Capitolo 4

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«E così... Adam, eh?»

«Andiamo, non sapevi nemmeno il mio nome di battesimo?» domandò lui fingendosi offeso.

«Tutti ti chiamano A.J..» alzò le spalle e sorrise al detective, «Non sapevo neanche che avessi un figlio.»

«Non abbiamo mai parlato molto. Eppure... sei qui.» la prese per i fianchi, «Ti sentivi sola?»

«In realtà, volevo davvero riguardare gli appunti del caso.»

«E il vino?»

Rachel alzò le spalle, «Era davvero per essere gentile.»

«Papà! Ho paura del temporale!» Sam, con la sua massa di capelli rossi spettinati, si affacciò alla porta, «Mi leggi un libro?»

«Ho un'idea migliore.» ribatté Rachel, «La conosci la favola del bambino che ha sconfitto i fulmini?»



«Sei brava con i bambini.» A.J. le passò un bicchiere di vino rosso.

Non si aspettava che la ragazza dagli occhi di ghiaccio, come la chiamavano al Dipartimento, avesse un lato materno così accentuato. Sam si era addormentato quasi subito, mentre fuori infuriava un tipico temporale estivo.

«Sono cresciuta con un fratello e tre sorelle. Io ero la maggiore... E ho cambiato un sacco di pannolini.»

«Scommetto che eri brava anche con le favole della buonanotte.» A.J. si sedette sul divano accanto a lei.

«La favola del bambino che ha sconfitto i fulmini era la preferita di Iris.» ricordò, «E, anche se è un po' presuntuoso da parte mia, credo di essere stata la sua sorella preferita. Almeno per un po'.»

«E lei era la tua?»

«Non ci avevo mai pensato, ma credo di sì. La mia era una classica famiglia allargata.» raccontò Rachel, «Mia madre è morta quand'ero piccola, così sono andata a vivere con mio padre e la sua nuova compagna, che poi è diventata sua moglie, poi la sua ex moglie, infine lei si è risposata e io ho continuato a vivere con lei e suo marito.»

A.J. era sorpreso, Rachel non aveva mai parlato tanto quanto quella sera. Finalmente si stava aprendo con lui e non era solo merito del vino.

«Perché non sei rimasta con tuo padre?»

Lei alzò le spalle, «Mi hanno sempre detto che era per non separarmi dai miei fratelli. La verità è che mio padre è sempre stato uno spirito libero, non ha mai voluto complicazioni... Né con le donne, né con le sue due figlie.» bevve un altro sorso di vino, «E tu? Fratelli o sorelle?» gli domandò a un tratto.

Il detective cercò di ignorare il crampo allo stomaco, «Avevo una sorella, Maggie. È morta tanti anni fa.»

«Mi dispiace.» ora capiva chi era la bambina dai capelli neri ritratta nelle foto sul caminetto. Gli prese istintivamente la mano, stupita lei stessa da quel gesto. A.J. si avvicinò e la baciò.

Ecco il motivo per cui si trovava lì, voleva perdersi in quei baci, tra quelle braccia, tra quei capelli. Non voleva pensare a Oliver, né a quello che era successo tanti anni prima, non voleva pensare a niente.

«E tu questo lo chiami rivedere gli appunti

Rachel rise, «Baciami, scemo.» lo tirò a sé, ma qualcos'altro catturò la sua attenzione, un lampo aveva illuminato una sagoma fuori dalla finestra.

Scattò in piedi.

«Che c'è?»

«Mi è sembrato di vedere qualcuno fuori dalla finestra.»

A.J. guardò a sua volta, «Non c'è nessuno.»

La sagoma era sparita.

«C'era... L'ho visto... Non me lo sono immaginato. Ci stava spiando dalla finestra!» restò in ascolto in attesa di rumori sospetti, l'unico suono che udì era quello della pioggia incessante, «Hai chiuso la porta a chiave?»

«Sì, certo.»

«A Westwood la maggior parte della gente non lo fa.» gli fece notare.

«Io, sì.» A.J. tornò a sedersi sul divano consapevole che ormai l'atmosfera si era guastata.

La ragazza si sedette di fianco a lui. Bevve un corposo sorso di vino per allentare la tensione. A.J. le sorrise, ma Rachel capì che aveva sbagliato ad andare da lui, in fondo, lo conosceva appena. Cosa ci faceva a casa sua?

Ti sentivi sola?

Rachel guardò il detective, «Come facevi a sapere che ero sola questo week end?»

«Come dici?»

«Quando sono arrivata, mi hai chiesto se mi sentivo sola. Non ti ho mai detto che Yvonne era fuori città.»

Non fece in tempo a rispondere che un lampo illuminò il cielo, mostrando nuovamente la sagoma alla finestra.

«Eccolo!»

Questa volta anche A.J. lo vide, «Resta qui.» le disse prima di uscire dalla stanza.

Rachel non era famosa per fare quello che gli altri le chiedevano, uscì da casa sfiorando con le dita la pistola. Fuori era ormai buio, ma riuscì a distinguere un uomo piuttosto alto che si allontanava in tutta fretta. Sfoderò la pistola e gliela puntò contro, «Ehi, tu!» lo rincorse, «Fermati!»

L'uomo iniziò a correre più velocemente, Rachel lo seguì nel bosco incurante della pioggia battente.

«Merda!» l'aveva perso.

Stava per tornare indietro, quando sentì il rumore di un ramo spezzato. Si girò di scatto e lo vide, era a pochi passi da lei. Lo afferrò per un braccio, lui si voltò dandole una gomitata e facendole cadere la pistola. Rachel inciampò, finendo a terra. Subito lui le fu addosso. Rachel provò a muoversi, ma lui era troppo pesante. Le mise le mani intorno al collo e iniziò a stringere sempre più forte.

«Aiuto!» mormorò con il filo di voce che le era rimasta.

Cercò di divincolarsi senza successo. Improvvisamente sentì un colpo di pistola. L'uomo lasciò la presa e indietreggiò spaventato. Rachel si tirò su, mentre il suo aggressore si sdraiava in posizione fetale.

«Ma che accidenti...»

«Lenny!» riconobbe la voce di A.J. che si stava avvicinando, «Rachel, stai bene?»

Lei si toccò il labbro che stava sanguinando, non le sembrava vero di poter respirare nuovamente a pieni polmoni.

Guardò l'uomo che l'aveva aggredita che giaceva immobile in mezzo al fango, «Chi cazzo è Lenny?»

La ragazza dagli occhi di ghiaccioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora