Capitolo 8

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Lenny si muoveva veloce tra i sentieri del bosco, Rachel gli stava dietro, pur mantenendo una certa distanza. L'uomo sembrava non essersi accorto della sua presenza, ma la ragazza era convinta che fosse più furbo di quanto volesse far credere.

Rachel non credeva nelle coincidenze. Westwood era una cittadina tranquilla, l'omicidio di Maggie Doyle era l'unico caso irrisolto degli ultimi trent'anni. Abitava lì da poco più di sei mesi, una ragazza era stata uccisa il giorno del suo compleanno e un'altra aggredita a distanza di pochi giorni in quel bosco, dove Lenny l'aveva quasi strangolata.

La prima volta l'aveva colta di sorpresa, non sarebbe successo di nuovo.

Se davvero Lenny c'entrava qualcosa, doveva però avere un complice. Fisicamente era molto forte, era in grado di aggredire Abby e persino di uccidere Chloe Horowitz a coltellate, ma questo non spiegava l'articolo di giornale né le rose, né ciò che Abby aveva sentito: Finalmente ti ho trovato, Phoebe.

Qualcuno le stava dando la caccia da tredici anni e la resa dei conti era vicina.

Sentì il cellulare che vibrava nella tasca dei pantaloni, era A.J.. Forse avrebbe dovuto dirgli dov'era. Il detective però aveva preso le difese di Lenny già una volta e, probabilmente, l'avrebbe fatto di nuovo. Sembrava che si sentisse in colpa per quello che gli era successo da bambino, la sorella di A.J. non era riuscita a proteggere né lui, né se stessa.

Decise di ignorare la chiamata. Se voleva il suo aiuto, doveva portargli qualcosa di concreto, una prova.

«Dovresti dargli una possibilità.» le aveva detto Yvonne la sera prima, «Voglio dire... Quando qualcuno inizia a piacerti, tu lo allontani. So che per anni ti sei detta dopo Oliver non avresti più amato nessuno. Hai costruito un muro insormontabile intorno a te, hai allontanato i tuoi genitori, i tuoi fratelli, tutti i bravi ragazzi che puntualmente si prendevano una cotta per te e tutti quelli che ti volevano bene.»

Dopo quello che era successo con Oliver era come se si fosse rotto qualcosa dentro di lei. Rachel era fatta così e aveva imparato a convivere con la consapevolezza di poter contare solo su se stessa. Sapeva che con A.J. non sarebbe durata, quindi perché perdere tempo?

Era persa nei suoi pensieri, quando si trovò di fronte Lenny che la guardava interrogativo.

«Tu mi stai seguendo.»

«Non voglio farti del male, Lenny.» fece un passo indietro, «Voglio solo parlare.»

Un altro passo indietro.

Se si fosse avvicinato, non avrebbe esitato a puntargli contro la pistola, «Ti ricordi di me?»

Lui annuì, «Stato... un incidente. Lenny... avuto paura.»

«Lo so, non fa niente.» altri due passi indietro, la giusta distanza per chiedergli quello che si domandava da giorni, «Perché stavi spiando me e A.J. dalla finestra l'altra sera? Ti ho visto, dietro alla tenda.»

Lui non rispose, continuava a spostare il peso da un piede all'altro con un certo ritmo.

«Lenny, non sono arrabbiata.» ripeté, «Puoi fidarti di me. Non lo dirò a nessuno. Nemmeno a A.J..»

«A.J. mio amico. Lenny protegge.»

«Da chi lo proteggi? Da me? A volte lo tratto un po' male, è vero, ma non sono cattiva. Mi diverto a stuzzicarlo, tutto qui.»

«Uomo con la felpa grigia. Lui cattivo, lui chiama Lenny stupido ritardato.»

«Chi è l'uomo con la felpa grigia?»

«Nascosto nel bosco. Lui aspetta. Osserva tutto. Segue A.J.. Io devo proteggere.»

«L'hai detto a A.J.?»

«Nessuno crede Lenny.»

«Io ti credo.» il suo istinto diceva che poteva fidarsi.

«Lenny non racconta bugie.»

Il cellulare riprese a vibrare, era Richard.

«Dove diavolo sei?» tuonò il detective, «A.J. non ti ha visto in ospedale. Ti ha chiamato diverse volte e non hai mai risposto. Era preoccupato per te.»

Rachel sbuffò, «Tranquilli, sono ancora viva.»

«Non mi sembra il caso di fare del sarcasmo.» ribatté Richard infastidito, «Senti, so che è successo qualcosa tra te e A.J.. Lui si è preso una cotta per te e tu hai preso le distanze.»

«Ah sì? Te l'ha detto mentre vi davate lo smalto a vicenda?» domandò in tono ironico.

«A.J. è un bravo ragazzo. Di solito non sono favorevole alle storie tra colleghi.»

«A.J. e io non abbiamo nessuna storia.» lo interruppe lei, «L'ho visto in ospedale con Abby, mentre le faceva gli occhi dolci. Credevo che il regolamento vietasse relazioni tra detective e vittime, ma a quanto pare al tuo amico piace la nostra testimone. Se si vuole mettere con Abby a me non interessa. Basta che non sia d'intralcio alla nostra indagine. Comunque sia, sta perdendo tempo prezioso, mentre io sto seguendo una pista...»

«Una pista, eh?» ripeté il detective perplesso, «Le giovani poliziotte come te sono sempre piene di entusiasmo, ma finiscono col commettere degli errori a causa della loro emotività.»

Emotività? Rachel alzò gli occhi al cielo. Con chi credeva di avere a che fare?

«Vedremo.» ribatté lei con tono di sfida, «Sto venendo lì.»

«Bene, perché c'è una cosa di cui dobbiamo parlare.»

Dal tono di voce, Rachel capì che non si trattava di niente di buono.

La ragazza dagli occhi di ghiaccioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora