Era la seconda volta che si fermava a dormire da Rachel, ma il fatto di non essere sbattuto fuori all'alba era una novità. Rachel era diversa, più rilassata, come se, dopo tutto quello che era successo, avesse deciso di abbandonare ogni ostilità e si fosse arresa ai propri sentimenti.
La seconda operazione di Ethan era andata bene, secondo i medici, eppure vegetava in quel letto d'ospedale senza segni di miglioramento. Il vecchio detective stava morendo, lentamente. Leon lo sapeva e anche Rachel ne era consapevole, nonostante continuasse a negarlo, a se stessa e agli altri.
«Dobbiamo avvisare suo figlio... e nostra madre.» proponeva Leon, ma la ragazza si limitava a scuotere la testa e a ripetere: «Si sveglierà, vedrai.»
Sembrava che non le importasse davvero. A.J. era diventato come una droga per lei, era talmente assuefatta a lui e alle notti che trascorrevano insieme che aveva perso il contatto con la realtà. Sorrideva spesso con lo sguardo perso nel vuoto, come se fosse in un mondo tutto suo.
Il lato positivo era che Rachel era al sicuro, la sera sotto la sorveglianza speciale di A.J. e di giorno ci pensava Lenny, la montagna, ad assicurarsi che nessuno le facesse del male. Mentre Leon faceva avanti indietro dall'ospedale.
Sembrava un giorno come gli altri, avevano passato il pomeriggio a giocare a Monopoli con Lenny, bloccati nel tempo e nello spazio, lasciati in sospeso mentre fuori il mondo vero andava avanti imperterrito.
A.J. però non era arrivato. Forse era passato a prendere qualcosa per cena, forse era ancora in ufficio, forse era emerso qualcosa di nuovo.
Ci pensò la telefonata di Richard a fugare ogni dubbio.
«È stato ferito con una mazza da baseball, proprio come Ethan.» spiegò il detective, «Le modalità dell'aggressione sono le stesse.»
Incrociarono Marcia in corridoio, con Sam per mano. Lanciò a Rachel un'occhiata gelida, attirò il bambino a sé e accelerò il passo.
«Chi era?» chiese Leon.
«L'ex moglie di A.J..»
«Non sembrava molto amichevole.»
«Mi detesta, se vogliamo usare un eufemismo.»
Sapeva che Abby lavorava in quell'ospedale, eppure non si aspettava di trovarla accanto al letto di A.J.. Si parlavano a malapena da quando A.J. l'aveva lasciata. Come osava stare seduta accanto a lui? A.J. l'aveva usata come ripiego, era ora che Abby se ne rendesse conto e li lasciasse in pace.
Il detective non ricordava cos'era successo a causa del trauma cranico, era confuso, ma aveva visto il suo aggressore: «Taylor Kingston. Non se n'è mai andato da Westwood. Richard sta facendo perquisire ogni angolo della città e ogni centimetro del bosco. È questione di giorni, se non di ore.» disse il detective, «Ho detto a Marcia di andare a trovare i suoi genitori, di stare con loro per un po'.»
Voleva che suo figlio fosse al sicuro, capì Rachel. Al sicuro, lontano da lei.
«State attente, tutte e due.»
Abby gli accarezzò un braccio, «Siamo entrambe sotto sorveglianza, non devi preoccuparti per noi.»
Col suo fisico gracile e quell'aria intimorita, aveva pianto e si vedeva. Rachel aveva voglia di prenderla a sberle, di scuoterla e di gridarle di svegliarsi.
L'infermiera la fissò a sua volta, «L'orario di visita è finito.»
Senza famiglia e senza amici, A.J. era tutto quello che aveva, Abby si sarebbe aggrappata a lui con le unghie e con i denti.
Rachel sostenne il suo sguardo senza proferire parola, poi si avvicinò a A.J. e lo baciò sulle labbra, «Buonanotte, tesoro. Ti chiamo dopo.»
«Non credo che Abby mollerà tanto facilmente .» disse Leon in macchina.
«Non m'importa di Abby, è stata lei a mettersi in mezzo.» rispose Rachel guardando fuori dal finestrino, «A.J. stava con lei solo per senso di protezione o che ne so, perché gli faceva pena.»
«Non è una cosa molto carina da dire.» le fece notare Leon.
Rachel fece spallucce, «Io non sono una persona carina.»
«Non devi prendertela con lei. Abby è solo un'altra vittima della situazione.»
«Se ti piace tanto, perché non le chiedi di uscire? Almeno ce la toglieresti dai piedi.»
Ordinarono una pizza per cena, ma nessuno aveva molta fame. L'appartamento sembrava molto più silenzioso senza le battute di A.J..
Quella notte, Rachel non riuscì a dormire. Continuava a rigirarsi nel letto senza sosta, senza pace. Detestava ammetterlo, ma A.J. le mancava e non sopportava di saperlo in ospedale con Abby. Era bloccata in quell'appartamento che fungeva, al tempo stesso, da rifugio e da prigione, mentre Taylor Kingston si aggirava indisturbato per Westwood, come un fantasma vendicatore, colpendo una a una le persone a cui teneva.
Il mattino dopo, Lenny arrivò prima del solito, sconvolto per quello che era successo al suo amico, continuava a parlottare tra sé e sé, come in uno stato di trance.
«Lenny.» Rachel gli toccò una spalla, «Va tutto bene. A.J. sta bene. L'ho visto ieri in ospedale, è un po' ammaccato ma è grande e grosso, se la caverà.»
«Lenny no cattivo. Dovevo solo fare paura.»
«Paura?» ripeté Leon, «Di cosa sta parlando?»
«Lenny non voleva. Lenny molto forte.»
Solo in quel momento notarono lo zaino, da cui usciva una mazza da baseball insanguinata.
Rachel fece un passo indietro, «Sei stato tu a picchiare A.J.?»
Lenny si coprì la faccia con le mani, «Lenny non voleva. A.J. mio amico.»
«Perché?» domandò Leon, «Perché l'hai fatto?»
«A.J. mio amico.» ripeté lui, «A.J. mi ha detto di picchiarlo, era il nostro segreto.»
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La ragazza dagli occhi di ghiaccio
Mystery / ThrillerRachel, la ragazza dagli occhi di ghiaccio, ha un passato difficile, di cui non parla volentieri. Ogni anno, il giorno del suo compleanno, riceve una rosa rossa ed un biglietto di auguri da parte di uno sconosciuto. Chi perseguita Rachel? C'entr...
