Capitolo 23

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"Era una serata tranquilla.
Il cielo era terso e aveva assunto una sfumatura cobalto, venata da linee di stelle iridescenti.
Stavo passeggiando per le strade di Londra, di ritorno dalla Royal Opera House.
I passanti erano silenziosi e si respirava una strana aria di serenità, poco comune nella grande metropoli.
Ad un tratto, sentii il rombo di un motore lacerare la pace di quel momento.
Mi voltai, chiedendomi chi fosse lo sconsiderato che aveva distrutto un istante meraviglioso come quello.
Quello che vidi mi fece gelare il sangue nelle vene.
In sella ad una moto nera e argentata, avvolto nel solito trench nero, Andreas mi guardava.
I capelli biondi gli erano leggermente cresciuti, e gli ricadevano sulla fronte, mossi dal vento freddo.
Andreas: "Ciao Michael" disse spegnendo il motore.
Michael: "Cosa vuoi Andreas?" Chiesi in tono glaciale.
Andreas: "Voglio chiarire" rispose.
Abbassò il cavalletto e smontò dalla sella.
Si avvicinò pian piano a me, misurando i passi con assoluta grazia e precisione.
Indietreggiai, a disagio.
Non volevo mi toccasse.
Tuttavia, il biondo continuava ad avvicinarsi a me, ed io a indietreggiare.
Passo dopo passo, Andreas era sempre più vicino.
Mossi ancora un passo indietro... e mi ritrovai schiacciato contro il muro di un palazzo.
Senza fretta, Andreas si avvicinò.
Posò le mani sul muro accanto alla mia vita per impedire che scappassi.
Ero in trappola.
Andreas: "Ma come, non sei felice di vedermi?" Chiese, a metà tra il divertito e lo sprezzante.
Michael: "No... tu... mi hai... spezzato il cuore!" Sillabai, se possibile ancora più a disagio.
Andreas: "Sono qui per rimediare..." Mi sussurrò all'orecchio.
Poi mi morse piano il lobo, facendomi rabbrividire.
Michael: "Andreas, smettila..." provai a dire.
Andreas: "Shh... so che ti piace" disse mordendomi si nuovo l'orecchio.
Poi iniziò a darmi dei leggeri baci sulla mascella, sfiorando appena la pelle con le labbra.
Si bloccò.
Adesso, la sua bocca erano a pochi millimetri dalla mia.
Con lentezza asfissiante, Andreas si avvicinò.
Soffiò sulla mia bocca, provocandomi un gemito.
Poi colmò la restante distanza, facendo sfiorare le nostre labbra.
Subito, iniziò a cercare la mia lingua con la sua, portando le mani sulla mia vita per tenermi fermo.
Dalla mia bocca, passò a baciami la gola, scendendo fino alla clavicola, per poi ritornare su.
Strinsi le braccia attorno al suo collo, beandomi della sensazione delle sue labbra su di me.
Mi mancava il suo tocco, mi mancava la sua bocca sulla mia... mi mancava LUI.
Stavo per abbassare il viso per baciarlo di nuovo, ma una piccola fitta di dolore al collo mi indusse a desistere.
Durò meno di un secondo.
Mi aspettai che Andreas cominciasse a baciarmi nuovamente, ma l'unica cosa che avvertii fu una sensazione di calore alla gola.
Mi abbandonai tra le braccia del biondo, incapace di reagire per il troppo piacere che attraversava il mio corpo.
Inarcai la schiena, appoggiandomi al muro per non cadere.
Rimanemmo così per un po'...
Poi tutto cessò.
Andreas staccò le labbra dal mio collo, ritraendo il capo.
Io aprii gli occhi, stremato per le troppe emozioni, ma al contempo quasi spaventato dalla loro potenza.
Sbattei un paio di volte le palpebre, poi spostai lo sguardo su Andreas.
Era esattamente come prima che mi baciasse.
Anzi, non proprio esattamente.
Le sue labbra, adesso, erano sporche di un liquido rosso.
"Sangue" suggerì il mio subconscio "il tuo sangue" ripetè.
Michael: "Andreas?! Che hai fatto... perché..." tentai di chiedere.
Il biondo si portò una mano alla bocca, pulendosi.
Andreas: "La tua gola era così invitante che non ho saputo resistere. È strano che ancora nessuno la avesse morsa" dissi lui con un mezzo sorriso.
Michael: "Morsa? Invitante? La mia gola?" Balbettai.
Lui annuì.
Andreas: "Esatto, ho morso la tua gola. Ho bevuto il tuo sangue. E da quello che vedo, ti è piaciuto, vero?" Chiese maliziosamente.
Non risposi.
Non potevo rispondere.
Non dopo aver sentito quelle parole.
Un senso di paura misto a stupore si insinuò dentro di me, impedendomi di restare lucido.
Urlai.
Iniziai a piangere.
Ma Andreas rimase impassibile, quasi fosse scolpito nel granito.
Allora, con uno scatto, mi allontanai dal muro e iniziai a correre a perdifiato, cercando di allontanarmi il più possibile da quel luogo.
Tuttavia, sembrava che Andreas fosse sempre dietro di me, pronto ad afferrarmi.
E così fu.
Quando non ebbi più fiato nei polmoni né forza nelle ginocchia, quando il petto iniziò a farmi male e le gambe a cedere, allora mi ritrovai con la schiena premuta contro il petto di Andreas.
Andreas: "Calmati... tranquillo... shh" sussurrò al mio orecchio.
Michael: "Come... faccio... a stare... tranquillo?!" Chiesi con una nota di sarcasmo nella voce.
Andreas: "Shh..." disse ancora.
Poi sentii le forze abbandonare il mio corpo, riducendomi ad una marionetta senza fili tra le braccia del biondo.
Le palpebre si alzavano e abbassavano con difficoltà, tanto erano pesanti.
Poi, ad un tratto, non vidi più nulla.
Rimasi in silenzio, avvolto dalla più completa oscurità.
E fu allora che mi lasciai andare..."

Coming In A Dark World||MikandyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora