Capitolo 10

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Phoebe aveva sei anni quando suo padre l'accompagnò per la prima volta a uno spettacolo di magia. Serbava un ottimo ricordo di quella giornata, anche se, qualche anno più tardi, si era chiesta se l'avesse portata a quello spettacolo per costruire il loro rapporto o solo per far colpo su Julie.

Quella sera, quando le aveva rimboccato le coperte, aveva insistito così tanto per farsi svelare i trucchi che il mago aveva usato che alla fine suo padre aveva ceduto.

«Non esistono magie, Phoebe.» le aveva detto, «Il trucco consiste semplicemente nel farti guardare da un'altra parte.»

»

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A.J. stringeva saldamente il foglio di carta.

Sembravano giunti a un vicolo cieco, invece le cose si erano evolute meglio del previsto. Abby aveva riconosciuto la voce del suo aggressore nel nastro che le aveva fatto ascoltare, avevano il collegamento con l'omicidio di Chloe Horowitz, tutto tornava e il giudice aveva appena firmato il mandato.

Stava per comunicare la buona notizia a Richard, quando sentì le urla nella Sala Operativa, «Che diavolo succede qui?» domandò entrando.

«Succede che la tua amica ha preso in giro tutti quanti!» Richard sembrava furioso.

«Non ho preso in giro nessuno!» ribatté Rachel, rossa in volto, «Ho cambiato nome. Non è illegale!»

«Cambiato nome...» ripeté A.J. disorientato, «Che cosa stai dicendo, Rachel?»

«Phoebe.» lo corresse Richard, «Si chiama Phoebe Arberg

«Arberg.» A.J. non ricordava in quale occasione avesse già sentito quel nome.

«Come Greg Arberg.» continuò Richard, «Il criminologo.»

«Si è ritirato dopo che dei pazzi a cui dava la caccia hanno quasi ucciso sua moglie e sua figlia.» A.J. fece un rapido calcolo, poi guardò Rachel, «Tu sei la figlia.»

«Michael e Oliver Jackson Stowe. Li chiamavano gli scacchisti e si sono divertiti a giocare con la vita dei membri della mia famiglia come fossero le pedine di una scacchiera.» raccontò Rachel, «Oliver era il mio ragazzo, ero innamorata persa e, a modo suo, anche lui mi amava, ma odiava di più mio padre e mi ha usato per il suo piano assurdo. Lui e suo fratello hanno distrutto la mia famiglia. Volevo solo... trovare una piccola cittadina, un posto dove nessuno mi conosceva... per ricominciare da capo.»

«Così sei venuta a Westwood e ci hai tenuto all'oscuro riguardo alla tua vera identità

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«Così sei venuta a Westwood e ci hai tenuto all'oscuro riguardo alla tua vera identità.»

«Non intendevo nasconderlo, ma non volevo neanche essere guardata in questo modo, come se fossi un animale ferito.»

«Allora perché dircelo ora? Perché non continuare a mantenere il segreto?» la incalzò Richard.

«Ieri ho ricevuto una telefonata, per questo non sono venuta al lavoro. Qualcuno conosce il mio passato e vuole spaventarmi.»

«Che ti piaccia o no, quello che ti è successo fa di te una vittima e, purtroppo, c'è gente stupida che si diverte in questo modo.»

«Non era uno scherzo. Io credo che sia la stessa persona che stiamo cercando. Tutto torna. L'aggressore di Abby l'ha chiamata Phoebe. Non può essere una semplice coincidenza. Abby mi somiglia e stava facendo jogging nel bosco, proprio come facevo io fino a quando Lenny... mi ha aggredito. E, quella sera, Lenny ha visto un uomo con una felpa grigia che si aggirava nel bosco nei dintorni della casa di A.J.. Se riuscissimo a capire chi è quest'uomo...»

«Un uomo con la felpa grigia, eh?» ripeté Richard, «Questo sì che è un indizio importante.» commentò in tono sarcastico, «Se fossi venuta al lavoro ieri, invece di prendere il tè con Lenny, sapresti che abbiamo già trovato il nostro assassino.»


Le mise una mano attorno al collo e iniziò a stringere, delicatamente. Gli sarebbe piaciuto ucciderla in quel momento, mentre dormiva, nuda e così indifesa, inconsapevole della sua bellezza. Yvonne era così delicata, proprio come Abby. Chloe, invece, era una dura, aveva lottato fino alla fine.

La stretta sul collo si trasformò in una carezza sui lunghi capelli biondi che le incorniciavano il viso, doveva pazientare ancora un po' o avrebbe compromesso il lavoro degli ultimi mesi. Il tempismo era tutto. Proprio come con Chloe. Era andato a New York per quella stupida riunione che gli aveva fornito un alibi di ferro, aveva preso parte a quella noiosa cena per poi tornare in albergo con la scusa di aver bevuto troppo vino. Aveva noleggiato una macchina, pagando in contanti s'intende, per guidare fino a Westwood, uccidere Chloe e tornare in albergo. Nessuno dei suoi colleghi aveva notato la sua assenza.

Pensava di essere fuori dalla cerchia dei sospettati, ma poi l'avevano interrogato di nuovo. Qualche domanda di routine, avevano detto. Si credevano tanto furbi, soprattutto il detective con la barba, ma lui aveva capito subito che c'era sotto qualcosa. Per questo aveva proposto a Yvonne di passare un romantico week end nella sua casa in montagna.

Quella mattina era passato a prenderla e Rachel l'aveva accompagnata alla macchina. Era la prima volta che si trovavano faccia a faccia. Le aveva dato la mano e lei gliela aveva stretta con decisione. Entrambi avevano mentito sul proprio nome.

Prese il cellulare di Yvonne e inviò una foto a Rachel.

Qui il tempo è fantastico. Manchi solo tu.

Le avrebbe tolto tutte le sue certezze, partendo dalla sua migliore amica.

La ragazza dagli occhi di ghiaccioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora