{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
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"Nulla è più facile che illudersi, perché l'uomo crede vero ciò che desidera." Demostene
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Il mattino successivo mi lasciò in bocca un retrogusto dolceamaro, conseguenza di un risveglio intriso di una solitudine pesante. Mi ero girata sul letto, cercando con una mano il corpo di Harry accanto al mio, ma trovai solo lenzuola fredde e stropicciate. Lui era andato via, proprio come temevo.
Non mi sorpresi del tutto. In cuor mio, sapevo che se ne sarebbe andato presto. Ma questo non bastava a lenire il fastidio sottile che mi pizzicava lo stomaco. Una parte di me, quella più fragile e infantile, aveva sperato che lui restasse. Che mi salutasse con il suo solito sorriso storto o con uno di quei baci che avevo imparato a desiderare.
Scacciai via i pensieri e mi costrinsi ad alzarmi. Se non altro, avevo tutta una giornata da riempire e non potevo restare lì a crogiolarmi nell'assenza di Harry. Mi preparai velocemente: una doccia calda, i vestiti sistemati e il pensiero già rivolto alla mia famiglia. Era la giornata perfetta per trascorrerla nella casa della mia infanzia, in compagnia dei miei genitori e di mio fratello.
Mentre infilavo le scarpe, però, la frustrazione tornò a bussare alla porta dei miei pensieri. Non riuscivo a togliermi di dosso il peso di quella stanza vuota. Per calmarmi, decisi di concedermi una sigaretta. Mi avvicinai al comodino dove tenevo il pacchetto e fu allora che lo notai.
Un piccolo post-it, incollato con una certa fretta, attirò il mio sguardo. L'inchiostro scuro di una penna tradiva una scrittura rapida, quasi caotica, ma le parole mi colpirono come una carezza improvvisa:
"Grazie per la bella serata, ci vediamo presto! H."
La mia frustrazione si sciolse in un attimo. Un sorriso mi affiorò sulle labbra, prima appena accennato e poi sempre più aperto. Era incredibile come poche semplici parole potessero ribaltare il mio umore. Era come se il cielo plumbeo che mi avvolgeva si fosse improvvisamente tinto di colori caldi e luminosi.
All'improvviso, fumare quella sigaretta non aveva più senso. La lasciai lì, accanto al biglietto, e afferrai la borsa. Non m'importava che fosse ancora presto per andare dai miei genitori. Avrei trovato un modo per giustificare il mio anticipo. In fondo, una giornata che iniziava così non poteva che continuare in meglio.
Durante il tragitto, mi accorsi di non aver portato nulla da offrire ai miei genitori. Un gesto di cortesia che avevo sempre rispettato e che quel mattino avevo stranamente dimenticato. Con un sospiro, decisi di deviare il percorso alla ricerca di una pasticceria che potesse salvarmi dall'imbarazzo di arrivare a mani vuote.
La breve sosta fu come un tuffo in un mondo incantato fatto di zucchero e profumi irresistibili. Appena varcai la soglia, mi ritrovai immersa in un'esplosione di colori e forme che fecero guizzare i miei occhi da una parte all'altra del bancone. Torte riccamente decorate, praline lucide come gioielli, una fontana di cioccolato che scorreva lenta e ipnotica... era impossibile non lasciarsi trasportare dall'entusiasmo infantile che quell'ambiente suscitava.