{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
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"Vivo la mia vita un drink alla volta" George Best
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Girovagavo tra gli scaffali del supermercato con il cellulare incollato all'orecchio, mentre la voce di Liam, il mio migliore amico, squillava nell'aria con il suo tono incredulo e leggermente esasperato. Il suo sgomento era quasi palpabile, eppure lo conoscevo fin troppo bene per non cogliere la sfumatura di divertimento che cercava di mascherare. Avevo appena condiviso con lui il racconto dell'incontro reale con il ragazzo che mi tormentava ormai da giorni, e – come sempre succedeva quando si trattava di qualcosa che riteneva poco sensato – Liam non perdeva occasione per prendermi in giro.
"Ma sei proprio sicura?" aveva esclamato con una teatralità che mi aveva fatto roteare gli occhi al cielo. "Cioè, voglio dire, proprio sicura sicura? A me sembra che ultimamente tu abbia un sacco di... apparizioni mistiche con questo tipo. Dimmi, com'è che si chiama? Harvey, forse?"
Lo aveva detto apposta, con quella nota di finta innocenza che usava solo quando voleva punzecchiarmi. Sapeva benissimo che non si chiamava così, ma Liam amava giocare con i nervi delle persone, specialmente i miei. Era la sua tecnica preferita per sdrammatizzare tutto ciò che usciva dalla mia bocca e sembrava troppo lontano dalla razionalità.
Mi era scappata una risata così fragorosa da rimbombare lungo le corsie semivuote del supermercato, richiamando su di me più di uno sguardo curioso. Alcuni clienti si erano voltati appena, con espressioni infastidite o divertite, mentre altri mi avevano ignorata completamente, troppo impegnati a raggiungere l'ultimo pacco di biscotti o l'insalata in offerta prima che il negozio chiudesse. Ero abituata a suscitare un certo tipo di attenzione nei momenti meno opportuni, ma quella sera, con Liam in vivavoce e la mia risata fuori controllo, avevo deciso di non preoccuparmene affatto.
"Si chiama Harry!" avevo esclamato tra una risata e l'altra, con la stessa energia che si usa per correggere un bambino testardo che continua a dire una parola sbagliata. "H-A-R-R-Y! E no, Liam, non era una visione, stavolta era reale. Mi ha pure chiamata ragazza di Glastonbury! Ti rendi conto? Non può essere una coincidenza!"
Dall'altra parte del telefono, avevo sentito un lungo e rumoroso sospiro, seguito da un attimo di silenzio che sapevo essere carico di scetticismo.
"Ragazza di Glastonbury? Adesso abbiamo pure dei soprannomi? Adrianne, ti rendi conto di come suona questa storia? È chiaramente un sogno che hai confuso con la realtà. Oppure, peggio, ti sta venendo un'ossessione per questo poveraccio che manco conosci!"
"Non è un sogno, Liam!" avevo ribattuto con finta pazienza, scorrendo con gli occhi la lista della spesa mentre afferravo una confezione di spaghetti. "Era lì, accanto a me. Mi ha persino parlato! Non puoi spegnere l'entusiasmo così, non sono mica matta."
"Questo lo dici tu..." aveva mormorato lui, abbastanza forte da farsi sentire. Sapevo che dietro il suo sarcasmo c'era solo una sana dose di protezione nei miei confronti. Liam non era mai stato il tipo di persona che credeva al destino, e tantomeno ai colpi di scena romantici che sembravano usciti da una sceneggiatura hollywoodiana. Ma io sì. E per quanto detestassi ammetterlo, non riuscivo a togliermi quella scena dalla testa: la risata beffarda di Harry, il suo sguardo, la naturalezza con cui mi aveva riconosciuta.