, per chi non lo sapesse).
Codex: dal latino "codice". Libro contenente tutte le formule per rituali e magie.
Ps: AVETE SENTITO LE VERSIONI SINFONICHE DEL REPACK DI NO PLACE IN HEAVEN, VERO?! IO SI E NE SONO RIMASTA AFFASCINATA, LETTERALMENTE!!! LE MIE PREFERITE SONO UNDERWATER E LAST PARTY E ANCHE IL REMIX DI HURTS E FEELS LIKE LOVE, MA LE TROVO TUTTE STUPENDE.
VOI?
Baci.


Coming In A Dark World||MikandyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora