Il gioco del destino

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Quei rumori strani si sentivano per tutta la sala comune oltre che dai dormitori delle ragazze. Hermione intenta a studiare, si fa per dire considerato quello che era successo con un certo furetto, per il compito di trasfigurazione venne più volta distratta da urla disumane e rumori molesti. All'ennesimo tonfo di un oggetto X la riccia si alzò dalla sua scrivania e sbuffando raggiunse il pianerottolo delle scale che conducevano alla sala comune. Appena fu fuori notò come una piccola parte dei suoi compagni di casa si erano radunati alla base della rampa per capire cosa stesse succedendo.

Hermione scese di corsa i gradini e tese l'orecchio; i rumori sembravano provenire dal dormitorio maschile, così decise di andare a controllare, altrimenti non ce l'avrebbe mai fatta a fare i compiti. Salì le scale tutta impettita fino a trovarsi davanti alla porta e alzando una mano, bussò.

Nessuna risposta, solo un urlo costante.

'Maledizione!'

L'unica parola che si riusciva a distinguere tra le imprecazioni. Un altro tonfo. Un altro insulto. Un altro rumore, più forte.

-Scusa chiunque ci sia, potresti aprire la porta?- Hermione aspettò per qualche minuto che la voce che ancora gridava si rivolgesse a lei, ma non lo fece. La ragazza tentò di nuovo, mentre una brutta sensazione andava via via espandendosi nel suo petto.

-Hey scusa, ti va di farmi entrare?- Ancora nessuna risposta, solo un unico urlo e i tonfi di accompagnamento.

Hermione non è mai stata famosa per la sua pazienza così, stanca di dover aspettare, agì d'istinto. Prese la sua bacchetta dalla tasca dei jeans e la puntò alla serratura.

-Alohomora- un deciso scatto confermò alla ragazza la buona riuscita dell'incantesimo. Hermione senza pensarci due volte, con il cuore che le batteva all'impazzata, abbassò la maniglia ed entrò.

Appena si richiuse la porta alle spalle e alzò lo sguardo la riccia rimase a bocca aperta. La stanza era un cumulo di detriti di quelli che una volta erano i mobili scuri che facevano d'arredamento. Le piume dei cuscini erano tutte riverse a terra insieme a fogli strappati dai libri di scuola che spiccavano bianchi contro il legno scuro del pavimento, sembravano cicatrici aperte. Vestiti ammucchiati e spiegazzati erano gettati a terra senza troppe cerimonie come se fossero stati abbandonati a loro stessi ormai da tempo; sembrava appena passato un uragano; e al centro di tutta quella devastazione c'era... Draco Malfoy inginocchiato a terra con una mano serrata tra i capelli e l'altra priva di vita vicino al fianco, teneva tra le dita un foglio spiegazzato. Il biondo continuava a ripetere sempre la stessa parola urlando come un pazzo.

Non si era minimamente accorto della presenza della Grifondoro nella stanza.

-MALEDIZIONE!- il ragazzo, se possibile, strinse ancora di più le ciocche dei capelli tra le sue dita.

Hermione era senza parole, mai aveva visto Malfoy in quello stato e nemmeno aveva idea del perché stesse così. Pietrificata sul posto la riccia non sapeva cosa fare. Dopo un paio di minuti, provò ad avvicinarsi, ma appena fece un passo, il ragazzo alzò di scatto la testa. Gli occhi erano sbarrati, mentre la mano serrata tra i capelli gli ricadeva in grembo chiusa a pugno. Guardava Hermione come se fosse la cosa più brutta che avesse mai visto. La ragazza si fermò, quello sguardo su di lei gli riportava alla mente vecchi ricordi, vecchie ferite non ancora rimarginate. Era da tempo che non la guardava più così; come se fosse un reietto della società. Era da tanto che non si sentiva penetrata da quello sguardo tagliente come un coltello che adesso le trapassava il cuore senza alcuna pietà, incurante della sua nuova fragilità. Hermione si rese conto, con stupore, di non avere più nessuna difesa contro Draco Malfoy, se lui avesse voluto avrebbe potuto spezzarla e lasciarla sola a raccogliere i cocci.

Inaspettatamente, noiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora