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"Se già ci apparteniamo, dopo che succede?"Cesare Cremonini

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"Se già ci apparteniamo, dopo che succede?"
Cesare Cremonini

Di tutte le volte in cui mi ero sentita presa in giro nella mia vita, quello scherzo di pessimo gusto era stato senza dubbio il più grave. Era come se tutti si fossero coalizzati contro di me: non solo Harry, con le sue azioni da codardo, ma anche Liam, Hailee e perfino mio fratello. Hailee, che consideravo quasi una sorella, sapeva di tutta quella farsa? E Liam? Era forse anche lui coinvolto in quel piano ben congegnato per distruggere ogni mia sicurezza?

La mia testa era un caos, e non solo da un giorno o due, ma da un'intera settimana. Non riuscivo a trovare la forza per affrontare il mondo, nemmeno per tornare al lavoro. L'idea di incrociare Harry in ufficio mi paralizzava, così avevo deciso di restare chiusa in casa, dichiarandomi "malata" al mio capo, anche se quel mio stato di malessere sembrava non avere fine.

Non ero mai stata assente così a lungo dal lavoro. Anche con la febbre alta, riuscivo sempre a presentarmi in ufficio. Era una cosa che i miei colleghi sapevano bene, e questo mio atteggiamento aveva ovviamente destato una certa preoccupazione, incluso nel signor Styles. Ogni giorno mi arrivava una sua email per sapere come stavo, ma come avrei potuto spiegargli che il motivo del mio malessere era proprio suo figlio?

Mia madre, informata della mia "malattia" da Niall, si era trasferita temporaneamente a casa mia. Ruth non riusciva a capire perché mi stessi assentando così tanto. Non avevo sintomi evidenti di malattia, e per lei era un mistero cosa potesse tormentarmi. Nonostante ciò, non mi aveva mai lasciata sola. Mi stava accanto, preparando pasti caldi, coccolandomi quando crollavo sul suo grembo e ascoltando con pazienza i silenzi che riempivano la mia casa.

Durante quella settimana, avevo tolto il pigiama solo per fare una doccia, l'unico momento in cui mi permettessi di piangere liberamente. L'acqua scrosciante sembrava lavare via almeno un po' della disperazione che mi avvolgeva, ma era solo un'illusione temporanea. Ogni volta che uscivo dalla doccia, la sensazione di vuoto tornava, ancora più opprimente.

Mi sentivo sciocca, fragile, come se fossi tornata bambina. Forse, mi dicevo, sarebbe stato meglio esserlo davvero. Da piccola, mia madre riusciva sempre a farmi sentire al sicuro, e adesso, con lei lì, sembrava che stessi tornando a quei giorni. Ma quella non era una febbre passeggera. Era qualcosa di molto più profondo, qualcosa che non avevo mai provato prima. E questo mi terrorizzava.

Avevo visto abbastanza film romantici per sapere come si "dovesse" affrontare una delusione: dolci, alcol e pianti liberatori davanti a un vecchio film. Ma nulla di tutto questo funzionava per me. Nessun marshmallow, nessuna tequila, nessuna serata davanti alla TV riusciva a colmare quel vuoto. Mi sentivo sola, terribilmente sola.

Né Liam né Hailee erano riusciti a farmi sentire meglio, e Niall... Be', lui ci aveva provato. Aveva portato a casa una montagna di patatine, cioccolatini e birre, sperando di tirarmi su di morale. Ma quando avevo iniziato a bere e a imprecare contro di lui, Niall aveva perso la pazienza. Era uscito sbattendo la porta, borbottando qualcosa che suonava come minacce rivolte a Harry.

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