Era iniziato tutto da qualche battuta su Richard, su come fosse sempre imbronciato e rigido, dall'aspetto trasandato, con la barba poco curata e i capelli troppo lunghi.
«A.J. non è felice.» le aveva confessato Abby, «Di avere la bambina.»
«Ma cosa dici? Lui è felice.» aveva cercato di convincerla Jenny.
«No, non lo è. E io non so cosa fare. Tu devi aiutarmi.»
Jenny aveva sgranato gli occhi, «Io?»
«Tu devi aiutarmi, Jenny.» aveva ripetuto Abby abbassando il tono della voce, «Se c'è qualcuno con cui A.J. parla, questo è Richard. Non mi viene in mente nessun altro. Credo sia il suo unico amico, a parte Lenny.»
«E allora chiedilo a Richard, di aiutarti.»
«Non posso. Non sarebbe sincero con me, troverebbe qualche scusa per proteggermi dalla verità.» aveva insistito Abby, «Escici solo una volta e cerca di fare qualche domanda che sembri casuale, vi organizzerò un appuntamento al buio. Devi capire se A.J. sta con me perché mi ama o se questa gravidanza lo fa sentire in trappola.»
«Non mi ha fatto nessuna domanda su Abby e A.J. quando siamo usciti a cena.» Richard la riportò al presente, «Abbiamo parlato a malapena quella sera.»
«Ma questo Abby non lo sa.» raccontò Jenny, «Le ho detto che, da quello che mi avevi riferito tu, A.J. era ancora scosso per la morte della sua ex, ma che era felice di avere un motivo per andare avanti.»
Richard spalancò leggermente gli occhi, Jenny lo notò e scrollò le spalle, «Tutte le coppie hanno i loro problemi. Io... non volevo mettermi in mezzo.»
«E allora perché ti sei fatta coinvolgere? Perché l'hai aiutata a partorire?» domandò il detective alzando il tono della voce.
Richard proprio non capiva, non voleva capire, non si rendeva conto di cosa era capace Abby. Le aveva telefonato diverse volte, a casa e al lavoro, soprattutto in quegli ultimi giorni; Jenny si svegliava di soprassalto nel cuore della notte, col telefono che squillava e suo figlio Peter che piangeva.
«Taglieró la gola a Richard mentre dorme, se non fai come ti dico.», le aveva detto Abby.
Jenny preferì non riferire questo particolare al detective.
Abby aveva minacciato di far del male a Richard e a Peter e Jenny le aveva creduto, dopotutto aveva perseguitato quella ragazza per tredici anni, inviandole biglietti di auguri e rose, ogni anno, con perseveranza. E solo perché si era messa con il suo ex.
«Perché le rose?» le aveva chiesto durante il travaglio, l'unico momento in cui Abby si era mostrata vulnerabile.
«Oliver mi regalava una rosa rossa ad ogni occasione speciale, anche se erano costose e lui a malapena poteva permettersele.» le aveva raccontato tra una contrazione e l'altra, «Ho immaginato che avesse fatto lo stesso con Phoebe. Gli uomini non cambiano.»
«Già. Gli uomini sono dei bastardi.» l'aveva assecondata Jenny, nascondendole che stava pensando si chiedere a Richard di trasferirsi da lei.
Si era illusa che quell'esperienza le avesse avvicinate, che Abby le sarebbe stata grata per il resto dei suoi giorni e che l'avrebbe lasciata in pace, ma si sbagliava. L'aveva obbligata ad andare a Chicago dalla madre - solo un'ultima cosa, un ultimo favore, ti prego, Jenny, mi devi aiutare - e poi era tornata alla carica quando Richard e Iris erano andati da A.J..
«È stata lei a volere che venissi fin qui?» capì il detective Cooper come se l'avesse letta nel pensiero. Jenny lo fissò per un attimo, si era quasi dimenticata della sua presenza in quella stanza.
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La ragazza dagli occhi di ghiaccio
غموض / إثارةRachel, la ragazza dagli occhi di ghiaccio, ha un passato difficile, di cui non parla volentieri. Ogni anno, il giorno del suo compleanno, riceve una rosa rossa ed un biglietto di auguri da parte di uno sconosciuto. Chi perseguita Rachel? C'entr...
