La musica classica aveva sempre avuto un effetto calmante su di me, in particolar modo quella di Stravinsky, che era da sempre io mio compositore preferito.
In quel momento, stavo ascoltando "L'uccello di fuoco" che, oltre ad avere una bellissima melodia, era anche stata trasformata in un balletto a dir poco stupendo.
"Vorrei poter danzare su quella fantastica melodia" Pensai.
Sospirai, chiedendomi se sarei mai arrivato a quei livelli.
"Ci arriverò. È una promessa" mi dissi.
Mi portai le mani dietro la nuca e iniziai a guardare il soffitto. Immaginai mille scenari diversi, milioni di melodie, passi di danza perfetti... e immaginai me stesso, sul palco della Royal Opera House, mentre danzavo sulle note di una musica sconosciuta.
Poi scossi la testa. Non aveva senso pensare ad un futuro così bello, dato che il mio presente era una vera schifezza.
Si, detestavo la mia vita, tranne per le rarissime volte in cui la fortuna mi aveva sorriso. Il mio ingresso alla "Royal Opera House" era uno di quei momenti. Quando mia madre aveva letto la lettera mi erano venute le lacrime agli occhi. Mi sentivo come se una mano invisibile mi avesse aperto la porta per una vita migliore.
Però ogni cosa bella deve finire... e il mio sogno di una vita migliore si era infranto quella mattina.
Ancora non mi capacitavo di aver picchiato Dominik, con una tale potenza poi! Non immaginavo di essere diventato così forte.
Che il mio strenuo allenamento avesse dato i suoi frutti? Non lo credevo possibile. Avevo messo su dei muscoli, certo, ma non così tanti da essere capace di ridurre Dominik in quello stato, e con un sono pugno per di più.
Per quanto mi sforzassi non riuscivo a trovare una spiegazione logica...
"A meno che..." Mi dissi.
Scacciai immediatamente quel pensiero. Era impossibile, oltre che surreale.
Sbuffai.
Guardai l'orologio. Le 3:37. Alle 4:30 dovevo essere alla Royal per il primo allenamento ufficiale.
Quel pomeriggio io e gli altri ballerini avremo iniziato a montare le coreografie per "Orfeo ed Euridice".
Ovviamente, i ruoli principali sarebbero stati assegnati a dei ballerini professionisti, ma c'erano intere sequenze dedicate al copro di ballo. Ed io ero impaziente di impararle tutte, dalla prima all'ultima.
Con questo pensiero, mi alzai dal letto.
Andai verso la scrivania e spensi lo stereo, poi presi la giacca da sopra la sedia. Me la infilai.
Indossai le scarpe e presi lo zainetto con la tenuta da allenamento. Me lo buttai in spalla e uscii dalla mia stanza.
Percorsi il corridoio e scesi le scale che portavano al pian terreno.
Entrai in cucina, dove trovai mia madre seduta al tavolo.
Michael: "Ciao mamma, io vado alla Royal. A dopo" la salutai.
Mamma: "Ciao, tesoro" ripose.
Io le sorrisi, poi uscii dalla cucina e mi diressi alla porta. La aprii e uscii, chiudendola alle mie spalle.
L'aria pomeridiana di Londra era piacevolmente fredda sul mio viso. Era una bellissima sensazione, sentire il fresco in faccia e poter inspirare a pieni polmoni.
Scesi i tre gradini che dalla porta conducevano al marciapiede e iniziai a camminare in direzione della metro.
Dopo qualche minuto, arrivai all'ingresso.
Feci un biglietto e scesi al sottolivello.
Poco dopo il mio arrivo, un treno si fermò in stazione. Salii in carrozza.
Dovevo arrivare a Holborn, scendere al punto di scambio con la Piccadilly e prendere un treno per Covent Garden.
Dopo un quarto d'ora buono, il treno si fermò alla stazione di Holborn.
