Leon era sempre più insofferente, le parlava a malapena.
«Ti do altri tre giorni di tempo.» le aveva detto con tono risoluto, «Poi torneremo a casa.»
Non aveva specificato cosa intendesse per casa, Yvonne probabilmente. Iris non sapeva dove andare, né cosa ne sarebbe stato della sua vita. Avrebbe dovuto iniziare a frequentare l'università, non aveva senso rimandare ancora.
Era in balia di questi pensieri, mentre aspettava l'esito della risonanza. Leon avrebbe voluto accompagnarla, ma lei era riuscita a convincerlo a desistere. Era quasi certa che qualcosa non andasse, nella sua testa. E voleva che suo fratello lo sentisse da lei e non dal dottor McNeal.
Abby era passata a trovarla, con i suoi modi delicati, gentile come sempre.
Iris però aveva il sospetto che più di una visita di cortesia si trattasse di un modo subdolo per tenerla d'occhio e ricordarle di stare lontano da A.J..
Quando il dottore tornò, con l'esito della risonanza, Abby la salutò con un abbraccio, «Vedrai che va tutto bene. Se hai bisogno di qualsiasi cosa, chiedi di me.»
Iris, rimasta solo col dottore, era improvvisamente nervosa. Chiuse gli occhi aspettando che le parole coagulo di sangue, emorragia cerebrale e riversamento venissero pronunciate dal dottor McNeal in ordine sparso.
«Va tutto bene.» le disse invece il dottore.
Iris sgranò gli occhi, «È sicuro?»
«Hai qualche motivo per dubitarne?»
La ragazza alzò le spalle, «Continuo ad avere mal di testa di tanto in tanto.»
«È normale dopo il trauma che hai subito.»
«A proposito, non riesco più a trovare le mie pillole.» le lasciava sempre in borsa ma quella mattina erano sparite. Aveva chiesto a Leon e alla signora Parrish e nessuno le aveva viste.
Il dottor Pierce sembrava confuso, «Non ti ho prescritto nessun medicinale. Solo di stare a riposo. Di che pillole stai parlando?»
Non poteva dirlo a Leon, sarebbe stato un motivo in più per andarsene da Westwood il più in fretta possibile. Non poteva nemmeno chiedere aiuto a A.J. dopo il discorsetto che le aveva fatto Abby il giorno prima, non le rimaneva che parlarne con Richard, sperando che non le facesse la paternale. Le aveva detto molto chiaramente di non fare domande su Maggie Doyle, consiglio che Iris aveva deliberatamente ignorato, soprattutto la prima volta che l'avevano ricoverata in ospedale.
«Te le ha date Abby queste pillole?» le chiese come prima cosa il detective.
«No.» Iris era sorpresa di quella domanda, «È stata un'infermiera di mezz'età. Non me la ricordo bene. Non ho fatto molto caso al personale medico.» ammise, «Però ricordo chiaramente che mi ha detto di prendere una pillola ogni volta che ne sentivo la necessità. E, più le prendevo, più avevo questa specie di allucinazioni.»
«Posso vedere queste pillole?»
«No, stamattina sono sparite. Le ho sempre tenute in borsa.» raccontò, «L'ultima l'ho presa ieri prima di andare a dormire.»
Richard la fissò, «Credi che qualcuno abbia cercato di avvelenarti?»
Iris si strinse nelle spalle, «Credo che volesse spaventarmi.»
«Te l'avevo detto di non ficcare il naso.» Richard la guardò con disapprovazione, «Credi di essere la prima ad aver desiderato di risolvere il caso di Maggie Doyle?»
Trovare l'assassino di Maggie era stato uno dei motivi per cui Richard era diventato detective della Omicidi.
«In tanti ci hanno provato e, in tutti questi anni, non è mai stato scoperto nulla di significativo. Ormai è tardi, è passato troppo tempo.»
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La ragazza dagli occhi di ghiaccio
Misterio / SuspensoRachel, la ragazza dagli occhi di ghiaccio, ha un passato difficile, di cui non parla volentieri. Ogni anno, il giorno del suo compleanno, riceve una rosa rossa ed un biglietto di auguri da parte di uno sconosciuto. Chi perseguita Rachel? C'entr...
