Sentii delle voci provenire dal piano di sotto.
Svogliatamente, mi alzai dal letto e mi avvicinai alla porta, uscendo in corridoio.
Scesi le scale fino a metà rampa, per poi accucciarmi su un gradino e gettare uno sguardo in direzione della porta.
Sulla soglia c'era mia madre, intenta a parlare con qualcuno che, purtroppo, non riuscivo a vedere.
Mamma: "Non ti farò vedere mio figlio! Sta già troppo male senza che ti ci metta anche tu!" Stava dicendo.
L'altra persona rispose.
Il suo timbro mi lasciò impietrito, la sua voce esterrefatto.
Andreas: "Signora, lei con capisce! Se non vado subito da Michael potrebbero esserci conseguenze ben poco piacevoli!" Disse.
Andreas.
Era tornato.
Era venuto da me.
Mamma: "Invece capisco benissimo! Non vedrai mio figlio!" Disse decisa.
Ma Andreas non si arrese, continuando a ribattere.
Ad un tratto, senza sapere cosa stessi facendo, mi precipitai alla porta.
Michael: "Mamma, aspetta" dissi "Fallo entrare"
Lei si voltò verso di me, i suoi occhi luccicavano di stupore.
Mamma: "Sei sicuro?" Chiese.
Annuii, incrociando le braccia al petto.
Lei sospirò, arrendendosi.
Si scostò, facendo entrare Andreas.
Era ancora più bello di quando lo avevo visto l'ultima volta, la sera del ballo della Royal.
"Il mio ultimo ballo" Pensai con rammarico.
Gli gettai uno sguardo.
Indossava un pantalone turchese ed il suo inseparabile trench.
Michael: "Vieni" dissi in tono freddo, iniziando a salire le scale.
Il biondo mi seguì senza ribattere.
Per tutto il tempo che impiegammo ad arrivare nella mia camera sentii i suoi occhi su di me.
Quelle iridi blu mi stavano studiando, imperturbabili.
Arrivato nella mia stanza, mi diressi verso il davanzale della finestra, appoggiandomi ad esso.
Michael: "Ebbene? Cosa dovevi dirmi di così importante?" Chiesi incrociando le braccia al petto.
Il biondo chiuse la porta e si avvicinò a me.
Prima che potessi ribattere, mi posò una mano sul fianco e si avventò sulle mie labbra.
Mi spinse ancora di più contro il muro, iniziando ad accarezzarmi lo zigomo con la mano libera, mentre con la lingua cercava la mia.
Non ricambiai il bacio.
Rimasi inerte tra le sue braccia, come un soldatino di piombo.
Il biondo non si diede per vinto e continuò ad accarezzare la mia lingua con la sua, succhiandomi il labbro inferiore.
Ad un tratto, gli posai le mani sul petto, spingendolo via da me.
Michael: "Pensi che sia così facile? Non ti fai vedere per settimane e poi ti presenti qui, pensando di poter sistemare tutto con un bacio?" Chiesi quasi divertito.
Andreas: "No, non penso sia così facile" disse.
Sollevai un sopracciglio, perplesso.
Michael: "E cosa pensi, allora?" Chiesi.
Andreas: "Penso che ti amo e che non sopporto vederti soffrire" rispose chinando il capo.
Michael: "Tu? Non sopporti vedermi soffrire?" Chiesi.
Scoppiai in una risata amara, subito soffocata da un colpo di tosse.
Michael: "Se davvero non volevi che soffrissi, quanto ti ho detto di smettere con tutte quelle domande avresti dovuto ascoltarmi" dissi.
Andreas: "Alludi forse a quello che è successo la sera del ballo della Royal?" Chiese.
Annuii.
Andreas: "Lo stavo facendo per il tuo bene, devi credermi" disse "Volevo solo aiutarti..." sussurrò.
Michael: "Aiutarmi? Aiutarmi? Ti faccio vedere cosa mi ha fatto il tuo aiuto!" Dissi.
Poi, lentamente, mi sfilai la maglietta, mettendo in mostra tutte le fasciature che ricoprivano il mio busto pelle e ossa.
Il biondo sgranò gli occhi, fissandomi.
Sorrisi amaramente, iniziando a srotolare le fasciature.
Prima tolsi quella quelle al petto ed al polso, per poi portare la mano su quella che copriva il braccio sinistro.
Iniziai a svolgerla lentamente, fissando Andreas con determinazione.
Quando il mio braccio su libero, gettai le bende sul pavimento.
Michael: "Ecco cosa mi ha fatto il tuo aiuto" dissi.
Andreas mi osservò con le labbra semichiuse, spostando lo sguardo dal mio viso al mio corpo.
Andreas: "Michael... perché? Perché?" Chiese.
Non risposi, limitandomi a scrollare le spalle.
Il biondo si avvicinò a me, cercando di prendermi la mano.
Ma io mi divincolai dalla sua presa con rabbia.
Michael: "Non toccarmi" dissi perentorio.
Lui sospirò, quelle bellissime iridi azzurre colme di stupore.
Andreas: "Perchè non vuoi che ti aiuti?" Chiese "Perchè non lasci che ti dia una mano?" Domandò.
Michael: "Credevo di averti mostrato quello che mi ha fatto il tuo aiuto. O forse mi sto sbagliando?" Chiesi incrociando le braccia al petto.
Andreas si prese la testa tra le mani, tirandosi i capelli biondi vero dietro, quasi a volerseli strappare dal cranio.
Michael: "Smettila di fare così. Non serve a nulla" dissi.
Andreas: "Tu hai il coraggio di dirmi cosa serve e cosa no? Ma non mi dire!" Esclamò "Quei tagli sono serviti a molto, vero?" Chiese.
Strinsi i denti e mi morsi la lingua per non urlare.
I miei occhi si riempirono di lacrime, mentre la consapevolezza di quanto fosse vero quello che aveva detto Andreas si insinuava dentro di me.
Alcune di esse sgorgarono fuori, imperlandomi le ciglia per l'ennesima volta in quelle ore.
Andreas: "Scusami, Michael. Non volevo essere aggressivo" disse lui.
Fece per avvicinarsi e stavolta lo lasciai fare, non sapevo se per il bisogno di affetto e considerazione che avevo o se lo facevo per semplice capriccio.
Mi mise le mani attorno ai fianchi e mi attirò a sè, iniziando a baciarmi il collo con lentezza.
Disegnò il profilo della mia gola con le labbra, lasciando leggeri baci ovunque esse passassero.
Mi accarezzò le schiena con mani sicure, percorrendo il contorno delle ossa troppo evidenti con le mani.
Andreas: "Mi sembri così fragile..." Sussurrò sul mio collo.
Non sprecai tempo a ribattere.
Chinai il capo, sentendo altre lacrime uscire dai miei occhi.
Andreas mise un braccio dietro le mie ginocchia, chinandosi appena.
Mi prese in braccio, facendomi allacciare le braccia attorno al suo collo.
Mi posò delicatamente sul letto, stendendosi sopra di me, stando ben attento a non schiacciarmi.
Posò le labbra sulle mie.
Stavolta ricambiai il bacio, lasciando che la sua lingua cercasse la mia.
Allacciai le gambe attorno al suo bacino, mentre il biondo iniziò a spingere il suo intimo contro il mio con delicatezza.
Gemetti sulle sue labbra.
Andreas mi posò una mano sul viso, accarezzando l'osso sporgente dello zigomo, per poi scendere fino alle clavicole e alle costole, senza mai staccare la mano dalla mia pelle.
Lentamente, sfiorò il taglio sopra il capezzolo con i polpastrelli, accarezzandolo piano.
Lottai contro me stesso per non urlargli di smettere, affondando le mani nei suoi capelli.
Michael: "Mmm..." gemetti, staccandomi per un attimo dalla sua bocca.
Il biondo mi sorrise quasi impercettibilmente, per poi iniziare a percorrere con le labbra il profilo della mia mascella, lasciando baci all'angolo della mia bocca.
