Capitolo 2

9.2K 310 17
                                        

A.J. aveva ragione, la ragazza che fissava il vuoto con grandi occhi vitrei poteva benissimo passare per sua sorella. Rachel deglutì mentre osservava le foto della scena del crimine appese sulla bacheca della Sala Operativa.

«È stata accoltellata diverse volte, ma non c'è traccia dell'arma del delitto.» spiegò il detective alle sue spalle, «La porta non è stata forzata, quindi presumiamo che conoscesse l'assassino.»

Rachel sfiorò una foto con la punta delle dita, la vittima teneva una rosa rossa tra le mani, «Cosa sappiamo di lei?» domandò con un filo di voce.

«Si chiamava Chloe Horowitz, si era trasferita a Westwood da circa tre mesi. Lavorava come commessa al negozio di generi alimentari. Era una ragazza tranquilla, benvoluta da tutti. Il suo ragazzo era a New York per lavoro, Richard lo sta interrogando in questo momento, ma sembra che abbia un alibi di ferro.»

«Chi l'ha trovata?»

«La sua coinquilina, Rita.» rispose il detective grattandosi la fronte, «Ieri sono andate all'Hype a bere una cosa. Rita ha conosciuto un tipo ed è andata via con lui. Chloe stava parlando con un ragazzo, le ha detto che sarebbe rimasta ancora un po'. Alcuni testimoni li hanno visti ballare, ma sembra che lei sia andata via da sola.»

«Qualche descrizione di questo ragazzo misterioso?»

«Sì, ma sai quanto sono attendibili i testimoni oculari in questi casi...» lasciò la frase in sospeso mentre Rachel osservava meglio l'identikit appeso sulla bacheca, un ragazzo anonimo, se anche l'avesse visto la sera prima, non se lo sarebbe ricordato.

«Quindi non avete niente in mano.»

«Nessuna arma del delitto.» sospirò A.J., «Nessun movente.»

«Voglio entrare nella squadra operativa.»

A.J. la fissò stupito.

«Non è il solito caso di violenza domestica. Avete bisogno di una mano e io posso aiutarvi nelle indagini.»

«Non so se è una buona idea. Ho visto come sei impallidita mentre guardavi le foto. I casi di omicidio non sono per tutti.»

Rachel alzò gli occhi al cielo, «Sono pallida perché non ho fatto colazione stamattina. E non ho ancora smaltito l'alcol di ieri sera.»

«Non lo so, forse ho sbagliato a coinvolgerti.» ammise lui.

«A.J., ti prego. Sei tu che mi hai telefonato. Noi eravamo proprio lì ieri, mentre l'assassino approcciava la sua vittima, e non ci siamo accorti di nulla. Forse perché avevamo bevuto troppo o forse perché eravamo troppo impegnati a flirtare. Noi siamo poliziotti, proteggere le persone è il nostro lavoro. E ora dovrei semplicemente fare il mio solito giro di pattuglia come se niente fosse?»

«Parlerò con Richard.» le promise.

«Cerca di essere convincente. Sai quanto è ostile nei miei confronti.»

Non capiva perché il detective Parrish fosse così duro con lei. Se Richard avesse saputo chi era suo padre, le avrebbe steso il tappeto rosso, ne era certa, ma a Rachel non erano mai piaciuti i favoritismi, per cui continuava a sopportare le angherie del detective a testa bassa, sicura che, prima o poi, gli avrebbe fatto cambiare idea sul suo conto.

Taylor Kingston aveva pianto, poi si era ricomposto e aveva pianto di nuovo.

«Per quanto tempo pensi di tenerlo lì?» chiese A.J. da dietro lo specchio.

«Per il tempo necessario.» rispose Richard sorseggiando il suo caffè.

«Era a New York. Diverse persone l'hanno confermato.» gli ricordò A.J., «Dobbiamo trovare il ragazzo che ha ballato con Chloe Horowitz all'Hype.»

«Qualcosa mi dice che non sarà così facile trovarlo.» sospirò l'altro, «Questo è il primo vero caso di omicidio che ci capita da anni. Non possiamo commettere errori.»

Evitò di ricordargli qual era stato l'ultimo omicidio vero a cui si riferiva e il detective più giovane lo apprezzò.

