Rachel, la ragazza dagli occhi di ghiaccio, ha un passato difficile, di cui non parla volentieri.
Ogni anno, il giorno del suo compleanno, riceve una rosa rossa ed un biglietto di auguri da parte di uno sconosciuto.
Chi perseguita Rachel? C'entr...
Il lunedì successivo Richard, com'era prevedibile, l'aveva tolta dal caso. Rachel non aveva protestato. Aveva chiesto a A.J. di tenerla informata se ci fossero stati ulteriori sviluppi, ma il detective non sembrava essere così accondiscendente come la ragazza aveva sperato.
«Mi hai mentito.»
L'aveva detto con un tono di voce talmente basso che Rachel non era sicura di avere capito bene, «Come?»
«Volevo aspettare di ritrovare Yvonne sana e salva, prima di affrontare questo discorso.» A.J. si passò le mani tra i capelli castani, «Ci ho pensato per tutto il week end... Non posso passarci sopra, non ci riesco.»
«Non era niente di personale.»
«Niente di personale.» ripeté A.J. come per misurare ogni singola parola, «Sei venuta a casa mia, hai conosciuto mio figlio, ti ho raccontato di mia moglie, di Maggie.»
«Anche io ti ho parlato della mia famiglia.»
«Guardandoti bene dal nominare tuo padre, non è vero? Io ho letto tutti i suoi libri e avremmo potuto discuterne insieme, sarebbe stato un interessante argomento di conversazione se tu fossi stata sincera. Io ti ho detto tutto di me, mentre tu... Io non so nemmeno chi sei.»
«Sì che lo sai. Sono sempre io, Rachel.»
«Sei Phoebe Arberg, ecco chi sei.»
«Io non sono più Phoebe, non lo sono da tanto tempo. Quella ragazza... è morta tanti anni fa. Cambiare nome era la mia occasione per scomparire... e ricominciare.»
«Non funziona così. Non puoi decidere di punto in bianco di cancellare una persona dalla faccia della terra e di crearne una completamente nuova.»
«Non avevo scelta, A.J..»
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
C'è sempre una scelta, le fece eco la voce di Phoebe.
Una volta tornata nel suo appartamento con una bottiglia di vino pronta per essere condivisa con Yvonne, trovò la sua coinquilina intenta a fare le valigie.
«Cosa stai facendo?»
«Torno a casa... per un po' di tempo... e dovresti fare la stessa cosa anche tu.»
«Yvonne...» erano troppe le cose che avrebbe voluto dirle, ma non sapeva da dove iniziare, «Mi dispiace per quello che ti è successo. È stata tutta colpa mia.»
«Non è stata colpa tua.» la rassicurò l'amica, «Non dovevo fidarmi di un tizio conosciuto durante una lezione di yoga. Non sapevo niente di lui.»
«Ti piaceva.» Rachel si strinse nelle spalle, «È stato il classico colpo di fulmine.»
«È stato un errore, ecco cos'è stato.» la corresse Yvonne, «Ho lasciato che un uomo mi manipolasse... un'altra volta. Ho vomitato il pranzo oggi. Un attimo prima andava tutto bene, l'attimo dopo ero in bagno. Non voglio che mi succeda di nuovo. Ho bisogno di cambiare aria... di vedere la mia famiglia. Se non vuoi tornare in Illinois, puoi venire da me.»
«Non posso andare via ora. Ci sono troppe cose in sospeso.»
«Quali cose?»
Yvonne non aveva tutti i torti. Le avevano tolto il caso. A.J. non voleva parlarle. Taylor Kingston era scappato chissà dove e non si sarebbe fatto vedere tanto presto.
«Dobbiamo andare via da qui. Westwood è solo un'altra cittadina dove abbiamo vissuto per un po'.»
«Ce ne andremo, ma non adesso. Non ora che sono così vicina a scoprire chi mi perseguita.»
Per Rachel era il momento di scegliere. Avrebbe continuato a interpretare il ruolo del topolino o sarebbe diventata il gatto?