Mi dimenai sotto di lui, facendo sfregare ancora di più i nostri bacini, creando una serie di deliziose scosse di puro piacere.
Andreas ansimò, per poi staccarsi dalle mie labbra ed iniziare a baciarmi il petto.
Mi accarezzò i capezzoli con la lingua, facendomi rabbrividire di piacere, mentre con la mano destra mi accarezzava l'osso sacro, fin sopra l'elastico dei pantaloni.
Con mani tremanti, gli sbottonai il trench, gettandolo a terra.
Gli sollevai la camicia che aveva sotto ed iniziai ad accarezzargli l'addome, stringendo il capezzolo sinistro tra due dita, facendo ansimare di sorpresa.
Il biondo smise di torturare il mio capezzolo e tornò a concentrarsi sulle mie labbra.
Mi baciò ancora, senza smettere di accarezzare il mio zigomo, tracciando i contorni dell'osso con la punta delle dita.
Andreas: "Ti amo..." sussurrò sulle mie labbra.
A quelle parole mi irrigidii.
Andreas parve non accorgersene e continuò a baciarmi, mettendo la lingua nella mia bocca.
Sciolsi le gambe da dietro il suo bacino e cercai di allontanarlo, staccandomi da bacio e dal suo corpo.
Riuscii a farlo finire ai piedi del letto.
Ansimavo e sentivo il respiro pesante.
Michael: "No, tu non mi ami" dissi "Altrimenti non ti saresti comportato a quel modo quella sera"
Andreas: "Pensavo che avessimo chiarito" sussurrò "Pensavo che quei baci e quelle carezze fossero segno del nostro ricongiungimento..." disse.
Michael: "Ricongiungimento?" Ripetei "No, Andreas. Quelli erano semplici segni dei tuoi bisogni sessuali. Stavi sfruttando il mio corpo per sopperire alla mancanza di sesso, vero?" dissi scoppiando a ridere "Pensavi davvero che bastasse baciarmi e farmi eccitare per farti perdonare?" Chiesi.
Andreas: "Io..." iniziò.
Michael: "Sta zitto" dissi "E vattene. Non farti più vedere" aggiunsi.
Il biondo mi osservò per un lungo istante, guardando il mio corpo consumato e coperto di ferite e lividi.
Osservò le ossa che sporgevano, facendomi sentire d'un tratto più nudo di quanto fossi.
Michael: "Non mi hai sentito?" Chiesi "Va via" ripetei.
Andreas si alzò dal letto e raccolse il trench dal pavimento, infilandolo.
Uscì dalla mia stanza, scendendo le scale.
Lo sentii salutare mia madre e uscire da casa mia, chiudendo la porta.
Udii il rombo dei motori di una macchina, soffermandomi a pensare che quel suono era terribilmente malinconico, eppure liberatorio, come un grido.
Lasciai che un sospiro uscisse dalle mie labbra semi aperte.
Perché non avevo respinto subito Andreas? Perché avevo lasciato che mi baciasse, che mi toccasse?
Quelle domande affollavano la mia mente, mescolandosi tra loro fino a formare una rete vischiosa dalla quale era impossibile fuggire.
Mi presi la testa tra le mani e mi tirai i capelli, furioso e frustrato.
Iniziai a piangere di nuovo, mentre le ferite mandavano fitte di dolore a tutto il mio corpo, senza darmi tregua.
Sentii dei passi provenire dal fondo delle scale e mi affrettai ad andare a chiudere la porta a chiave, sedendomi per terra ed appoggiando la schiena al legno.
Poco dopo, sentii dei colpi leggeri provenire da fuori.
Mamma: "Michael? Cosa succede?" Chiese.
Michael: "Niente" dissi tra le lacrime.
Mamma: "Tesoro, fammi entrare" supplicò.
Michael: "No" dissi.
Mamma: "Per favore..." disse ancora.
Michael: "Ho detto no!" Urlai "Lasciami solo, ti prego..." continuai.
Sentii un sospiro, seguito da passi strascicati lungo il corridoio.
Quando anche quel rumore sparì, tornai a prendermi il viso tra le mani.
Lacrime caldissime e salate scesero lungo le mie guance, arrivando fino al collo e alle clavicole.
"Cosa ho fatto di sbagliato? Non bastava già la sofferenza che mi ero procurato da solo? Doveva mettersici anche Andreas?" Mi domandai.
Sbuffai.
Gettai uno sguardo alla finestra, dalla quale ancora proveniva la sottile luce del tramonto.
L'orologio digitale segnava le 5:43.
Un brivido di freddo mi percorse da capo a piedi, facendomi rabbrividire.
Mi alzai dal pavimento e raccolsi la maglietta, infilandola senza curarmi di rimettere le bende.
Al contatto con la stoffa, il braccio sinistro pulsò, facendomi gemere.
Mi infilai di nuovo nel letto, mettendo le mani a coppa dietro la testa.
Sentii altre lacrime uscire dai miei occhi, correndo sulle mie tempie ed infrangendosi sul cuscino.
Chiusi gli occhi e presi dei respiri profondi nel vano tentativo di calmarmi.
Nella mia mente continuavano a mescolarsi immagini di tutti i momenti che avevo passato con Andreas, taglienti come pugnali.
Strinsi i denti, mentre quei ricordi indesiderati trovavano spazio nel mio cervello.
Non so per quanto tempo rimasi lì, a fissare il soffitto, ma ad un certo punto notai che dalla finestra non proveniva più alcuna luce.
Mi alzai dal letto, gettando di lato le coperte, ed andai verso la porta.
La aprii ed uscii dalla mia stanza.
Appoggiandomi al muro, iniziai a percorrere il corridoio e, successivamente, a scendere le scale.
Quando arrivai al piano inferiore entrai in cucina, dove mia madre era intenta a preparare la cena.
Michael: "Ciao, mamma" dissi appoggiandomi allo stipite della porta.
Lei si voltò di scatto.
Mamma: "Ciao" disse.
Michael: "Scusami" dissi "Non avrei dovuto trattati a quel modo, prima" dissi.
Lei mi sorrise.
Mamma: "Accetto le tue scuse" disse "Posso chiederti cosa è successo con Andreas?" Domandò.
Annuii, poco convinto.
Michael: "Quando siamo arrivati di sopra... Lui... ha iniziato a baciarmi. Sulle prime l'ho allontanato, per poi togliermi la maglietta e fargli vedere tutte le ferite" dissi "Successivamente, Andreas mi ha preso in braccio e mi ha fatto stendere sul letto. Ha iniziato a baciarmi ed io ho ricambiato" continuai "Poi mi ha detto di amarmi. È stato allora che mi sono staccato da lui, dicendogli di andarsene e non venire qui mai più" terminai.
Mia madre mi guardò con occhi sgranati.
Mamma: "Ha abusato del tuo corpo, Michael?" Chiese.
Michael: "No" risposi.
Lei sospirò, sollevata.
Poi tornò a girarsi verso i fornelli, dai quali proveniva un buon profumo.
Mamma: "Hai voglia di mangiare qualcosa? Ho fatto una torta salata al formaggio" disse dopo alcuni minuti.
Michael: "Okay..." dissi non troppo convinto.
Lei mi sorrise.
Prese un piatto dalla credenza ed aprì il forno, estraendone una teglia.
La posò sul piano della cucina e tagliò un pezzo di torta salata.
Era ancora calda.
Prese anche una ciotola e vi versò un po' di brodo.
Mamma: "Ecco qua" disse posando la mia cena sul tavolo.
Mi sedetti di fronte ai piatti, fissando il cibo con diffidenza.
Poi mi costrinsi a prendere la forchetta e tagliare un pezzetto della torta salata.
Me lo portai alle labbra ed iniziai a masticare.
Sarebbe stata ottima, se il mio corpo avesse accettato di mandarla giù.
Sputai il boccone in un tovagliolino, mentre il mio stomaco protestava.
Michael: "Scusa mamma, ma non riesco a mandare giù niente..." dissi abbassando lo sguardo sul cibo.
Mamma: "Michael..." iniziò "Non fa niente" si corresse "Ti va di ascoltare della musica?" Chiese.
Annuii.
Lei mi sorrise, per poi prendermi per mano e portarmi nel salotto.
Mi fece sedere sul divano, coprendomi con una trapunta che lei stessa aveva ricamato.
Inserì un disco nello stereo.
In breve, la stanza fu riempita dalle piacevoli note della musica di Stravinsky.
Chiusi gli occhi e mi lasciai cullare da quella melodia, rannicchiandomi sul divano...
"Quando mi svegliai, mi ritrovai in un'ampia stanza dalle pareti bianche.
L'ambiente era luminoso e spoglio, arredato solo da un grande stereo e delle travi.
"Una palestra" Pensai.
Ad un tratto, sentii delle voci provenire da fuori la porta.
Poco dopo, nella stanza entrarono dei giovani ragazzi in calzamaglia.
Ballerini.
Iniziarono a ballare, leggeri come farfalle sospinte dalla brezza primaverile.
Quella visione mi riempì di tristezza, perché sapevo che non mi sarebbe stato mai più concesso l'onore di danzare come loro..."
Mi svegliai con uno sbadiglio.
Gli occhi mi bruciavano per le troppe lacrime versate e avevo la testa pesante.
Ad un tratto, sentii una mano posarsi sulla mia spalla ossuta.
Mi voltai di scatto, trovandomi di fronte mio padre.
Papà: "Ciao, figliolo" disse con un mezzo sorriso.
Aveva la pipa tra le labbra e stava fumando lentamente.
Michael: "Ciao, papà" dissi "Da quanto sei qui?" Chiesi.
Papà: "Da circa quaranta minuti. Ti ho guardato dormire" disse.
Annuii, pieno di stupore.
Papà: "La mamma mi ha raccontato quello che è successo. Ti va di parlarne?" Chiese.
Scossi il capo.
Michael: "Non è stato nulla. Sono felice di aver detto ad Andreas di non farsi più vedere. Mi sono tolto un peso dalle spalle" dissi.
Mio padre posò la pipa sul tavolinetto di fronte al divano.
Papà: "Sei sicuro di aver fatto la cosa giusta?" Chiese.
Annuii.
Lui accennò un sorriso, osservandomi.
Papà: "Mi dispiace che tu abbia dovuto fare i conti con questa realtà" disse "Ma se sei felice, va bene così" Continuò.
Michael: "Si, lo sono" confermai, ma senza troppa convinzione.
Mio padre se ne accorse e mi diede uno schiaffetto affettuoso sulla guancia.
Papà: "Perfetto" disse "Ora fila di sopra, va a metterti a letto. Sono le nove di sera passate" ordinò.
Michael: "Va bene" dissi.
Scostai le coperte e mi alzai dal divano, dirigendomi verso le scale.
Michael: "Buonanotte" dissi.
Papà: "Buonanotte" rispose lui, salutandomi con la mano.
Salii le scale fino al piano di sopra, dove per prima cosa andai in bagno.
Accesi la luce e chiusi la porta alle mie spalle.
Aprii il rubinetto e mi sciacquai il viso con acqua calda, per poi sfilarmi la maglietta e medicare nuovamente le ferite.
Due giorni dopo sarei dovuto andare a far sterilizzare per l'ultima volta i tagli al braccio sinistro.
Finii di fasciarmi il busto e le braccia e rimisi la maglietta.
Usai il gabinetto e tirai lo scarico, per poi uscire dal bagno.
Mi recai in camera mia e mi stesi nel letto.
Non avevo sonno, ma l'oscurità di quella camera forse mi avrebbe aiutato a riflettere e, magari, mi avrebbe portato consiglio...
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Coming In A Dark World||Mikandy
FanfictionMichael è un ballerino alla "Royal Opera House". Ha 22 anni ed uno spiacevole passato, dal quale fugge attraverso la danza. Si allena strenuamente, dopo la scuola. Ma un giorno, mentre si esercita con gli altri, uno strano tipo si presenta nella s...