Scesi dalla carrozza e mi diressi al punto di scambio, seguendo la fiumana che si muoveva compatta negli stretti corridoi.
Arrivato al punto di scambio, mi diressi al binario.
Aspettai qualche istante, poi un treno arrivò ed io salii.
Trovai un posto vuoto e mi sedetti. Ci volevano circa dieci minuti per arrivare a Covent Garden, quindi potevo rilassarmi un po', anche se non ci contavo molto.
Già, ogni muscolo del mio corpo era teso come una corda, l'agitazione cresceva di secondo in secondo. Se fosse andato storto qualcosa? Se avessi dato una cattiva prima impressione? Se non fossi stato all'altezza?
Mille domande mi affollavano la mente e, purtroppo, non avevo la risposta per nessuna di esse.
Sospirai. Fu un sospiro profondo, come quelli delle persone che non sanno più come fare. Era frustrante.
Appoggiai la testa al finestrino, sbuffando.
Dopo pochi attimi, il treno si fermò in stazione e la voce gracchiante dell'altoparlante annunciò la stazione. Covent Garden.
Mi alzai di scatto e scesi dal treno.
Procedendo a passo svelto, mi avviai verso le scale.
Salii i gradini due alla volta, poi svoltai a destra e mi ritrovai sul marciapiede.
Mi avviai verso il teatro, procedendo spedito.
Guardai l'orologio: le 4:23.
Era fatta, ero arrivato in orario.
Varcai la soglia del teatro e percorsi lo stretto corridoio che portava nella sala allenamenti. Da lì, mi diressi allo spogliatoio.
Posai lo zainetto su una delle panche di legno scuro, poi lo aprii, presi la tenuta da allenamento e mi infilai in uno dei bagni.
Mi sfilai i pantaloni e la giacca e li piegai, mettendoli di lato.
Mi tolsi anche la maglietta e la posai vicino agli altri vestiti.
Guardai il mio riflesso. I lividi sul torace erano giallastri, adesso.
Provai a concentrarmi sul altri dettagli del mio corpo.
Sotto al pelle, i muscoli di braccia e gambe erano sodi e gli addominali ben definiti.
La linea delle spalle era dritta e il portamento fiero.
Spostai lo sguardo sul mio viso.
La pelle era chiara, i capelli ricci in disordine. I tratti della mascella erano morbidi, ed il profilo sottile.
Bhe, non ero perfetto, ma di sicuro avevo un corpo molto bello.
Scossi la testa con un mezzo sorriso, poi afferrai la calzamaglia rossa e me la infilai.
Indossai la maglietta blu notte e le mezze punte nere.
Mi guardai di nuovo. Molto meglio di prima.
Mi ravvivai i riccioli castani con le mani, poi aprii la porta e uscii, portandomi dietro i vestiti.
Mentre mi cambiavo, lo spogliatoio si era riempito. Oltre a me, adesso, c'erano altri quattro ragazzi. Tra di loro, riconobbi Jacob, il ragazzo dai capelli rossi che avevo conosciuto il giorno dei provini.
Michael: "Ciao Jacob" lo salutai.
Jacob: "Hey Michael. Chi di rivede" disse.
Michael: "Sono felice che sia stato preso anche tu" dissi.
Jacob: "È un piacere anche per me. Sarà divertente averti come compagno di allenamento".
Sorrise.
Abbozzai un mezzo sorriso, poi uscii fuori dallo spogliatoio.
Tornai nella sala allenamenti, dove trovai le ragazze strette in un cerchio.
Al centro di esso, Mrs Randall stava parlando.
Quel giorno, i capelli corti erano pettinati sul lato destro del capo. Indossava una calzamaglia verde pistacchio con una maglietta panna, mentre ai piedi calzava delle mezze punte nere.
Mrs Randall: "...Deciso di dare la possibilità a due di voi" terminò.
Kayla: "Oh, Hey Michael! Arrivi giusto in tempo" disse appena mi vide.
