{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
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"L'inizio è la parte più importante del lavoro." Platone
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Rientrare a casa mia, dopo aver passato la notte dai miei genitori, era stato come immergermi in una doccia gelata: un brusco risveglio nella realtà di sempre. Appena varcata la soglia, l'atmosfera accogliente e calda di casa Horan svanì in un attimo, lasciandomi con la sensazione che il fine settimana al Glastonbury Festival fosse solo un sogno lontano, qualcosa che avevo immaginato piuttosto che vissuto davvero.
Tutto era rimasto esattamente com'era quando ero uscita di casa: la tazza pulita, lasciata ad asciugare nel lavello con la sua inclinazione perfetta, come se volessi conservarla in una sorta di equilibrio immutabile; la rivista di moda, quella per cui lavorava Hailee, abbandonata sul tavolo, aperta su una pagina che mostrava un corpetto meraviglioso che sapevo sarebbe diventato presto oggetto dei suoi prossimi sproloqui entusiasti; e le mie scarpe col tacco preferite, adagiate con noncuranza accanto al divano. Era strano come ogni dettaglio della mia casa sembrasse voler sottolineare la monotonia di una vita che, in quei pochi giorni, avevo dimenticato di avere. Persino l'aria che respiravo pareva diversa: più ferma, più pesante, come se cercasse di trascinarmi via da quel ricordo felice per riportarmi alla mia routine, fatta di appuntamenti da rispettare e pensieri sempre troppo veloci per essere davvero compresi.
Eppure, per quanto tutto attorno a me sembrasse voler cancellare il festival, una cosa continuava a riaffiorare nei miei pensieri con una nitidezza disarmante: il volto dello sconosciuto che avevo incontrato. Non riuscivo a smettere di pensare a lui, a quel sorriso fugace, a quegli occhi che avevano incontrato i miei come se volessero dirmi qualcosa che non ero stata capace di afferrare. Era assurdo come qualcuno che non conoscevo, di cui non sapevo nemmeno il nome completo, fosse riuscito a lasciare un segno così forte nella mia mente. Sembrava quasi che il suo ricordo avesse trovato un posto dentro di me, come un ospite silenzioso che, una volta entrato, si rifiutava di andarsene.
L'avviso vocale della segreteria mi riportò alla realtà, interrompendo quel vortice di pensieri. Alzai gli occhi verso il telefono e premetti il pulsante per ascoltare il messaggio, anche se ero già in ritardo. Il tempo sembrava correre troppo veloce quella mattina, ma non resistetti alla tentazione di sentire chi fosse.
"Buongiorno, luce dei miei occhi. Questa sera io e i ragazzi suoniamo al Garavan's Bar alle nove e mezzo. Se vieni ti offro da bere. Buona giornata!"
Non appena sentii la voce di Niall, un sorriso genuino si formò sulle mie labbra. Era incredibile come mio fratello riuscisse sempre a strapparmi un sorriso, anche quando la giornata sembrava iniziare con il piede sbagliato. Amavo vederlo suonare. Non importava quante volte lo avessi già visto esibirsi: ogni serata, ogni nota, ogni battuta che faceva dal palco mi ricordavano perché adoravo partecipare ai suoi concerti. Non era solo per la musica, anche se lui era davvero bravo, ma per il modo in cui brillava, come se il palco fosse il suo vero posto nel mondo.