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"Colui che è geloso non è mai geloso di ciò che vede; ciò che immagina è sufficiente

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"Colui che è geloso non è mai geloso
di ciò che vede; ciò che immagina è sufficiente."
Jacinto Benavente

Erano passati due giorni dall'ultima volta che avevo ricevuto un messaggio da Hailee. E, per quanto cercassi di convincermi che fosse solo rabbia a tenerla lontana da me, non potevo ignorare la sensazione che ci fosse qualcosa di più. Qualcosa che non riuscivo a capire.

La mia migliore amica evitava ogni contatto, e questo non faceva che aumentare il mio senso di colpa. Avrei dovuto parlarle prima. Avrei dovuto raccontarle del mio rapporto complicato con Harry, ma ogni volta che ci avevo pensato, mi ero tirata indietro. E ora mi ritrovavo qui, intrappolata tra il rimorso e la consapevolezza di aver sbagliato. Quanto a Harry, non aveva smesso un momento di inviarmi messaggi. Messaggi a cui non rispondevo. Era infantile, lo sapevo, ma non riuscivo a fare altrimenti. Mi sentivo vittima di un gioco inutile, e il regista sembrava essere proprio lui.

Forse avevo preso tutto troppo sul personale. Forse mi stavo sabotando da sola, impedendomi di essere davvero felice. Eppure, non riuscivo a trovare una spiegazione al fatto che Harry continuasse a mandarmi quei messaggi anonimi. E io, stupida com'ero, avevo accantonato quei messaggi senza rifletterci abbastanza.

Non ero mai stata il tipo che reagiva d'impulso. Al contrario, tendevo a ponderare ogni possibile opzione prima di fare una scelta. Era sempre stato il mio modo di agire: raccogliere quante più informazioni possibili, analizzarle, e solo quando mi sentivo sicura di avvicinarmi alla realtà, prendere una decisione. La razionalità era la mia bussola. Mi aveva guidata in ogni aspetto della mia vita, e ogni volta che avevo lasciato prevalere il cuore, le cose erano andate a rotoli.

Era per questo che avevo sempre creduto che una scelta di cuore non fosse mai sicura. Ogni volta che abbassavo la guardia, tutto ciò che avevo costruito con attenzione si sgretolava. Bastava pensare a tutte le volte in cui avevo permesso a Harry di dormire accanto a me, o di baciarmi senza protestare, o di presentarsi a casa mia senza preavviso. Ogni volta, la mia razionalità si sgretolava sotto il peso di quel sottile filo di sentimenti che cercavo disperatamente di ignorare.

Avevo provato davvero ad allontanarlo, soprattutto quando mi ero sentita in colpa verso Delilah. Anche se la conoscevo a malapena, non volevo essere io la causa della sua infelicità. Se solo avessi saputo fin dall'inizio che la loro storia era una farsa, avrei potuto risparmiarmi sensi di colpa e tormenti inutili. Magari avrei potuto parlarne con Hailee, che mi avrebbe aiutata a dare un senso a tutto questo caos.

Ma ora, con il cuore che batteva forte per due motivi – la sparizione di Hailee e la scoperta che Harry si nascondeva dietro quei messaggi anonimi – mi ritrovavo di nuovo a mettere in discussione tutto.

Il periodo di malattia era finito, ed era arrivato il momento di tornare a lavoro. Significava trascorrere la giornata accanto a Harry, subire i suoi battibecchi con James, e inventare una scusa credibile per Elizabeth e Harriet, per far credere loro che fossi stata davvero malata e non semplicemente confusa e arrabbiata.

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