Michael: "Ciao Kayla. Cosa succede?" Chiesi.
Kayla: "Mrs Randall ha deciso di affidare i ruoli principali, Orfeo ed Euridice, a due di noi! Sai cosa vuol dire?" Disse.
La sua voce era calma, ma i suoi occhi brillavano.
Michael: "Cosa?" Chiesi.
Ma già conoscevo la risposta.
Kayla: "Che due di noi avranno l'opportunità di dimostrare quanto valgono al saggio di Natale! Non lo trovi stupendo?" Chiese.
Michael: "Cosa? Sei seria?" Chiesi.
Kayla: "Serissima!" Rispose.
Michael: "Ma è fantastico! Dobbiamo allenarci molto, magari toccherà a me o a te uno dei ruoli principali!" Esclamai.
La ragazza annuì con decisione. Nel suo sguardo vedevo la determinazione di chi vuole vincere, anche a costo di giocarsi il tutto per tutto.
Mrs Randall: "Mi dispiace interrompere la vostra conversazione, ma dobbiamo iniziare" disse in tono calmo.
Io e Kayla annuimmo all'unisono, poi ci dirigemmo verso le due pareti opposte della sala, gli uomini da un lato e le donne dall'altro.
Ad un tratto, Mrs Harvey fece il suo ingresso. Indossava una calzamaglia grigia e una canottiera rossa. I lunghi capelli erano legati in una crocchia ordinata.
Mrs Randall: "Benissimo. Adesso, se vorrete seguirla, Mrs Harvey vi mostrerà come eseguire la prima variazione di Euridice. Prego ragazze, andate nell'altra sala" disse.
Le sette ragazze seguirono Mrs Harvey fuori dalla sala sistemandosi in una fila ordinata.
Quando anche l'ultima ragazza fu uscita, Mrs Randall rivolse la sua attenzione a noi ragazzi.
Mrs Randall: "Adesso vi mostrerò come eseguire la variazione di Orfeo. Prestate attenzione, perché lo farò una volta sola" disse.
Annuimmo, rimanendo in silenzio.
Mrs Randall andò verso l'angolo dove si trovava il grande complesso stereo rosso laccato.
Inserì un disco.
La musica partì.
Era un pezzo lento, dai toni dolci e lunghi. In una parola? Bellissimo.
Mrs Randall si recò al centro della sala e, dopo un breve inchino, iniziò a muoversi con estrema grazia.
Volteggiò un paio di volte su sè stessa, poi eseguì una fuettè perfetta, seguita da diversi pliè e una piroetta con i piedi in prima, alla quale seguì una serie di glissades.
Rimasi estasiato mentre guardavo il corpo snello dell'insegnante muoversi con grazia ed eleganza, i piedi che quasi non toccavano terra.
Il momento più bello fu quando, all'improvviso, si esibì in un brisé fantastico.
"Wow. È perfetta. Arriverò mai a questi livelli?" Mi Chiesi.
Dopo pochi minuti, Mrs Randall si fermò, piegando la schiena in un inchino flessuoso.
Dopo un secondo di silenzio generale, iniziammo a battere le mani.
L'insegnante chinò il capo in segno di ringraziamento, poi battè le mani due volte. Smettemmo di applaudire.
Mrs Randall: "Spero abbiate capito. Chi vuole essere il primo a provare?" Chiese.
Nessuno fiatò.
Mrs Randall: "Michael? Vuoi iniziare tu?" Chiese.
Michael: "Okay" risposi con un filo di voce.
Avanzai a piccoli passi verso il centro della sala.
Mrs Randall di scostò per farmi spazio, andando ad accucciarsi accanto al complesse stereo.
Mrs Randall: "Pronto?" Chiese.
Io annuii.
Mrs Randall: "Allora vai. Tre, due, uno... adesso" disse facendo partire la musica.
Iniziai a muovermi, cercando di essere il più aggraziato possibile. Eseguii una fuettè, molto simile a quella di Mrs Randall. Continuai a volteggiare su me stesso, poi iniziai a disegnare cerchi immaginari sul pavimento, i piedi che quasi non sfiorvavano il legno chiaro. Mi sentivo leggero, come una farfalla che si libra in volo nella brezza estiva. Solo la danza mi faceva questo effetto. Mi calmava, mi faceva sentire libero. Mi faceva sentire vivo.
Con un cambiamento repentino di stile, eseguii un glissade, scaricando il peso sulle punte.
Continuai con una sequenza di pliè ben distanziati tra loro.
Volteggiai di nuovo su me stesso e finii il tutto con uno chaînés.
Mi inchinai, posandomi la mano sul fianco destro.
Ansimai. Mi era venuto un gran fiatone ed ero tutto sudato. Ma ero felice, perché uno strano senso di tranquillità era sceso nel mio cuore, facendomi dimenticare, almeno per qualche attimo, gli avvenimenti di quella mattina. Solo per un attimo.
Poi Mrs Randall battè le mani.
Fu un applauso silenzioso, cui si unirono tutti gli altri.
Mrs Randall: "Come prima volta va molto bene. C'è ancora molto da fare, ma per adesso puoi ritenerti soddisfatto del risultato" disse.
Io chinai il capo e la ringraziai.
Mrs Randall: "Okay Michael, torna al tuo posto. Tocca a te, Jacob" disse.
Jacob si fece avanti e si piazzò al centro della sala.
La musica partì e lui iniziò a volteggiare con estrema eleganza.
Quando Jacob finì di danzare, fu la volta degli altri tre ragazzi, i quali si esibirono un dopo l'altro.
Mrs Randall: "Bene, per oggi può bastare. Da domani, vi ellenerete singolarmente. Ora andate a fare le docce" disse.
Tutti salutami e ci dirigemmo verso lo spogliatoio.
Una volta entrato, andai verso la panca dove avevo posato il mio zainetto. Lo aprii e presi i vestiti puliti, ossia un pantalone rosso, bretelle blu, maglietta a righe bianche e blu e un boxer color ruggine.
Mi sfilai la maglietta sudata e la buttai dentro lo zainetto senza nemmeno piegarla.
Mi diressi verso la doccia, portando con me uno dei grandi teli bianchi che la Royal metteva a disposizione per i ballerini.
Entrai in una delle docce e chiusi la tenda.
Mi sfilai la calzamaglia, le mezze punte e i boxer, buttando li fuori dalla cabina.
Poi aprii l'acqua calda, e lasciai che questa mi accarezzasse dolcemente la pelle e sciogliesse i muscoli doloranti.
Mi bagnai anche i capelli, lasciando che i ricci mi si incollassero alla fronte e dietro il collo.
Chiusi l'acqua e iniziai ad insaponarmi con il mio sapone alla vaniglia.
Quando arrivai sui capelli, indugiai. Passai le dita tra i miei riccioli bagnati, massaggiando il cuoio capelluto. Mi era sempre piaciuto.
Dopo non so quanto tempo, decisi che era ora di uscire.
Aprii di nuovo l'acqua e lasciai che questa portasse via ogni residuo di schiuma.
Quando fui sicuro di essere pulito, chiusi il getto caldo e mi avvolsi l'asciugamano attorno alla vita.
Scostai la tenda e, raccogliendo i panni sporchi, mi diressi alla panca dove avevo appoggiato lo zainetto.
Mi tamponai usando un altro telo, più piccolo di quello che mi cingeva i fianchi.
Quando fui asciutto, mi frizionai i capelli.
Mi alzai, lasciando cadere l'asciugamano a terra. Mi infilai boxer e pantaloni, ai quali seguirono scarpe e calzini.
Poi andai verso i grandi specchi rotondi situati sulla parete opposta.
Presi uno degli asciugacapelli a muro e iniziai ad asciugarmi i riccioli castani, aiutandomi con le mani.
Mentre mi asciugato, uno dei ragazzi uscì dalla doccia, venendo ad asciugarsi i capelli accanto a me.
???: "Ciao. Io sono Gabriel, piacere" disse.
Michael: "Piacere, Michael" riposi senza staccare lo sguardo dello specchio.
Gabriel: "Il tuo Orfeo era qualcosa di stupendo" disse.
Avvampai. Nessuno, a parte mia madre, mi aveva mai fatto dei complimenti per come danzavo.
Michael: "Grazie. Anche il tuo era molto ben eseguito" dissi.
Gabriel: "Grazie a te" rispose.
Io abbozzai un sorriso, poi mi concentrai sui capelli.
Io e Gabriel non dicemmo altro.
Quando pensai che potesse bastare, spensi l'asciugacapelli e mi passai una mano tra i ricci. Erano leggermente umidi, ma andava bene così.
Andai verso il lato opposto della stanza.
Mi infilai la maglietta e le bretelle, che lasciai cadere morbide sui fianchi.
Mi ammirai allo specchio per qualche secondo.
Poi presi lo zainetto e salutai i ragazzi, uscendo dallo spogliatoio.
Percorsi il lungo corridoio che conduceva alla hall. Attraversai la grande sala e uscii dal teatro.
Il cielo era di un colore blu scuro verso est, che si andava schiarendo leggermente verso ovest, dove il sole era da poco tramontato.
Controllai il cellulare. Le 7:12.
Aprii whatsapp e trovai un messaggio.
Da: Lyn
"Ciao Michael. Ci vediamo alle 8:00 di fronte casa mia, Knightsbridge 248. A dopo"
A: Lyn
"A tra poco"
Mi ero quasi dimenticato dell'appuntamento con Lyn!
Bhe, non era un appuntamento, era solo una serata tra amici... andavamo solo a mangiare un panino.
Sospirai, poi mi diressi verso la metro.
Feci un biglietto e scesi al sottolivello.
Mi infilai nel primo treno che si fermò in stazione.
Quest'ultimo era pieno zeppo, tanto che faticai ad arrivare in fondo alla carrozza, dove mi accucciai nell'angolo, tenendo stretto a me lo zainetto.
Dopo un quarto d'ora di viaggio, il treno si fermò a Holborn.
Scesi e mi diressi al punto di scambio.
Quando arrivai sulla Central, un treno era appena partito. La solita fortuna.
Sospirai, appoggiandomi alla parete nera della metro.
Dopo qualche attimo, sentii lo stridere dei freni del treno che entrava in stazione.
Mi staccai dalla parete, dirigendomi verso una delle porte.
Salii in treno.
Quando questo ripartì, avvolsi la mano attorno a uno dei sostegni sul soffitto, stando attento a non cadere.
Dieci minuti dopo, ero a Queensway.
Scesi velocemente dal treno, dirigendomi verso l'uscita. Una volta che fui arrivato in superficie, mi diressi a passo svelto verso casa mia.
Bussai alla porta di legno scuro.
Mia madre venne ad aprire.
Mamma: "Ciao Michael! Come è andato il primo allenamento?" Chiese quando entrai.
Michael: "Benissimo, ti racconto tutto dopo. Ora devo uscire con amici" dissi.
Mamma: "D'accordo, tesoro" disse.
Io annuii, poi salii le scale che portavano al piano superiore.
Entrai in camera mia. Lasciai cadere lo zainetto per terra, poi aprii l'armadio e presi una felpa blu notte. Me la infilai, poi misi al dito il singolare anello che avevo trovato nello zainetto pochi giorni prima.
Presi trenta sterline dal cassetto e scesi di nuovo al pian terreno.
Salutai mia madre con un bacio sulla guancia, poi aprii la porta e scivolai fuori.
Controllai l'ora sul telefono: 7:40.
Avevo solo venti minuti per arrivare da Lyn. Dovevo fare in fretta.
