Capitolo 48

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Il vento batteva contro le finestre, Richard ci stava mettendo più del previsto.

«Spero non si sia perso.» disse A.J. rompendo il silenzio.

Iris pensò a come le strade dell'ultima parte del viaggio fossero tutte uguali e Richard era troppo orgoglioso per chiedere indicazioni stradali. La casa era più strana del solito, il silenzio era assordante, il freddo e l'umidità quasi insopportabili.

A.J. aveva acceso il camino e preparato del caffè.

«Perdonami per poco fa.» l'ex detective passò ad Iris una tazza fumante, «Sono stato scortese.»

Iris si sedette sul divano e iniziò a soffiare sulla tazza. Aveva fatto i bagagli troppo in fretta e non aveva portato con sé abbastanza maglioni pesanti.

«Non ce l'ho con te. Ce l'ho con me stesso.» continuò A.J. sedendosi accanto a lei.

«Davvero, dopo tutto quello che Abby ti ha fatto, ti senti in colpa nei suoi confronti?»

«Io non lo sapevo, quello che aveva fatto, quando l'ho tradita.» le fece notare, Con te.»

Abby era perfetta per lui, come nessun'altra sarebbe stata mai. Marcia e Rachel lo tenevano in pugno, potevano fare il bello e il cattivo tempo a seconda dei loro sbalzi d'umore e lui non aveva altra scelta che assecondarle. Poi, quando si erano stufate, se n'erano andate entrambe, senza troppi complimenti, e A.J. non aveva potuto far altro che incassare il colpo in silenzio.

«E così... io sono diventata la tua avventura estiva.»

«Non avrei mai voluto... Io... non so neanch'io cosa volevo... ma, di certo, non volevo o approfittarmi di te, fare la parte dell'amico per portarti a letto.»

«Lo so.» Iris accennò ad un sorriso.

«Io non sono così. Non sono uno che tradisce; quando ero sposato con Marcia, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per tenere unita la nostra famiglia, per salvare il mio matrimonio. Ho lottato. E non sono nemmeno uno che tratta male gli altri, un misantropo che vive isolato da tutti perché odia la gente. È quello che sono diventato, è vero, ma non voglio essere così. Non mi piace questa persona.»

Iris, quasi senza accorgersene, gli mise una mano sul ginocchio, «Tu non sei così.»

A.J. aveva commesso uno sbaglio e non riusciva ad accettarlo, non riusciva a convivere con le conseguenze di ciò che aveva fatto, di ciò che avevano fatto. Iris lo sapeva bene, anche lei ci era passata.

Si era persa, aveva cercato di ritrovare la strada, ma non era stato così facile. Voleva essere di nuovo se stessa, ma non sapeva più chi era.

Così era diventata qualcun altro, una persona nuova. Era in qualche modo riuscita a trovare un nuovo equilibrio, ad accettare la persona che era diventata, la donna che era diventata, ad accettare le occhiate che le arrivavano da parte degli uomini, i sorrisi, le battute, i tentativi di flirt.

«Vuoi sapere una cosa? Quello che mi sta succedendo... me lo merito.» continuò A.J. con la voce strozzata, «La madre di mia figlia è una sociopatica. Chissà cosa le dirà di me, farà in modo che cresca odiandomi. Non me la farà mai conoscere. E, se mai un giorno riuscirò a trovarla, non saremmo solo dei perfetti estranei, sarà molto peggio, perché lei mi detesterà. Abby le riempirà la testa di bugie.»

«Non andrà così.» cercò di persuaderlo Iris, «Presto la troveremo.»

Usò il plurale perché ormai sapeva di esserci dentro fino al collo anche lei e non solo perché Richard l'aveva praticamente costretta ad andare fin lì, a Heaven Lake, ma perché non voleva voltare le spalle a A.J. e, soprattutto, a sua sorella, ancora in attesa di giustizia.

La ragazza dagli occhi di ghiaccioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora