{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
"Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, bellezza?" Charles Baudelaire
•
Da circa tre ore avevamo lasciato l'Irlanda per volare verso New York. Harry dormiva accanto a me, il volto rilassato e sereno, come un angelo. Era incredibile quanto riuscisse a sembrare perfetto anche mentre dormiva, i suoi capelli scompigliati dal viaggio e le labbra che ogni tanto si muovevano appena, come se stesse sognando. Io, invece, ero lì a fissarlo, incapace di chiudere occhio.
Non sapevo cosa aspettarmi da quel viaggio. Sapevo che sarebbe stato principalmente lavoro, ma l'idea di mettere piede nella Grande Mela mi rendeva elettrica. Mi immaginavo già passeggiare per Times Square, mangiare un hot dog a Central Park, respirare l'energia caotica di una città che sembrava non dormire mai. E anche se ero consapevole che il jet lag mi avrebbe stesa, avrei fatto di tutto per godermi ogni momento libero. Harry, prima di addormentarsi, mi aveva suggerito di dormire anch'io, per arrivare carica alla conferenza. Avevo provato, davvero, ma ogni volta che chiudevo gli occhi, la mia attenzione tornava a lui.
I suoi lineamenti mi sembravano quasi irreali: la linea perfetta della mascella, il lieve movimento del petto che si sollevava e abbassava con ogni respiro, le ciglia lunghe che gettavano piccole ombre sul viso. Che diamine mi stava succedendo? Io non ero mai stata così. Non ero il tipo da perdere la testa per qualcuno, tantomeno da fissarlo come una sognatrice. Eppure, con Harry, era diverso.
Da quando lo avevo conosciuto, qualcosa dentro di me si era spezzato, o forse si era aggiustato. Non riuscivo più a pensare lucidamente, mi sentivo una di quelle protagoniste dei romanzi rosa che avevo sempre snobbato. Patetica, mi dicevo. Ma poi mi rendevo conto che non c'era niente di patetico in quello che sentivo. Nessun libro o film avrebbe mai potuto descrivere ciò che provavo ogni volta che lui era vicino a me. Era come se, accanto a lui, tutto il resto avesse finalmente senso.
«Piccola...» La sua voce, roca e ancora intrisa di sonno, mi fece trasalire. Senza aprire gli occhi, accennò un sorriso. «Smettila di fissarmi. Mi sento spiato.»
Mi sentii colta sul fatto. «Scusami. Non riesco a prendere sonno.»
Harry aprì leggermente gli occhi, guardandomi con uno sguardo assonnato ma incredibilmente dolce, e sorrise di nuovo. Stavolta il suo sorriso si allargò abbastanza da far comparire le sue fossette, quelle stesse fossette che adoravo più di qualsiasi altra cosa al mondo.
«Sul lato destro dei braccioli ci sono dei pulsanti. Reclina lo schienale allo stesso grado del mio.» La sua voce era un sussurro, ma aveva quel tono deciso che non ammetteva repliche.
Feci come mi aveva detto e lo guardai di nuovo. «E adesso?»
Harry abbassò il bracciolo che ci divideva, sporgendosi verso di me. I suoi occhi brillavano di un calore che riusciva sempre a rassicurarmi. «Adesso ti abbraccio e tu chiudi gli occhi, va bene?»