Mi diressi a passo svelto alla metro, dove da poco ero uscito, e mi diressi, assieme ad altre persone, al sottolivello.
Un treno era fermo lì sotto.
Stava per ripartire.
Non ebbi esitazione e, nella frazione di una secondo, oltrepassai le porte che si chiusero dietro di me.
Tirai un sospiro e mi sedetti in un posto vuoto.
Dopo poche fermate, arrivai a Holborn. Scesi dal treno e mi diressi al punto di scambio. Un treno era appena partito.
Tesi l'orecchio, e mi arrivò l'orrenda voce dell'altoparlante.
Altoparlante: "Il prossimo treno arriverà tra due minuti. Vi preghiamo di non oltrepassare la linea gialla. Grazie"
Controllai di nuovo l'ora. 7:48.
Iniziai a battere il piede per terra, nervoso.
Poi il treno arrivò.
Non appena le porte si furono aperte, saltai dentro.
Dopo pochi istanti, il treno ripartì.
Dovetti aspettare dieci minuti, poi il treno si fermò.
Sui muri campeggiava una scritta rossa. La voce dell'altoparlante annunciò che eravamo a Knightsbridge. La mia fermata.
Scesi dal treno e salii le scale a due gradini per volta.
"Il vantaggio di avere le gambe lunghe" Pensai.
Arrivato in superficie, iniziai a costeggiare la linea di alti edifici sul lato destro della strada.
Camminavo a passo svelto, l'aria fresca che mi accarezzava il viso, facendomi rabbrividire leggermente.
Poi arrivai di fronte al numero 248, mi fermai. Ripresi fiato. Presi il cellulare e digitai il numero di Lyn.
Michael: "Lyn sono sotto casa tua"
Lyn: "Scendo subito"
Riattaccai.
Rimasi a fissare il palazzo che avevo davanti. Era alto cinque piani, quindi vi alloggiavano almeno cinque famiglie.
I muri erano di un color crema stinto, che sembrava quasi giallo sotto la luce dei lampioni.
Le finestre erano strette e lunghe, il grande portone principale era di ferro nero.
Fu proprio da questo portone che uscì Lyn.
Indossava una pantalone lungo nero e un maglione viola scuro che le fasciata il busto magro.
Era molto carina, infatti credevo che, se non fossi stato gay, avrei provato dell'attrazione per lei.
Bhe... in effetti... un po' di attrazione c'era...
"No, Michael. Non provi nessuna attrazione. Lei è una donna, a te piacciono gli uomini" mi dissi.
Aveva tagliato i lunghi capelli neri, che adesso erano ridotti a un caschetto cortissimo, corto dietro e lungo davanti.
Lyn: "Hey" mi salutò.
Michael: "Ciao. Hai tagliato i capelli, vedo" dissi.
Lyn: "Sì. Voglio andare a fare nuoto, ma con i capelli lunghi non era molto indicato come sport" spiegò.
Sorrise.
Michael: "Bene. Dove andiamo?" Chiesi.
Lyn: "Conosco un pub dove si mangia molto bene" disse.
Poi mi prese per la manica della felpa, trascinandomi con sè.
La seguii mentre si muoveva rapida tra la folla, schivando chiunque le si parasse davanti.
"Sembra davvero un'atleta professionista" pensai mentre la guardavo.
Poi la seguii, addentradomi in nella zona ben illuminata che costituiva l'area dei ristoranti.
~Spazioautrice~
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The Last train di ericafan83
Carta e penna di pennycake_
Plain crash di AngelicaAmaMika
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Coming In A Dark World||Mikandy
Fiksi PenggemarMichael è un ballerino alla "Royal Opera House". Ha 22 anni ed uno spiacevole passato, dal quale fugge attraverso la danza. Si allena strenuamente, dopo la scuola. Ma un giorno, mentre si esercita con gli altri, uno strano tipo si presenta nella s...
