{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
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"Siamo tutti isole che gridano bugie in un mare di incomprensione." Rudyard Kipling
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Non avevo mai odiato il suono fastidioso della sveglia tanto quanto quel mattino.
Il giorno prima, appena arrivata a casa, avevo dato un'occhiata alla mia casella di posta elettronica e avevo trovato tra le email in arrivo una del mio capo, il signor Andrew Styles, che mi convocava nel suo ufficio per quella mattina. Così, avevo passato la notte rigirandomi nel letto, chiedendomi cosa potesse esserci di tanto importante e urgente che il signor Styles voleva dirmi. Quando finalmente la sveglia aveva suonato, non avevo potuto fare a meno di pentirmi amaramente per non essere riuscita a prendere sonno a un orario decente.
Come se non bastasse, quel giorno il tempo sembrava voler giocare brutti scherzi. Non appena ero uscita di casa, mi ero trovata a correre sui tacchi a spillo per un centinaio di metri, diretta al parcheggio della mia auto, sotto una pioggia improvvisa che sembrava presagire nulla di buono.
Adesso, mi ritrovavo con una tazza di caffè tra le mani e i capelli completamente bagnati, seduta su una sedia nello studio del mio capo, che mi guardava come se fossi uscita da un cassonetto della spazzatura. Buon primo settembre, Adrianne Horan.
«Signorina Horan, perché non si è fermata ad asciugare i suoi capelli? Le verrà un accidente.» Il signor Styles mi guardava con espressione preoccupata, ma cercava di mascherarla con un sorriso mentre sfogliava un fascicolo di fogli dalla sua poltrona.
«Non volevo essere in ritardo con lei, signor Styles.»
L'uomo rimase in silenzio per un momento, continuando a sfogliare i fogli con una velocità tale da farmi venire il mal di testa. Il suo silenzio non faceva che aumentare la mia ansia.
«Allora, Adrianne...» Il signor Styles posò un fascicolo, prendendone un altro e ripetendo lo stesso gesto. «Come va con mio figlio?»
Per un attimo, stavo per strozzarmi con il caffè caldo. Come faceva a sapere di me e Harry?
«Dovreste essere più liberi ora che avete finito la redazione del manoscritto di Waters, o sbaglio?»
Sospirai di sollievo, cercando di nascondere il mio imbarazzo, ma il mio respiro non passò inosservato.
«Credo che tu voglia sapere il motivo della mia convocazione, ma sono desolato di non poterti ancora dire nulla. Harry è come al solito in ritardo.»
«Perché? Ci sarà anche lui?» Chiesi, curiosa, ma subito dopo mi tornò alla mente la serata precedente, prima che Harry mi riportasse a casa.
Harry aveva portato me al nostro terzo appuntamento, decidendo di passare insieme una serata al cinema. Avevamo visto una di quelle commedie americane che ti fanno ridere fin dal primo minuto, e poi mi aveva riportata a casa. In quel momento, avevo avuto voglia di chiedergli di restare da me per la notte, ma mi ero subito fermata, pensando che probabilmente avrebbe rifiutato, visto che entrambi avevamo il lavoro il giorno dopo.