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"Sai, cielo mio, tu sei come la pioggia ed io, come la terra, ti ricevo e accolgo

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"Sai, cielo mio, tu sei come la pioggia ed io, come la terra, ti ricevo e accolgo."
Frida Kahlo


Se solo fossi riuscita a descrivere i miei sentimenti verso Harry, probabilmente tutto sarebbe stato più facile per me. Invece, mi sembrava che i miei pensieri fossero un caos totale. Ci avevo provato, davvero. Avevo cercato di mettere ordine in quella confusione che era il nostro rapporto, ma ogni volta che credevo di aver fatto un passo avanti, ne facevo sempre uno indietro.

Sapevo che se eravamo finiti in questa situazione spiacevole, era colpa mia. La mia migliore amica, Hailee, me l'aveva detto chiaro e tondo: "Dovrai accettarne le conseguenze." Ma io, come al solito, ero stata troppo stupida per ascoltare davvero i consigli degli altri.

Harry non rispondeva al cellulare, né alle chiamate, né ai messaggi. In testa, l'idea di andare direttamente a casa sua mi tormentava da ore. Avevo rovinato tutto, e sapevo che spettava a me cercare di sistemare le cose.

Era vero, ci eravamo visti poche ore prima, quando avevamo finito di lavorare. Ma se solo avessi trovato il coraggio di chiarire la situazione, di parlare con lui e con me stessa, forse tutto sarebbe stato diverso. Forse avremmo potuto risolvere la cosa senza che ci fossero danni irreparabili. O almeno, mi convinco che fosse così.

Camminando per casa, mi accorsi di quello che stavo per fare. Non mi importava niente di cosa indossare: pantaloncini della tuta e felpa oversize erano più che sufficienti. Era questo che ero, e per una volta volevo che anche Harry vedesse quella parte di me. La parte che non cercava di nascondere nulla, che non si preoccupava di sembrare perfetta.

In pochi minuti, mi ritrovai fuori casa, con il telecomando dell'auto in una mano e il portafoglio nell'altra. Sbloccai il veicolo, e in un attimo mi misi in movimento, diretta verso la sua casa, più veloce che potevo.

Borbottavo tra me e me, cercando di mettere insieme le parole che avrei voluto dirgli. Non ero preparata per quella conversazione, non avevo idea di come avrei affrontato la situazione. Ma sapevo che dovevo farlo. Perché alla fine, era Harry, ed era lui che meritava di sapere cosa provavo.

Potevo dirgli che avevo sbagliato, che ero stata una vigliacca, ma non volevo che mi sentisse in colpa. Non dovevo farlo impietosire. Dovevo solo provare a fargli capire che lui era il pensiero che mi accompagnava ogni giorno, e il sogno che mi teneva sveglia la notte.

Le gomme della mia automobile sfrecciavano a tutta velocità tra le strade di una Galway ormai quasi vuota, il che rendeva il tragitto verso casa di Harry interminabile. Mai mi era sembrato così lungo come in quel momento. Ma finalmente, quando arrivai nella sua via, non dovevo far altro che parcheggiare e correre verso l'appartamento di lui.

Mi sembrava di cadere ad ogni passo mentre mi avvicinavo al portone d'ingresso del suo palazzo immenso. Per un pelo non mi scontrai con un signore che stava portando fuori il cane. Avevo il respiro corto, il cuore che batteva forte e i polpacci che pulsavano per la corsa, ma a me andava bene così. Avrei corso anche una maratona, se necessario, pur di raggiungerlo.

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