«Hai ragione. Questo caso è diverso dagli altri a cui siamo abituati.» concordò A.J., erano anni che non capitava un caso come quello, senza un apparente movente, «E potremmo avere bisogno di aiuto. Stavo pensando... Non so, potremmo mettere su una piccola squadra, qualcuno che si occupi delle telefonate, se ce ne dovessero essere... Chiedere agli agenti di parlare con i testimoni.»

«Agli agenti, eh?» Richard ci mise qualche secondo a capire dove volesse arrivare il suo collega, «Parli di Rachel Mackenzie, non è vero?»

«È più in gamba degli altri, te ne sei accorto anche tu.»

Se ne era accorto, ma il suo istinto non gli permetteva di fidarsi completamente di quella ragazza.

«Non è di Westwood.»

«E da quando è una discriminante non essere di Westwood?» domandò A.J..

«E tu da quando sei così ingenuo?» gli chiese Richard a sua volta, «Vi ho visto stamattina. L'hai portata nella Sala Operativa e hai deciso di coinvolgerla nelle indagini senza dirmi niente, così ora lei vuole entrare nel caso e ti ha chiesto di intercedere per lei.»

«Non mi ha chiesto niente, ho solo pensato... Rachel è in gamba. Ci può essere utile per l'indagine.»

Richard scosse la testa, «Quella ti tiene per le palle, te lo dico io.»

Se ne stava seduta sul divano con la luce spenta e un bicchiere di vino in mano a riascoltare per l'ennesima volta il messaggio vocale, «Ciao tesoro, speravo di trovarti a casa... Ma probabilmente sarai fuori a festeggiare.» era la voce allegra di sua madre, «Volevo solo farti gli auguri... Buon compleanno!» si aggiunsero le voci di Matt, Iris e Katie.

«Da quanto tempo non li vedi?» le chiese Yvonne sulla porta.

«Dal Ringraziamento dell'anno scorso.»

Iris aveva diciotto anni e Katie tredici. Chissà com'erano cambiate dall'ultima volta che era andata a trovare la sua famiglia nell'Illinois.

Katie era troppo piccola quando era andata via di casa, per cui non avevano avuto la possibilità di stringere un vero rapporto. Mentre con Iris c'erano sempre stati alti e bassi.

«Ti mancano?»

Rachel alzò le spalle, «A volte.»

Viveva da sola da quando aveva sedici anni, qualche volta sentiva la loro mancanza, ma la maggior parte del tempo la sua famiglia non era altro che un ricordo sfocato che si faceva via via più sbiadito.

«Ho sentito di quella ragazza assassinata.» disse a un tratto l'amica, «È incredibile, anche lei era all'Hype ieri sera.»

«Già.»

Insieme al suo assassino.

Una ragazza che le somigliava era stata uccisa il giorno del suo compleanno. Possibile che fosse solo una coincidenza? O era forse un avvertimento?

«Se vuoi, dico a John che non mi sento bene, così io e te ordiniamo la pizza e ci guardiamo qualche assurdo reality alla tv.» propose Yvonne.

«No, vai pure. È il vostro primo appuntamento. Passa una bella serata.»

«Posso sempre inventarmi una scusa e rimandare.»

«Non devi. Sai che sono sempre di cattivo umore in questo periodo dell'anno. Poi mi passa.»

Non appena Yvonne uscì da casa, il cellulare iniziò a suonare, era A.J.. Forse aveva parlato con Richard e l'aveva convinto a farla entrare nel caso, oppure avevano scoperto qualcosa di nuovo, qualche indizio. Rachel decise di ignorare la chiamata. Lo avrebbe chiamato più tardi. Aveva bisogno di una pausa dal lavoro, dalla sua vita, da tutto.

Guardò il telefono e, per un attimo, pensò di chiamare sua madre per ringraziarla degli auguri e dirle del biglietto che le era stato recapitato a casa. Ci ripensò quasi subito. Pessima idea. Sua madre le avrebbe detto di tornare a casa, ma non poteva farlo, quella non era più casa sua da tanti anni ormai.

Decise, invece, di comporre un altro numero, «Ciao Ethan.» esitò per qualche secondo, poi proseguì, «Sono Phoebe.»  

La ragazza dagli occhi di ghiaccioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora