{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
"A tutti i fidanzati scartati dovrebbe essere data una seconda possibilità, ma con qualcun altra." Mae West
•
I ricordi del giorno precedente accarezzavano la mia mente dal primo istante in cui avevo aperto gli occhi quella mattina. Fare l'amore con Harry era stato magico, un momento che mi aveva fatto sentire viva come mai prima d'ora. Anche la nostra passeggiata al Central Park era stata perfetta, una parentesi di leggerezza e spensieratezza in una città che sembrava non dormire mai. E, nonostante avessi perso quella gara di corsa verso la panchina, Harry aveva insistito per pagare i nostri drink quella sera.
«È una cosa a cui devi abituarti» mi aveva detto durante il tragitto di ritorno in albergo, con un sorriso malizioso che gli illuminava il volto. «Se ti invito a cena fuori o a bere qualcosa, è giusto che paghi io.»
Avevo provato a ribattere, a insistere almeno per pagare la mia birra, ma lui era stato irremovibile, testardo com'era.
Quella notte avevamo fatto l'amore ancora una volta prima di andare a dormire. Non so se fosse l'effetto dell'alcol, del desiderio o del legame che stava crescendo tra di noi, ma sembrava che bastasse un solo sguardo per spogliarci a vicenda. Ogni volta che ci trovavamo soli in quella camera d'hotel, il mondo esterno scompariva. In quei momenti, c'eravamo solo io e lui, come se nulla potesse mai spezzare quella connessione che ci avvolgeva completamente.
Non riuscivo a fare a meno di pensare a quanto fosse stato bello il giorno prima, soprattutto perché il convegno a cui stavo partecipando quella mattina era la cosa più noiosa che avessi mai vissuto. Mi sembrava di perdere il filo di ogni parola che la donna dietro al microfono diceva. E, a quanto pareva, anche Harry pensava esattamente la stessa cosa. L'avevo notato mentre tamburellava distrattamente la matita sul ginocchio, con uno sguardo vuoto che cercava di nascondere la noia che ci stava tenendo imprigionati alla sedia, senza via di fuga.
Proprio come lui, anche io mi ero concentrata su ciò che c'era intorno a me: c'erano numerosi rappresentanti di case editrici provenienti da tutto il mondo, alcuni di loro sembravano seguire attentamente la conferenza, mentre altri erano più concentrati sul loro cellulare, indifferenti a quanto stava accadendo. C'era anche un signore seduto a qualche sedia di distanza da me che aveva approfittato dell'occasione per schiacciare un pisolino.
Avrei voluto fare lo stesso, ma l'idea di chiudere gli occhi tra tutta quella gente e addormentarmi mi agitava troppo, quindi non avevo potuto fare altro che cercare una via di fuga nei miei pensieri, che fluttuavano liberamente nella mia mente.
Harry sembrava concentrato, ma era evidente a chiunque che stava solo aspettando che tutto finisse. Mi aveva spiegato che se non avesse seguito il discorso, suo padre gliene avrebbe parlato, ma mi aveva assicurato che, nel caso non avessi capito qualcosa, lui mi avrebbe spiegato tutto. Lo guardai mentre osservava la donna che parlava, ma continuava a tamburellare la matita nervosamente, come se volesse scappare da quel momento. E poi, all'improvviso, lo vidi sussultare, come se fosse stato colto da qualcosa che lo turbava.